Apr 26 2013

27esimo anniversario del disastro di Chernobyl – Legambiente lancia una petizione europea: “via le famiglie dalle zone radioattive”

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PhotoCredit: Massimo Bonfatti, belarusguide.com

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Anniversario di Chernobyl: “via le famiglie dalle zone radioattive”

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In occasione del 27esimo anniversario dell’incidente nucleare di Chernobyl, Legambiente lancia una petizione europea per chiedere alla comunità internazionale interventi concreti per aiutare i bambini che vivono ancora nelle zone contaminate ed effettuare monitoraggi indipendenti della radioattività nell’ambiente. Tra i firmatari Luigi Ciotti, Daniel Cohn-Bendit, Monica Frassoni, Giusi Nicolini, Giuseppe Onufrio, Roberto Saviano, Andrea Segrè, Gino Strada, Nicola Zingaretti.

Uniti per aiutare e non dimenticare i bambini che vivono nelle terre contaminate da Chernobyl. In occasione del 27esimo anniversario dell’incidente nucleare che il 26 aprile del 1986 sconvolse il mondo, Legambiente su change.org lancia una petizione europea per chiedere alle istituzioni e alle organizzazioni governative internazionali interventi e progetti concreti a favore dei bambini e delle famiglie, vittime della contaminazione di Chernobyl.

Ricollocazione residenziale, monitoraggio ambientale indipendente delle zone radioattive e interventi di bonifica sono i punti chiavi dell’appello, già sottoscritto da personalità della società civile di diversi settori come Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Daniel Cohn-Bendit, co-presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, Monica Frassoni, co-presidente del Partito verde europeo, Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa, Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, Roberto Saviano, scrittore, Andrea Segrè, professore Ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all’università di Bologna, Gino Strada, fondatore di Emergency, Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio.

Una petizione scritta e voluta per ricordare che a 27 anni dall’incidente di Chernobyl sono ancora 5 milioni le persone che vivono in aree fortemente contaminate di Bielorussia, Russia e Ucraina. Nel villaggio di Gden, a soli 15 km dall’impianto di Chernobyl, abitano tuttora 250 persone, di cui 25 tra bambine e bambini, completamente abbandonate a se stesse e che ogni giorno bevono e mangiano acqua e cibi contaminati. La loro alimentazione provoca la nascita di tumori e un abbassamento delle difesi immunitarie.

“Le istituzioni – dichiara Stefano Ciafani, vice-presidente di Legambiente – fanno finta di non vedere che queste zone morte, entro un raggio di 30 km dalla centrale esplosa, si stanno ripopolando. Tutto ciò è inaccettabile: serve una seria presa di coscienza della situazione e doverosi interventi per ridurre i rischi e gli effetti della contaminazione, e l’insopportabile pericolo dell’oblio. Senza interventi tempestivi tutte le persone che vivono nelle terre contaminate sono destinate a morire.

Con questo appello chiediamo alla comunità internazionale, a partire dalla Commissione europea, di intervenire subito con programmi e progetti di ricollocazione residenziale per i bambini e le persone che ancora oggi vivono in villaggi all’interno delle zone morte; di sostenere progetti internazionali di monitoraggio ambientale per meglio studiare l’evoluzione della contaminazione radioattiva e attivare così interventi specifici e mirati di bonifica. Infine chiediamo di fermare la costruzione della nuova centrale nucleare già avviata nel nord della Bielorussia, a 50 km chilometri dal confine con la Lituania”.

Oltre all’attivazione di progetti e iniziative mirate, è inoltre fondamentale intervenire in modo significativo per ridurre i rischi di carattere sanitario che la popolazione residente nelle aree più colpite dal fall-out radioattivo sta subendo in prima persona. “È infatti inconcepibile – spiega Angelo Gentili, coordinatore nazionale di Legambiente Solidarietà – il fatto che le autorità e le istituzioni locali minimizzino le conseguenze ambientali del disastro nucleare che permangono in modo sempre più grave per le famiglie e i bambini costretti a vivere nella zona a maggiore rischio.

Stiamo, infatti, assistendo non solo alla permanenza dei residenti nelle aree maggiormente contaminate ma anche a un ripopolamento e la conseguente costruzione di case, coltivazione di campi, allevamento del bestiame in loco. Senza dimenticare poi come funghi, selvaggina e legname radioattivo vengano poi esportati in modo incontrollato nei mercati europei. Per questo Legambiente continua a portare avanti il Progetto Rugiada di solidarietà nei confronti dei bambini di Chernobyl che vengono ospitati in un centro situato in area non contaminata, e monitorati dal punto di vista medico per prevenire e curare le eventuali patologie in atto”.

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Fonte: il Cambiamento

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Approfondimento

Disastro di Černobyl’

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“Il disastro di Cernobyl è solo una mistificazione mediatica.”

Lista incidenti nucleari dal 1991 ad oggi

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Apr 19 2011

Nucleare: il governo e l’inganno

Palazzo Chigi ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus l’abrogazione di tutte le norme per la realizzazione degli impianti. Ma ci sarebbe il trucco. Secondo il WWF “si abrogano solo le disposizioni sottoposte a referendum ma non l’intero complesso di norme sul nucleare”. Un modo come un altro per depotenziare i referendum del 12 e 13 giugno.

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Stop al programma: inserita nella moratoria l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di nuovi impianti. E potrebbe decadere il referendum.

Come riporta l’Agenzia Dire, infatti, “il governo ha deciso di dare uno stop al programma nucleare ed ha inserito nella moratoria, già prevista nel decreto legge omnibus all’esame dell’aula del Senato, l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese. Con la proposta di modifica, il governo propone “l’abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari” e di non procedere “alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”. Il via libera a questa modifica potrebbe portare a un superamento del referendum del prossimo 12-13 giugno”.

Scettiche le associazioni ambientaliste.

Secondo Greenpeace “il Governo ha paura dell’opinione degli elettori. È un caso di “furbizia preventiva” che coglie un dato reale: la forte opposizione degli italiani al nucleare”.

Il trucco sarebbe presto svelato: “cercare di prendere tempo, abrogando solo alcuni punti della legge, per evitare che gli italiani si esprimano attraverso il referendum e poi tornare a riproporre il nucleare tra un anno”. (leggi tutto)

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Fonte: iL Cambiamento

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Apr 16 2011

PrimaveraBio 2011, porte aperte nelle aziende biologiche

Come ogni anno si rinnova l’appuntamento di PrimaveraBio, la rassegna organizzata dalla Aiab, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, in collaborazione con Federparchi e Legambiente.

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Scopo di PrimaveraBio far conoscere a consumatori e scuole la capità delle aziende bio di produrre cibi di qualità nel pieno rispetto dell’ambiente fornendo anche servizi eco-sistemici. Come sempre, in occasione di PrimaveraBio le aziende apriranno le loro porte per illustrare ai visitatori la propria attività.

Per l’edizione del 2011 PrimaveraBio pone l’accento sulla nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC), in fase definizione al Parlamento europeo, che dovrà regolamentare la produzione agroalimentare e la qualità della vita delle aree rurali dell’Europa.

L’appuntamento con PrimaveraBio è dal 15 aprile al 31 maggio 2011, scopri anche tutte le altre fiere biologiche del 2011.

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Fonte: Tutto Green

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Mar 27 2011

Fukushima: perle di “saggezza” regalate da tecnici e politici dopo il disastro nucleare.

Legambiente ha raccolto le frasi più significative  espresse da esperti dopo il disastro di Fukushima.

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La sequenza dell'esplosione alla centrale nucleare di Fukushima.

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Vatti a fidare!

Legambiente presenta le frasi celebri e le perle di saggezza elargite a piene mani (e senza vergogna) dai politici e dai tecnici nuclearisti nei giorni dell’emergenza nucleare in Giappone

A circa quindici giorni dal sisma e soprattutto dallo tsunami che ha devastato parte del Giappone, colpendo gravemente la centrale nucleare di Fukushima, abbiamo voluto raccogliere e mettere nero su bianco alcune dichiarazioni rilasciate dai responsabili dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana (che, come dichiara il nome, dovrebbe occuparsi della sicurezza dei cittadini di questo paese), del Forum Nucleare Italiano e di alcuni politici impegnati a portare avanti – ad ogni costo evidentemente – la politica dell’atomo nel Belpaese.

Le fughe radioattive mi sentirei di escluderle. Nella peggiore delle ipotesi si tratta di materiale contaminato da radiazioni ma che di certo non ci sarà il così detto ‘effetto Chernobyl'”. Così Valerio Rossi Albertini, ricercatore del Cnr, spiegava alle 14.44 dell’11 marzo scorso all’ADNKRONOS, gli eventuali rischi delle centrali nucleari giapponesi dopo il tragico sisma e lo tsunami che avevano colpito la nazione nipponica. “Il Giappone è terra sismica, per questo tutte le centrali nucleari sono state costruite tenendo conto di questa eventualità. La soglia, dunque, di tolleranza al sisma è elevatissima”. (…)”Non si possono escludere piccoli contaminanti in zone limitate” continuava Rossi Albertini, “Di certo però “l’effetto Chernobyl non incombe sulle nostre teste”.

Alle 15.29 dello stesso giorno, ecco anche Umberto Veronesi, direttore dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare:“Le centrali nucleari sono sicure, e buona parte delle critiche vengono da un’ideologia antinuclearista che si basa su dati falsi”, dichiara all’Ansa.
“Le centrali sono sicure, anche se c’e’ un’ideologia antinuclearista pronta a giurare che questo è il male più grande dell’umanità’” – ha continuato, aggiungendo che “per alcuni studi epidemiologici che hanno riscontrato un aumento dei tumori nelle popolazioni che abitano vicino alle centrali, ci sono almeno altri 20 studi che dimostrano il contrario. Le ricerche che parlano di un aumento del rischio derivante dalle centrali si basano su presupposti sbagliati, tengono conto soltanto della mortalita’ della popolazione ma non di altri fattori che possono spiegarla come la mancata assistenza”.  (leggi tutto)

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Fonte: Legambiente

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