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Radio Vaticana, fine delle trasmissioni

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di Mauro Vecchio

È la nuova strategia annunciata dal direttore di Radio Vaticana Padre Federico Lombardi, per una copertura basata sulla ritrasmissione da parte di altre radio regionali e locali. Ma anche tramite le più moderne modalità d’accesso al Web, che permetteranno agli impianti di Santa Maria di Galeria (provincia di Roma e una lunga storia di querelle legali con l’emittente della Santa Sede) di interrompere tutte le trasmissioni in onde medie e corte verso numerosi paesi dell’Europa e delle Americhe.

Dal prossimo luglio, Radio Vaticana abbasserà il livello d’emissione di onde elettromagnetiche dal suo centro di trasmissione alla periferia della Capitale, nell’area di 430 ettari che gode del diritto di extraterritorialità come stabilito dai Patti Lateranensi. Il presunto inquinamento elettromagnetico causato dalle svariate antenne di Santa Maria di Galeria ha portato negli ultimi anni a proteste, battaglie legali e tragici decessi.

L’associazione Bambini senza onde – con base a Cesano, altra zona molto vicina all’insediamento della radio ufficiale della Santa Sede – ha infatti riportato altri 3 casi di leucemia infantile, pronta a consegnare le relative cartelle cliniche al PM Stefano Pesci della Procura di Roma. “Porteremo tutto questo nuovo aggiornamento sanitario alla Procura – hanno annunciato i responsabili dell’associazione – nella convinzione che possa avviare il processo e a rinviare a giudizio i vertici della Radio non più solo per getto di cose pericolose ma anche per reati ben più gravi”.

Nel febbraio 2011, il reato di “getto pericoloso di cose” contestato ai responsabili di Radio Vaticana era andato in prescrizione, come stabilito dalla quarta sessione penale della Corte di Cassazione. Dopo una prima condanna, gli imputati erano stati assolti in appello: il fatto contestato non era infatti previsto come reato dalla legge italiana. Un vero e proprio buco – almeno secondo i cittadini – in materia di elettrosmog ed extraterritorialità delle stesse antenne pontificie.

L’attuale direttore di Radio Vaticana Padre Lombardi ha tuttavia sottolineato come la decisione di interrompere le trasmissioni verso Europa e Americhe non risulti collegata al problema elettrosmog. “Perché già dal 31 agosto 2001, con la firma del protocollo d’intesa con l’Italia, si rispettano le norme più restrittive” ha spiegato Lombardi. “Noi abbiamo sempre affrontato responsabilmente il problema dell’elettrosmog, cioè di questo presunto inquinamento. E dal 2001 al 2006 abbiamo utilizzato antenne affittate a Montecarlo. A chi proponeva una delocalizzazione permanente, avevamo detto che la soluzione sarebbe arrivata dalle nuove tecnologie che stanno gradualmente sostituendo le emissioni nell’etere”.

Cosa prevedono allora le nuove strategie della Santa Sede? Le trasmissioni in onde corte e medie resteranno per paesi come l’Africa e l’Asia, perché Radio Vaticana ha “il dovere di servire con particolare attenzione quelle aree e popolazioni più povere o in situazioni di difficoltà, che non hanno altre vie alternative per ricevere capillarmente la voce del Papa e della Chiesa”.

C’è chi ha sottolineato come le casse del Vaticano fossero particolarmente provate da tutte le spese in bollette. Con l’interruzione delle trasmissioni in onde corte e medie, oltre che con la conseguente adozione delle piattaforme digitali, Radio Vaticana potrà risparmiare centinaia di migliaia di euro in costi energetici. “Le risorse verranno trasferite in nuove direzioni”, hanno spiegato i responsabili della radio.

Soddisfatto l’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno: “L’annuncio segna per gli abitanti della zona la fine delle preoccupazioni per eventuali conseguenze nocive alla salute dovute al presunto inquinamento elettromagnetico e testimonia, da parte della Santa Sede, grande attenzione per il popolo romano e per l’ambiente”. Continuerà intanto l’inchiesta per omicidio colposo invocata dai cittadini per i gravi casi di leucemia manifestatisi nelle zone presidiate dalle antenne.

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Fonte: Punto Informatico


Campania: via le truppe USA per rischi alla salute.

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Via le truppe Usa dalla Campania. Per l’inquinamento

4 luglio 2011

Le ultime 21 sono andate via a metà della scorsa settimana. E così sono quasi 60 le famiglie americane che negli ultimi dieci mesi hanno lasciato le loro case a Casal di Principe, in provincia di Caserta, su invito esplicito della US Navy, la Marina degli Stati Uniti. Il comune è noto per essere la base del clan dei Casalesi. Ma il “ritiro” degli americani non è dovuto alla camorra, Non direttamente, almeno. Ma al rischio ambientale legato alla qualità dell’acqua. Un rischio giudicato inaccettabile dalle autorità sanitarie associate delle forze armate americane di stanza a Napoli e dintorno.
La US Navy, seguendo le indicazione dei tecnici e degli standard di qualità dell’EPA, l’Agenzia ambientale degli Stati Uniti, ha monitorato per quattro anni le case abitate dagli americani (alcune centinaia) e l’ambiente (acqua, suolo, aria) a cavallo tra la provincia di Napoli e di Caserta dove i suoi uomini fittano normalmente casa. Controllando almeno 400 tipi diversi di sostanze tossiche, ha verificato che in almeno tre zone (a Casoria, a Marcianise, nel comprensorio di Casal di Principe e Villa Literno) l’inquinamento, in particolare, dell’acqua supera gli standard di sicurezza stabiliti dalla legge americana. E, dunque, non sono abitabili. Di qui l’ordine: andate via da quelle tre zone, debitamente mappate, per motivi precauzionali. E comunque chi resta, anche nelle zone adiacenti, è bene che per bere, cucinare, lavarsi i denti usi acqua minerale.
Gli inquinanti dell’acqua sono sia biologici (presenza di coliformi fecali, incluso E. coli), sia organici (in particolare tetracloroetilene), sia inorganici (nitrati; metalli pesanti, come arsenico e piombo).  (leggi tutto)

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Fonte: l’Unità

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Fukushima 10 giugno 2011 – L’incubo nucleare avanza. Situazione gravissima.

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Fukushima, fusione del nocciolo. Situazione gravissima

10 Giugno 2011

Il governo giapponese non è stato adeguatamente preparato per far fronte ad un grave incidente nucleare provocato da terremoti o tsunami. Lo ha ammesso l’esecutivo nipponico annunciando l’istituzione di un’Autorità indipendente per l’energia nucleare e sottolineando che rivedrà gli standard per la sicurezza nucleare. Intanto il rapporto dell’agenzia di sicurezza nucleare giapponese (NISA) all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presenta una situazione ancora più grave di quella sinora ammessa dalla Tepco.

Come ha denunciato il direttore esecutivo di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio, “il danneggiamento del vessel che contiene il nocciolo del reattore 1 di Fukushima sarebbe avvenuto dopo sole 5 ore dallo tsunami e non 15 come precedentemente stimato da Tepco; il vessel del reattore 2 si sarebbe danneggiato dopo 80 ore e non 109, mentre il vessel del reattore 3 si è danneggiato più tardi di quanto stimato (79 ore e non 66)”.            (leggi tutto)

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Fonte: il Cambiamento

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