Dic 8 2013

Benessere animale: vittoria parziale. In Belgio vietato l’utilizzo di animali selvatici nei circhi

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Il Belgio vieta l’utilizzo di animali selvatici nei circhi

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In Belgio i circhi non potranno più fare spettacoli con  leoni, tigri, elefanti, otarie o scimpanzé. La ministra della salute pubblica, Laurette Onkelinx, ha presentato un progetto di legge sul benessere animale che è stato adottato dalla Commission Santé publique  della Camera e che vieta l’utilizzo di animali selvatici nei circhi e negli altri show..

Queste misure fanno seguito alle reazioni alla dichiarazione del Conseil du bien-être animal che nel 2011 aveva detto che i circhi non rispettano le norme sulla detenzione di animali, in particolare sotto accusa sono finite la mancanza di spazi, la mancanza di possibilità di fare il bagno, l’assenza di simili per alcune specie gregarie e il non rispetto delle esigenze della giusta temperatura per molti animali.

La legge belga prevede che solo alcuni animali possano essere esibiti nei circhi e che si debba rispettare norme minime fissate per assicurare il loro benessere. Gli animali autorizzati sono bovini, bufali, maiali,  lama, dromedari, cammelli, furetti, conigli, cani, gatti, colombi, oche, gallinacei, pappagalli, oche, cavalli, asini, pony, montoni e capre. La cosa scontenterà sicuramente molti animalisti che chiedevano il bando totale dell’utilizzo di animali nei circhi.

Per associazioni come Global Action in the Interest of Animals (Gaia) che chiede il divieto di spettacoli con animali dal 2003, è comunque una grande vittoria. «E’ chiaro – dicono gli animalisti – che il benessere degli animali selvatici non può essere garantito nei circhi, non è il loro posto. Un divieto è la sola misura logica. Siamo molto soddisfatti, è una nuova vittoria nella lotta per gli animali».  Progressivamente I politici belgi si sono spostati sul fronte animalista ed alla fine la maggioranza di governo, appoggiata dai Verdi, ha votato per il bando che, dopo essere approvato in Senato, entrerà in vigore nel febbraio/marzo 2014.

Ma c’è anche l’altro fronte: i  circhi ribattono che i loro animali sono in gran parte nati in cattività e non conoscono altra condizione e che quindi in realtà bisognerebbe definirli “animali domestici”.  I circhi non erano preparati ed ora ci si chiede che se il Festival du cirque européen de Liegi, previsto a fine dicembre, sarà l’ultimo a proporre numeri con animali selvatici.

il deputato del Front Démocratique des Francophones (Fdf) Damien Thiéry ha ripetutamente chiesto al governo di convocare il mondo dei circhi, secondo lui «Questa misura metterà i circhi in difficoltà in Belgio». Un’altra deputata del Fdf, Béatrice Fraiteur, si è chiesta se «Bisognerà far uscire le tigri dalle gabbie degli zoo perché la ministra Onkelinx vuole interessarsi del loro futuro».

Ma la Fraiteur ha fatto i conti senza Gaia che l’ha immediatamente presa in parola ed ha annunciato che dopo i circhi toccherà agli zoo ed ai parchi che ospitano animali selvatici, come Pairi Daiza, Anversa e  Planckendael.  Ann de Greef, direttrice di Gaia, conclude: «Ci opponiamo nella stessa maniera alla presenza di animali selvatici in questi spazi. Non è la nostra priorità attuale ma non è escluso che un giorno non lanceremo questa campagna».

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Fonte: Greenreport

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Ott 13 2013

No alla schiavitù animale!

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150 anni fa, avrebbero considerato assurdo se tu avessi sostenuto la fine della schiavitù.
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100 anni fa ti avrebbero preso in giro se tu avessi proposto che le donne potessero avere il diritto al voto.
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50 anni fa avrebbero obiettato all’idea che gli Afroamericani potessero avere eguali diritti per legge.
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25 anni fa ti avrebbero chiamato pervertito se avessi sostenuto i diritti degli omosessuali.
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20 anni fa saresti stato catalogato un invasato drogato “figlio dei fiori” al parlare della terra, di come la stiamo

                  rovinando e come salvarla dall’inquinamento.

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Oggi ridono di te perché’ proponi di porre fine alla schiavitù animale.

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Fonte:  A.L.F. Fronte Liberazione Animale Italia

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Approfondimento

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Intervista a Charles Patterson sull’olocausto animale

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Set 20 2013

Settimana Mondiale per l’Abolizione della Carne – 21/29 settembre 2013

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Sentiamo continuamente dire: “Ma dobbiamo uccidere gli animali per poterci nutrire”. Questa idea è onnipotente e radicata. Trasforma in tabù qualsiasi discorso riguardante il destino iniquo riservato agli animali. A causa di questa idea, miliardi di esseri senzienti ogni giorno vengono fatti nascere e massacrati per soddisfare il piacere di mangiarne le carni. Il diritto assoluto di uccidere per un capriccio!
Questa idea è una menzogna che ci consente di continuare a sfruttare i corpi degli animali affinchè i nostri gusti possano sbocciare; di abusare di loro e violentarli, riducendoli ad oggetti, privi di sensazioni o di coscienza e incapaci di soffrire.

La convinzione secondo cui non possiamo nutrirci senza sfruttare gli animali è causa di sofferenza e morte più di qualsiasi altra attività umana. E non è inevitabile.

Ogni anno, 63 miliardi di animali terrestri e oltre mille miliardi di pesci vengono uccisi, nel mondo, per produrre cibo.



Si tratta di un problema reale: gli animali destinati all’alimentazione patiscono una sorte terribile.

La soluzione è evidente: dobbiamo vietare la produzione e il consumo di corpi animali.

Abolire la carne significa abolire la sofferenza e la morte di miliardi di animali. Significa dare loro il diritto di non essere uccisi a fini alimentari.

Rifiutare di partecipare al massacro è il primo passo. Passare parola è il secondo. La lotta contro lo sfruttamento degli animali per i loro corpi non è una questione individuale. La lotta deve essere collettiva.

 

 Raddoppiamo gli sforzi durante la prossima Settimana Mondiale di azioni per l’Abolizione della Carne(SMAC) dal 21 al 29 settembre 2013!

 

I cambiamenti spontanei nel comportamento dei consumatori non sono sufficienti per porre fine alla strage.
Le attività che nuocciono gravemente ad altri non possono essere di dominio della libertà individuale. E’ compito della società abolirle per legge.

 

Aboliamo gli allevamenti, la caccia e la pesca!

Aboliamo l’uccisione degli animali per la loro carne!

Poiché la produzione di carne implica l’uccisione degli animali che vengono mangiati,
poiché molti di loro soffrono a causa delle condizioni in cui vivono e in cui vengono messi a morte,
poiché il consumo di carne non è una necessità,
poiché gli esseri senzienti non devono essere maltrattati o uccisi senza necessità,

 

l’allevamento, la pesca e la caccia di animali per la loro carne, così come la vendita e il consumo di carne animale, devono essere aboliti.

A presto!
lo staff di meat-abolition.org

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Rivendicazione mondiale della richiesta di abolizione della produzione e del consumo di carni animali; ossia, proibizione dei prodotti della caccia, della pesca e dell’allevamento

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Fonte: SMAC

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Lug 30 2013

Gorizia 2013: Festival Vegetariano – 4^ Edizione

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Il Festival Vegetariano si terrà a

Gorizia, in Piazza della Vittoria,

da venerdì 30 agosto a domenica 1 settembre 2013

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Mission

Scopo principale del Festival è la divulgazione e la promozione di una filosofia di vita (way of life) basata sulla protezione e sul rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi, sulla possibilità di uno sviluppo sostenibile e su una crescita economica che sia, prima di tutto, etica.

A partire da un approccio legato alla tematica alimentare, nel corso degli anni il Festival ha ampliato il suo raggio d’azione, includendo il filone relativo alla tutela e alla sostenibilità ambientale, in quanto parti integranti del medesimo sistema di valori che stanno alla base non solo del Festival Vegetariano, ma anche della stessa azienda che lo promuove: Biolab, ditta italiana specializzata nella produzione di alimenti vegetariani e vegani.

Forti di queste scelte e consapevoli della direzione verso cui la manifestazione guarda, l’intento fondamentale che emerge è riuscire a creare un grande evento che si distingua per impatto culturale e per capacità di sensibilizzare il grande pubblico. “Dobbiamo pensare alla Signora Maria” ripete spesso in tono scherzoso Massimo Santinelli, direttore del Festival Vegetariano, perché è lei il nostro target esatto, o per lo meno quello a cui ambisce il Festival. Al di là del segmento vegetariano e vegano, è proprio alle persone comuni che la manifestazione si rivolge, a coloro che, per i più svariati motivi, non hanno avuto la possibilità di soffermarsi ed effettuare quel cambio di prospettiva, quella piccola modifica dell’azione quotidiana, che porterebbe così grandi risultati, sia per il benessere, sia per la salute che per la tutela della realtà naturale circostante.

Ed è proprio nella matrice culturale che il Festival ha trovato la sua risposta. Dall’idea e dalla convinzione che nell’incontro e nel confronto con personaggi illustri del panorama culturale è  possibile far nascere quella scintilla, far scattare quel meccanismo che porta alla consapevolezza e, per positiva estensione, ad un cambiamento.

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Vuoi conoscere il programma, vuoi saperne di più vai al sito Festival Vegetariano

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Lug 23 2013

“Ora posso guardarti in pace; ora che non ti mangio più” (Franz Kafka ad un pesce)

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Foto di Colozzo Francesco

Mattanza del tonno rosso – Foto di Colozzo Francesco

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I pesci provano dolore

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Da: Fox, Michael W., D.V.M., Ph.D., “Do Fish Have Feelings?,” The Animals’ Agenda, luglio/agosto 1987, pagg. 24-29.

Anche se non urlano quando provano dolore ed angoscia, il loro comportamento di per sé è sufficiente a dimostrare la sofferenza che provano quando sono presi all’amo od intrappolati in una rete. Lottano, nel tentativo di scappare, e, così facendo, dimostrano di avere la volontà di sopravvivere.

E’ stato dimostrato che i pesci (come gli altri animali vertebrati, inclusi gli esseri umani) hanno un sistema molto sviluppato che li aiuta a proteggersi dal dolore intenso – dolore che può mettere a rischio la loro vita se, in seguito a qualche ferita, quale, ad esempio, quella che può essere causata da un grosso predatore, fossero del tutto impossibilitati a muoversi. Questo sistema rilascia delle sostanze naturali simili agli oppiacei (encefaline ed endorfine) quando l’animale è ferito. Proprio la presenza di questo sistema dimostra la loro capacità di provare dolore, altrimenti non avrebbe ragione di esistere.

Secondo il ricercatore olandese John Verheijen ed i suoi collaboratori, il dolore che risulta da una ferita causata da un amo, è dovuto più alla paura che alla ferita. Questa conclusione deriva da studi sul comportamento delle carpe prese all’amo. Alcuni dei pesci allamati sono stati trattenuti con una lenza senza ardiglione, altri con una lenza con ardiglione. Negli esperimenti descritti nel numero di New Scientist del 2 aprile 1987, si osserva che i pesci catturati con una lenza senza ardiglione hanno ricominciato a mangiare poco dopo essere stati liberati, mentre quelli catturati con l’ardiglione hanno in seguito rifiutato il cibo per un notevole periodo di tempo.

Dopo essere stati presi all’amo i pesci scattavano in avanti, si tuffavano, sputavano e scuotevano la testa come se stessero cercando di sputare del cibo. Dopo alcuni minuti dalla cattura, la carpe hanno cominciato a mostrare un tipo di comportamento chiamato “spitgas” (sputa gas), il prolungato sputare gas dalla vescica natatoria, che ha causato, dopo la loro liberazione dall’amo, un improvviso affondamento.

In altri esperimenti sono stati usati stimoli elettrici per produrre stimoli dolorosi più precisi; dopo alcuni minuti di esposizione le carpe cominciavano a sputare gas ed affondare. Verheijen ha affermato: “Il ritardo che intercorre tra lo stimolo doloroso e le risposte di spitgas ed affondamento indicano una serie di processi biochimici e fisiologici in atto associati alla paura.”

NdT: Nonostante questi esperimenti siano del tutto condannabili dal punto di vista etico, e le azioni dei ricercatori (o meglio, torturatori) ingiustificabili, essi dimostrano senza dubbio che i pesci provano dolore e paura, come tutti gli altri animali.

Da: Lord Medway, et. al., “Report of the Panel of Enquiry Into Shooting and Angling,” sponsorizzato dalla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, 1979.

Forse ci sono ancora persone che sostengono che non possiamo provare con certezza assoluta che gli altri vertebrati, a parte l’uomo, provino dolore. Noi, comunque, concludiamo che, se alcuni di essi provano dolore, questo suggerisce che tutti i vertebrati (inclusi i pesci), attraverso la mediazione di processi neurofarmacologici simili tra loro, possano provare sensazioni simili a un dolore più o meno intenso in risposta a stimoli nocivi.

L’apparente universalità, nei vertebrati, delle basi neurofarmacologiche per la percezione degli stimoli dolorosi (e piacevoli) non ci permette di concordare con coloro che riconoscono una differenza in questa funzione tra organismi “a sangue caldo” e “a sangue freddo”.

Tutti i generi di amo causano danni ai tessuti quando si agganciano alle carni e, parlando in termini medici, provocano una ferita.

Le regole della pesca sportiva o pesca al colpo spesso richiedono che il pesce venga trattenuto (in acqua) per un prolungato periodo di tempo in una nassa ed in seguito esaminato, pesato e spesso fotografato (in aria) prima di essere finalmente liberato. Tutte queste procedure aumentano le probabilità di provocare ferite al pesce.

I tessuti di un pesce, quando viene tolto dall’acqua, sono soggetti, in aria, ad una pressione fortemente ridotta e di natura diversa da quella a cui sono soggetti in acqua. Di conseguenza vi sono delle gravi alterazioni nei vari sistemi periferici che regolano la pressione linfatica e sanguigna, e la respirazione. La perdita di sangue tende ad avvenire dalle branchie e, anziché disperdersi, il sangue coagula e riduce l’effettiva superficie respiratoria.

Più significativi sono gli effetti dell’essiccazione, in particolare della manipolazione della pelle e delle branchie. La superficie esterna del pesce non consiste di scaglie, come comunemente si crede. Le scaglie sono localizzate all’interno del derma, o strato medio della pelle. In superficie c’è l’epidermide, con la sua copertura di muco.

L’epidermide è un tessuto trasparente molto delicato che provvede all’impermeabilizzazione, una parte essenziale del controllo fisiologico dell’equilibrio tra il pesce ed il proprio ambiente. Costituisce anche la barriera tra il pesce e l’ampia varietà di microrganismi che causano malattie che si trovano nell’acqua. Manipolare un pesce, tenendolo in mano o in una nassa per rimuovere l’amo, provocherà quasi certamente dei danni a questa delicata pellicola. Inoltre, il tenere un pesce avvolto strettamente in un panno asciutto causa gravi danni all’animale, poiché rimuove l’epidermide da ampie parti del corpo.

“Giocare” per un tempo prolungato con un pesce, specialmente se poi viene rimesso in acqua, è riprovevole. Quando i pesci teleostei vengono tormentati e costretti a lottare fino all’esaurimento, fanno un ampio uso del loro sistema muscolare “bianco”, che differisce dal muscolo scheletrico rosso dei vertebrati più grandi per il fatto che è anaerobico e, anche se molto efficiente sui tempi brevi, quando esausto provoca un grande accumulo di acido lattico, per il cui smaltimento il sistema muscolare è costretto a rimanere in uno stato di affaticamento prolungato. Un pesce completamente esausto sarà perciò incapace di muoversi per diverse ore dopo la cattura e il rilascio. Durante questo periodo di tempo sarà a rischio di attacchi di predatori o di ferite provocate da oggetti inanimati presenti nell’ambiente.

Da: Dunayer, Joan, “Fish: Sensitivity Beyond the Captor’s Grasp,” The Animals’ Agenda, luglio/agosto 1991, pp. 12-18.

I pesci gridano sia per il dolore che per la paura. Secondo il biologo marino Michael Fine, la maggior parte dei pesci che producono suoni “vocalizzano” quando vengono colpiti, intrappolati o inseguiti. Durante esperimenti condotti da William Tavolga si è scoperto che i pesci rospo brontolano quando subiscono uno shock elettrico. Di più, essi cominciano molto presto a brontolare alla sola vista di un elettrodo.

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(Articolo tradotto dall’inglese tratto da: www.FishingHurts.com)

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Fonte: Sai cosa mangi?

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Approfondimento

La mattanza dei tonni

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