Gli Ogm in agricoltura? Un fallimento totale!

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Rapporto globale dei cittadini sugli OGM

 

Gli Ogm in agricoltura? Un fallimento totale. Lo documenta il rapporto THE GMO EMPEROR HAS NO CLOTHES – Rapporto globale dei cittadini sugli OGM curato da Vandana Shiva, che raccoglie evidenze planetarie di impatti e resistenze sociali. Un fallimento che produce danni economici e ambientali su cui le istituzioni devono vigilare e legiferare per salvaguardare persone e territori. È il commento di AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) e FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica), co-promotori del rapporto stesso, presentato in anteprima mondiale a Roma il 18/10.

“L’Italia ha finora agito da argine al transgenico grazie alla massiccia, estesa e diffusa opposizione all’introduzione di colture OGM di agricoltori e consumatori, che è stata capace di imporre alle istituzioni centrali e territoriali una politica ispirata alla precauzione. Tuttavia questo non basta più e vanno predisposte con urgenza iniziative legislative e di sviluppo a tutela dell’agricoltura italiana, a partire da quella biologica”, afferma Andrea Ferrante, Presidente di AIAB. (leggi tutto)

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Fonte:  AIAB

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4 novembre: quando la memoria diventa propaganda

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Cari Militari, oggi non c’e’ niente da festeggiare

Lo sapevate che l’Italia avrebbe potuto vincere la prima guerra mondiale a tavolino? Ci avevano promesso Trento e Trieste se non avessimo partecipato al conflitto, ma abbiamo voluto conquistarli con le armi mandando al macello 650mila morti e un milione di di mutilati e feriti

4 novembre 2011 – Carlo Gubitosa

La storia del 4 novembre non me l’ha spiegata la scuola. Ho avuto la fortuna di studiarla nei movimenti per la pace, dove mi e’ stata descritta l'”inutile strage” costata all’italia 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di piu’ di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste, i territori ottenuti con la vittoria della guerra, che erano gia’ stati concessi all’Italia dall’Austria in cambio della non belligeranza.

La strage fu trasformata in “festa” dal fascismo per trasformare le vittime di una guerra spietata e non voluta in eroi coraggiosi che si immolavano per la Patria. Furono costruiti monumenti ai caduti e agli insegnanti fu chiesto di celebrare le forze armate.

Questa ricorrenza e’ il simbolo di come la cultura della guerra, il patriottismo che difende le bandiere e non le vite umane e la retorica militarista siano un pericolosissimo veleno culturale, che minaccia in modo particolare le nuove generazioni. Grazie a Sandro Marescotti di PeaceLink ho potuto salvarmi da questo veleno, studiando i retroscena di questa ricorrenza fascista e scoprendo la lettera spedita a Viterbo il 14 agosto 1917 da un soldato di 21 anni, punito per le sue parole con una condanna a 1 anno e 10 mesi di reclusione militare per “insubordinazione” e “lettera denigratoria”.

In questo frammento di storia c’e’ scritto che “La guerra e’ ingiusta, perche’ e’ voluta da una minoranza di uomini i quali, profittando della ignoranza della grande massa del popolo, si sono impadroniti di tutte le forze per poter soggiogare, comandare e massacrare; che chi fa la guerra e’ il popolo, i lavoratori, loro che hanno le mani callose e che sono questi che muoiono, sono essi i sacrificati, mentre gli altri, i ricchi, riescono a mettersi al sicuro”.

Una verita’ che ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, ci e’ tenuta nacosta dal potere, e ci viene puntualmente ricordata ogni quattro novembre dagli amici della nonviolenza.

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Fonte:  giornalismi.info

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Neoliberismo: l’inizio della fine

Nella recensione del libro di Noam Chomsky del 1999 –  ” Sulla pelle viva. Mercato globale o movimento globale?” – vengono anticipate tutte le atrocità del neoliberismo che, negli anni, porteranno poi il nostro pianeta ad una lenta agonia.   (madu)

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Noam Chomsky

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Chomsky: la brutalità del neoliberismo

mercato globale o movimento globale?

“Il neoliberismo è il paradigma economico-politico che definisce il nostro tempo: indica l’insieme delle politiche e dei processi che consentono a un gruppo relativamente ristretto di interessi privati di controllare il più possibile la vita sociale allo scopo di massimizzare i propri profitti”.
   Sono parole di Robert W. McChesney dall’introduzione al volume “Sulla pelle viva. Mercato globale o movimento globale?” di Noam Chomsky (Marco Tropea Editore, ottobre 1999, 224 pagine, 28 mila lire). Nel volume Chomsky analizza il neoliberismo, pone in luce le distorsioni dell’interpretazione della stessa dottrina liberale classica che caratterizzano teoria e prassi degli alfieri postmoderni della deregulation, denuncia lo storico dominio americano (spesso reso possibile, al contrario, proprio da generosi contributi pubblici alel industrie nazionali) e il disegno della Organizzazione mondiale del commercio (vedi Seattle) come longa manus di questo grande imperialismo globale che crea nuove povertà in termini di vita umana e di ambiente naturale tanto al Sud quanto al Nord del mondo.

   Il problema è che anche le cosiddette forze della sinistra di governo, anche la più “tradizionale”, quella europe, sembrano rassegnarsi all’ineluttibilità della ricetta liberista, sia pure, in qualche caso, con correttivi che la rendano un po’ più digeribile, giusto per evitare incazzature globali (e qui dopo Seattle molti si saranno resi conto di muoversi già sul filo del rasoio…).
   Scrive ancora McChesney: “Inizialmente associato a Reagan e alla Thatcher, negli ultimi due decenni il neoliberismo è stato il credo economico-politico dominante a livello globale, adottato non solo dai partiti politici di centro e di destra, ma anche da buona parte della sinistra tradizionale. Questi partiti e le politiche adottate rappresentano gli interessi diretti di investitori estremamente ricchi e di meno di un migliaio di grandi imprese”.

   Come si è detto, al centro dell’analisi di Chomsky ci sono il ruolo storico degli Stati Uniti nell’informare secondo un modello funzionale ai propri interessi politici ed economici l’intero equilibrio dei rapporti mondiali (e qui ci sia permesso dire due parole a tutti quei pensatori, intellettuali, giornalisti o quant’altri “liblab” che ad ogni accusa rivolta agli Stati Uniti – sia perché bombardano la gente o perché massacrano indirettamente le vite di milioni di lavoratori – rispondono con una alzata di scudi e parlano di veteroantiamericanismo: per favore, la morte e lo sfruttamento non sono ideologie, sono fatti; tragici fatti). Ma come mai il liberismo ha conquistato questa posizione dominante nel mercato delle idee? Per il fallimento del comunismo sovietico, certo. Ma proviamo a sentire di nuovo McChesney: “Il grande sforzo finanziario compiuto nell’ultimo ventennio dalle imprese sul terreno delle pubbliche ha conferito a questo termine e a queste idee un’aura pressoché sacrale. Il risultato di tale impegno è che le tesi avanzate dai teorici di queste posizioni non vengono nemmeno più difese, e sono invocate a sostegno di ogni forma di razionalizzazione: dall’attenuazione della pressione fiscale sui ricchi, all’abolizione delle norme di tutela dell’ambiente, allo smantellamento della scuola pubblica e dello stato sociale”.

   A proposito di Chomsky, McChesney osserva: “In tutti questi anni C>homsky, che può considerarsi un anarchico o forse, più correttamente, un socialista libertario, è stato un critico franco e coerente degli stati e dei partiti comunisti e leninisti, a cui ha sempre mosso un’opposizione di principio. Ha insegnato a un gran numero di persone – compreso chi scrive – che la democrazia è il caposaldo irrinunciabile di ogni società postcapitalistica in cui abbia senso vivere e per cui valga la pena di lottare. Nello stesso tempo, ha dimostrato quanto sia assurdo identificare capitalismo e democrazia o pensare che le società capitalistiche, anche nelle circostanze migliori, accetteranno mai di consentire alla gente l’accesso all’informazione e la partecipazione al processo decisionale al di là di spazi angusti e accuratamente controllati. Nessuno, credo, a parte George Orwell, è stato efficace come Chomsky nel denunciare sistematicamente l’ipocrisia di governanti e ideologi, comunisti non meno che capitalisti, quando celebrano la propria forma di governo come l’unica democrazia autentica e possibile per l’umanità”.
   Infatti, uno dei messaggi di Noam Chomsky in questo volume che vale davvero la pena di leggere è che proprio la manipolazione delle coscienze, il gioco della distorsione dell’informazione, determina le condizioni ideali per il dominio sulla società da sfruttare. Chomsky, per esempio, a proposito di neoliberismo, dimostra che stati e governi – tanto vituperati dai fautori del liberissimo mercato – sono sostegni fondamentali per il sistema capitalistico al quale servono per la difesa degli interessi delle grandi imprese (sotto forma di sovvenzioni, fisco eccetera) e sempre meno per tutelare i singoli cittadini, soprattutto i più deboli.

   Leggere Chomsky significa rendersi conto del funzionamento dei meccanismo complessi (ma frutto di un preciso disegno politico-economico) che determinano il mercato dello sfruttamento globale. “I princìpi fondamentali del liberalismo classico trovano la loro naturale espressione moderna non nel dogma neoliberista, ma nei movimenti indipendenti dei lavoratori, nonché nelle idee e nell’azione di quel socialismo libertario espresso talvolta anche da grandi esponenti del pensiero del Novecento, come Bertrand Russel e John Dewey”, scrive Chomsky invitandoci a guardare oltre il confine che qualcuno vuole imporre al nostro immaginario.

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Fonte:  NonLuoghi


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