Il problema della caccia in Italia

Cardellino ucciso a fucilate. In Italia il cacciatore soffre troppo delle limitazioni che gli impone la legge. In molte regioni andare a caccia significa di fatto bracconare

 

In Italia è la legge 157 promulgata nel 1992 che si occupa della tutela degli animali selvatici e di disciplinare la caccia. Viene scritta dopo mesi di contrattazioni fra il mondo ambientalista e le associazioni venatorie ed è una delle leggi in materia ambientale fra le più avanzate d’Europa.

Purtroppo la maggior parte dei cacciatori in Italia questa legge non l’ha mai accettata. Troppi vivono ancora nella nostaglia degli anni ’60 e ’70, quando – forti di un milione e quattrocentomila unità – i cacciatori razziavano paludi, campagne e boschi abbattendo di fatto qualunque cosa si muovesse. Non è un caso che ancora oggi caccia e bracconaggio siano intrinsecamente legati e che i Centri di Recupero per Animali Selvatici ricevano ogni anno in cura centinaia di uccelli protetti, soprattutto rapaci, presi a schioppettate dai cacciatori.

Dall’inizio degli anni ’90 fino ad oggi il mondo della caccia non ha quindi che un obiettivo: scardinare la legge per recuperare i privilegi perduti. I cacciatori si fanno vivi regolarmente per tre ragioni: aumentare le specie cacciabili, aumentare i tempi di caccia, aumentare gli spazi dove cacciare. Il fine ultimo è quindi chiaro. Avere più animali da abbattere.      (leggi tutto)

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Fonte:  Committee Against Bird Slaughter (CABS)

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