Category Archives: diritti_lotte

Monsanto vuole comprarsi l’intera Madre Natura. Fermiamola! Firma la Petizione!

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Monsanto contro Madre Natura

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Sembra incredibile, ma Monsanto e soci ci riprovano. Queste voraci aziende di biotecnologie hanno trovato un modo per conquistare il monopolio sui semi della vita, quelli che ci danno il nostro cibo. Stanno cercando di ottenere brevetti su varietà di verdura e frutta che consumiamo quotidianamente come cocomeri, broccoli e meloni, costringendo virtualmente i coltivatori a pagare per i semi e con il rischio di essere denunciati se non lo fanno.

Possiamo però impedire che si comprino l’intera Madre Natura. E’ vero che aziende come la Monsanto hanno trovato delle scappatoie per aggirare le leggi europee e ottenere il monopolio dei semi normali, ma noi possiamo ancora bloccarle prima che stabiliscano un pericoloso precedente a livello globale. Per farlo abbiamo bisogno che paesi chiave come la Germania, la Francia e l’Olanda (dove il dissenso sta già crescendo) chiedano che si voti per fermare i piani della Monsanto. Già in passato la nostra comunità è riuscita a influenzare la decisione dei governi e possiamo farlo di nuovo.

Molti agricoltori e politici si sono già opposti; ma ora dobbiamo aggiungere la spinta di una mobilitazione dal basso e fare pressione su questi paesi per tenere la Monsanto alla larga da quello che mangiamo. Firma ora e condividi con tutti per aiutarci a realizzare la più grande campagna di sempre a difesa del nostro cibo.

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FIRMA LA PETIZIONE!

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Fonte: Avaaz

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Approfondimento (madu)

Dossier Monsanto – alimentazione transgenica

Monsanto: il documentario (scomodo) partito dal web

Il Mondo Secondo MONSANTO [Documentario]

Agosto 2013: multinazionali del cibo e rivolte globali

Monti e la Sovranità alimentare, Monsanto e Anonymous

Il contadino anti-OGM in Italia

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Napoli per il diritto alla salute. No all’inquinamento. Si alle ZTL. Firma la Petizione!

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I medici pietosi rendono le piaghe cancrenose

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“I medici pietosi rendono le piaghe cancrenose”. I proverbi, si dice, sono la saggezza dei popoli. E in questo proverbio c’è molta saggezza e lungimiranza, perché a nessuno piace soffrire, ma talvolta evitare sofferenze, dolori e disagi è la cosa peggiore che si può fare.

 

Ci rendiamo conto che le ztl comportano disagi a gruppi di cittadini, ma è proprio la politica di immobilismo seguita dalle precedenti amministrazioni per non perdere facili consensi che ha portato ad una situazione insostenibile ed oggi non è possibile uscirne con interventi indolori.

 

Napoli ha 58 auto ogni 100 abitanti1, quasi il doppio delle principali città europee (Barcellona 38, Monaco 35, Londra 31, Berlino 292), e il 30% degli spostamenti in auto copre distanze tra 1 e 3 Km (percorribili a piedi tra i 10 e i 30 minuti) 3. Se non si aggredisce tale situazione si avranno sempre traffico e inquinamento, autobus e tram viaggeranno come lumache svolgendo un servizio pessimo a costi proibitivi. La velocità media dei bus a Napoli è di 5-7 Km/h, a Londra di 15-20 Km/h, e questa differenza è dovuta al fatto che Londra ha una ztl di 25 Kmq con ticket per circolare di 11 euro al giorno: quindi un autobus a Napoli rende 4 volte meno che a Londra sia come trasporto passeggeri che come biglietti venduti.

 

Purtroppo la sfortuna ci ha messo anche del suo: proprio un paio di giorni dopo che si è ratificato l’accordo per la Coppa America a Via Caracciolo, alla Riviera di Chiaia crolla un palazzo con conseguente interdizione al traffico di questa strada e aumento a dismisura dei disagi. Rimandare o fare da qualche altra parte la Coppa America non si può perché gli organizzatori pretendono il rispetto del contratto; annullarla significa pagare penali salatissime, aver speso soldi senza avere nessuna entrata, dare un colpo gravissimo ad alberghi, ristoranti, commercio e perdere ogni credibilità a livello mondiale. Quindi, finché non terminerà la Coppa America, non ci sono alternative. Questo lo sanno benissimo i politici che chiedono di annullare la Coppa America e i commercianti che vogliono che si apra la Riviera di Chiaia e via Caracciolo. Perché allora si agitano tanto? Per abbattere l’avversario politico (siamo ormai abituati alla demagogia e alla perdita di ogni senso etico), per cogliere l’occasione per ritornare alla situazione di immobilismo delle giunte Iervolino e, ancor prima, di Centro, giunte che hanno fatto si che a Napoli si debbano contare ogni anno 1500 morti, 24.000 bronchiti acute nei bambini e 28.000 accessi al pronto soccorso per asma per l’inquinamento atmosferico4.

 

Come sempre si danno informazioni false per sostenere le proprie posizioni.

 

Per esempio, si dice che il traffico è peggiorato in tutta la città dopo le ztl. Eppure da poco è uscito il rapporto sulla congestione nelle città e si scopre che Napoli nel 2012 è migliorata di 6 posizioni nella classifica5. Si dice che le ztl hanno messo in crisi il commercio eppure una ricerca proprio della Confcommercio6 evidenzia che la crisi colpisce soprattutto Roma e Torino e poi Napoli (e non sono state istituite nuove ztl a Roma e le nuove limitazioni del traffico a Torino riguardano solo i diesel più inquinanti). Sempre la Confcommercio dà la classifica dei  centri storici con la maggiore percentuale di negozi chiusi (sfitti): Cagliari, Rovigo, Catania, Palermo. Napoli non è assolutamente tra le prime. Quindi la crisi del commercio non dipende dalle ztl ma dalla crisi economica e le ztl anzi possono essere un intervento di sostegno.

 

D’altra parte che le ztl danneggiano il commercio lo si diceva anche quando si sono pedonalizzate Via Scarlatti, Via Chiaia, Piazza Plebiscito, Piazza del Gesù, Via Benedetto Croce, Via Toledo. Il tempo ha dimostrato che non era per niente vero e oggi i commercianti di queste zone protesterebbero se si decidesse di aprirle nuovamente al traffico.

 

Disinformare è anche censurare i comunicati di Legambiente, WWF, Italia Nostra, Marco Mascagna, Cicloverdi, Mamme Antismog, Associazione Culturale Pediatri, Pediatri per un Mondo Possibile, come hanno fatto Repubblica, Corriere, Roma, RAI (unica eccezione Il Mattino). Oppure non pubblicare le lettere di chi è a favore delle ztl o far comparire appena si apre la pagina di Napoli di Repubblica online un messaggio di un avvocato che invita a ricorrere contro le ztl con sicura vittoria (ovviamente senza alcun avviso di messaggio pubblicitario e senza dire che un primo ricorso è stato perso).

 

Noi pensiamo che il diritto alla salute è inderogabile (come afferma la Costituzione), che il bene di tutta la collettività viene prima di quello di minoranze rumorose, che bisogna garantire il diritto alla mobilità ma anche e soprattutto di chi non ha un’auto o una moto o non vuole usarle per non avvelenare l’aria, che le questioni vanno affrontate ragionando e dicendo le cose come stanno.

 

Tra le cose da dire ai cittadini c’è questa: che ridurre il numero di auto e moto circolanti è un esigenza inderogabile, perché una città con 58 auto, 14 motocicli e 5 ciclomotori ogni 100 abitanti sarà inevitabilmente una città invivibile, dove autobus e tram non possono funzionare ed essere economicamente non fallimentari. Le città europee questo l’hanno capito già 20 anni fa e hanno seguito varie strategie: ampie ztl (es. Monaco), ticket per circolare (es. Londra), drastica riduzione di parcheggi in città (es. Parigi). L’Assessora Donati sembra aver scelto la prima strategia: se le persone e i politici che protestano preferiscono le altre strategie lo dicano apertamente, quello che non si può più tollerare è illudere i cittadini che sia meglio non fare niente o che esistano soluzioni indolori.

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Per questo ti invitiamo a firmare la PETIZIONE

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Fonte: ACTIVISM Petizioni Online

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Petizione proposta dall’ Associazione Marco Mascagna

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1) Ministero dei Trasporti 2012

2) Eurostat 2012

3) ISFORT 2011

4) Kunzli et al, Lancet 2000

5) TomTom Congestion Index 2012

6) Confesercenti-Anama 2013

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Salviamo Report e il diritto di informare. Firma la Petizione!

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Come si fa per impedire a un giornalista di indagare e permettere ai cittadini di conoscere la verità? Fascismo, stalinismo e logge massoniche avevano i loro metodi coercitivi. Oggi la censura preventiva e l’intimidazione si attuano con espedienti più moderni, e solo apparentemente meno perversi e repressivi. Ad esempio intentando una causa nei confronti di una giornalista e chiedere un risarcimento milionario perché una sua inchiesta ha cercato di fare luce sulle zone d’ombra di una multinazionale.

È ciò che ha fatto l’Eni, sesto gruppo petrolifero mondiale per giro di affari che con una querela di ben 145 pagine accusa Report di Milena Gabanelli di averne leso l’immagine per un’inchiesta del dicembre 2012. Cospicua la richiesta di risarcimento: 25 milioni di euro. Chi si sente diffamato ha tutto il diritto di tutelarsi ma è chiaro che in questo caso l’obiettivo è un altro: un palese tentativo di intimidazione. Il termine tecnico è “querele temerarie,” un’azione di sbarramento compiuta nei confronti di un giornalista per dissuaderlo dal proseguire il suo filone di inchiesta. E ovviamente per disincentivare altri cronisti dall’occuparsi dello stesso tema.

Per impedire l’uso di questo strumento intimidatorio il Parlamento ha avviato un lavoro bipartisan nella passata legislatura. Un iter che ovviamente giace ora impolverato nei cassetti di Montecitorio e Palazzo Madama. Per questo oggi lanciamo una petizione per chiedere che il nuovo Parlamento voglia immediatamente mettere mano ad una revisione della materia che preveda una sostanziosa penalità nei confronti di chi utilizza strumentalmente questo tipo di richieste, condannando il querelante, in caso di sconfitta in sede giudiziaria, al pagamento del medesimo importo: se cioè chiedi 25 milioni di euro alla Gabanelli di risarcimento e poi perdi la causa la risarcisci della stessa cifra. E vince il diritto di informare ed essere informati

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FIRMA LA PETIZIONE

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Fonte: change.org

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