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“Dominion” è il nuovo film sulle sofferenze inflitte agli animali e un invito a prendere posizione.

 

 

 

A Torino il 14 ottobre la prima della versione italiana del film Dominion, la più completa investigazione sulle sofferenze inflitte agli animali e un invito a prendere posizione.

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Dominion è il nuovo film che denuncia la violenza sugli animali di ogni specie, scritto, diretto e realizzato da Chris Delforce, dell’associazione australiana Aussie Farms (www.DominionMovement.com). Racconta in modo estremamente toccante gli orrori dello sfruttamento animale in ogni settore, ma soprattutto in quello degli allevamenti per l’alimentazione umana.

Disponibile on-line dal 9 luglio scorso nella versione originale, è stato doppiato in italiano da AgireOra Network e sarà presentato per la prima volta domenica 14 ottobre a Torino, al Cinema Classico di Piazza Vittorio Veneto.

Attraverso le immagini catturate dalle telecamere nascoste all’interno di allevamenti e macelli, e le riprese effettuate dai droni telecomandati, il regista riesce a farci davvero percepire dentro di noi con grande forza, l’estrema sofferenza degli animali, la loro disperazione, il loro grido di aiuto.

Ci mostra cosa accade realmente agli animali e come sono trattati dai lavoratori quando “nessuno vede”. Si tratta di allevamenti standard, non peggiori né migliori di altri, sono gli stabilimenti che esistono in tutto il mondo, perché le tecniche di allevamento e di macellazione sono le stesse dappertutto, così com’è lo stesso il disinteresse per la vita e la sofferenza degli animali, considerati come merce.

Che ci si trovi in Italia, in Australia, negli USA, in Germania, nel Regno Unito o in qualsiasi altra Nazione del mondo, le scene sono sempre le stesse e lo vediamo dalle investigazioni fatte in tutti i Paesi.

Le voci narranti (nella versione originale sono quelle degli artisti Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Sia, Sadie Sink, Kat Von D) spiegano tutto questo e non lasciano dubbi sulla necessità di porre fine a questo massacro, una vergogna per l’umanità intera.

L’autore e regista Chris Delforce ha dichiarato: “La cosa più importante che voglio comunicare agli spettatori è che gli animali sono individui, esseri senzienti – pensano, provano emozioni, sentono dolore, soffrono. I maiali che trovano una morte orrenda nelle camere a gas non sono diversi dai cani e gatti che fanno parte della nostra famiglia e che amiamo. Non vogliono morire e ogni spettatore ha il potere di fermare tutto questo… al contrario di quanto avviene su altri temi di ingiustizia sociale, non dobbiamo convincere un governo a fare la cosa giusta, ma sta solo a noi come consumatori. E’ nelle nostre mani ed è una nostra responsabilità.”

Anche per Marina Berati, coordinatrice di AgireOra Network, è tempo ormai di aprire gli occhi e riconoscere la triste realtà dei fatti per poter prendere una decisione: essere parte del problema o della soluzione. “La cosa più disarmante è il rifiuto psicologico di tante persone a credere a quanto ripreso dalle telecamere. Con il film americano ‘Earthlings’ i più scettici commentavano dicendo che quelle scene erano casi eccezionali o che non riguardavano il loro Paese; così gli inglesi hanno realizzato ‘Land of Hope and Glory’, che mostra le stesse scene, ora riconfermate dall’australiano ‘Dominion’. Ogni mese assistiamo a investigazioni che testimoniano anche qui in Italia situazioni tragiche di incredibile violenza e lo stesso accade in ogni nazione. Ormai, dunque, non ci sono più scuse: è così dappertutto. Se questa realtà è talmente orrenda da non volerla accettare, allora non accettiamola e opponiamoci, anziché negare la realtà. Opporsi è facile: basta solo cambiare le nostre abitudini personali, è completamente in nostro potere. Siamo noi che possiamo fare la differenza, smettendo di mangiare animali e i loro prodotti, usarli come capi di vestiario, partecipare allo sfruttamento in ogni altro settore. Milioni di persone su tutto il Pianeta lo stanno già facendo: tutti possiamo farlo, è la cosa più facile del mondo. Vorrei ringraziare pubblicamente l’autore e regista del film, Chris Delforce, per averci permesso con grande entusiasmo di doppiare il film in italiano.”.

L’appuntamento è dunque a Torino il 14 ottobre, inizio proiezione ore 17.30, al Cinema Classico di Piazza Vittorio Veneto 5.

La partecipazione per il pubblico è a offerta libera, ma la prenotazione è obbligatoria, perché il numero di posti è limitato, scrivendo a info@agireora.org

Dal 15 ottobre il film sarà disponibile on-line, sia per la visione in streaming, sia per scaricarlo e riutilizzarlo per proiezioni, sul canale Vimeo di AgireOra: vimeo.com/agireora

Ringraziamenti

Ringraziamo Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV per la collaborazione nel progetto di doppiaggio e diffusione della versione italiana di Dominion.
Si ringrazia anche il traduttore, Samuele Praticelli, per il lavoro di traduzione dell’intero testo dall’inglese.

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Official Trailer

Awards and Nominations

 

Fonte: AgireOra

 

 


Anonymous | Attacco sito web UNUCI*: resi pubblici dati di ufficiali in congedo

 

LulzSec Italia, il gruppo di hacktivisti collegati ad Anonymous, ha colpito nella serata del 17 settembre  il mondo militare. Come solito attraverso i tweet con gli hashtag #Anonymous e #LuizSecITA, il collettivo ha comunicato di aver prelevato e pubblicato i dati di militari in congedo. Ecco il testo del video-messaggio:

 

“Salve popolo italiano,

Nonostante la continua crisi economica e lavorativa, e l’evidente difficoltà in cui versa il nostro paese, i budget per la Difesa continuano ad essere aumentati. (http://www.repubblica.it/politica/2018/02/01/news/rapporto_sulle_spese_militari_- _la_scheda_fonte_osservatorio_milex_-187808208/

Il budget del Ministero della Difesa sale nel 2018 a € 21 miliardi (1,2% PIL), +3% in un anno, +1% nell’ultima legislatura, +18% nelle ultime tre legislature) quando tutti siamo a conoscenza del fatto che ci sono problemi più gravi, che non possono essere risolti con le armi.

Con il passare del tempo, il Nostro Stato ha permesso una militarizzazione del Nostro paese, che limiterà sempre di più le nostre libertà. La Nostra sicurezza non dovrebbe essere garantita solo dalle armi ma anche da uno Stato che vegli sulla propria gente, cosa che il governo ha smesso di fare da molto tempo ormai.

Noi teniamo molto alla privacy, e lottiamo ogni giorno per cercare di farla preservare al meglio. Ma non con queste persone, loro non meritano la privacy. Non vogliamo le informazioni del POPOLO, perchè Noi stessi siamo il POPOLO.

Corrotti, avidi e approfittatori che mangiano alle nostre spalle e che gestiscono un sistema corrotto (di cui tutti sono al corrente ma solo pochi hanno il coraggio di affrontare) mettendo alla luce della verità su imbrogli, malefatte, che vogliono gestirci e sfruttarci. Scrivono sempre più leggi e sanzioni per ottenere quante più informazioni possibili sulla Nostra vita, in modo da poterci controllare nei momenti che desiderano, monitorando così ogni Nostro spostamento quotidiano.

Non chiediamo a nessuno di “fidarsi di Noi”. Pertanto nessuno deve pensare che tutto ciò venga fatto per propaganda o ancor peggio, per diffondere “fake news”. Tutti Voi dovreste aprire gli occhi, e capire chi stia diffondendo la verità e chi invece le menzogne.

Non siamo terroristi come ci dipingete, siamo solo assetati di Verità e Onestà.

Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli.

#Anonymous e LulzSecITA sono qui per Voi.

 

Noi siamo Anonymous,

Noi siamo legione,

Noi non dimentichiamo,

Aspettateci!”

 

 

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* Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia

 

 

 

 


Testimonianze dai lager libici | Questo orrore deve finire. Firma la Petizione!

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FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE PER CHIUDERE IMMEDIATAMENTE I LAGER LIBICI:

https://www.change.org/p/segretario-generale-nazioni-unite-chiudere-i-lager-libici

di Silvestro Montanaro – 15 luglio 2018

“Il capo dei carcerieri è venuto nell’hangar, mi ha presa e mi ha stracciato il vestito davanti a tutti. Poi quando sono rimasta nuda ha cercato di penetrarmi, ma non ci è riuscito perché io sono infibulata… Mi ha portato in una stanza di un edificio vicino, mi ha legato le mani dietro la schiena, mi ha messa per terra, mi ha aperto le gambe e con uno strumento metallico ha aperto l’accesso alla mia vagina, al fine di penetrarmi praticando un taglio attraverso l’infibulazione. Lì dal dolore sono svenuta, quando mi sono svegliata mi aveva già violentato”.

“Sono stato in una prigione vicino Tripoli per 6 mesi ai lavori forzati. Non dimenticherò mai la morte del mio amico. Era troppo stanco per lavorare. Ha detto alle guardie che non riusciva ad alzarsi. Uno dei libici ha detto ‘Se non vieni ti sparo’. Io pensavo che scherzasse. L’ha pensato anche il mio amico. L’uomo libico l’ha ucciso con un colpo in testa. Poi si è girato verso di me. ‘Tu che fai, lavori o no?’ “, testimonianza di M., 27 anni, Gambia.

«Ci hanno trasportati in un carcere che sorge in una zona agricola dedicata alla coltivazione dei datteri e che si erge tra Kufra ed Hedeyafa. In tale struttura costantemente vigilata da diversi uomini armati sono rimasto con il mio compagno di viaggio per un mese e otto giorni. In tale lasso di tempo io, come tutti gli altri migranti reclusi in questa struttura, sono stato più volte torturato anche da un sudanese che oggi si trova in questo centro (di accoglienza italiano, ndr), torturato per il denaro».
«Spesso mi costringevano a contattare telefonicamente i miei parenti e durante le comunicazioni venivo colpito ripetutamente con dei tubi di gomma. Disgraziatamente mio padre è un povero agricoltore perché nella nostra zona è in corso una carestia. Per tali motivi i miei familiari non erano in grado di pagare il riscatto preteso dall’organizzazione criminale, che inizialmente consisteva in 5.000 dollari. In seguito, comprendendo le precarie condizioni della mia famiglia, abbassarono le pretese a 3000 dollari. Ma mio padre non fu in grado di pagare lo stesso. Alla fine, dopo oltre un mese di torture e sevizie sono stato trasferito in un altro struttura, insieme ad altri migranti reclusi».

«Ogni volta che dovevo telefonare a casa, mi legavano e mi facevano sdraiare per terra con i piedi in sospensione. E così immobilizzato, mi colpivano ripetutamente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in particolare sotto le piante dei piedi tanto da rendermi quasi impossibile poter camminare. Ho anche assistito ad analoghe torture fatte sempre da lui ad altri migranti». Ho inoltre visto trattamenti anche peggiori come le torture mediante l’utilizzo di cavi alimentati con la corrente elettrica. Tale trattamento veniva però riservato ad emigranti ritenuti ribelli».

“ Mi sono ammalato per via delle terribili condizioni igieniche della prigione. Ho contratto una malattia della pelle. Tutto il mio corpo era pieno di ferite che sanguinavano e perdevano pus. Loro non mi hanno mai permesso di vedere un dottore così sono peggiorato moltissimo. Mi umiliavano davanti a tutti per questa condizione e nessuno voleva starmi vicino. Le guardie venivano solo per picchiarmi. Così un giorno ho provato a scappare insieme ad un amico. Le guardie ci hanno scoperto quasi subito, ci hanno riportato dentro e ci hanno picchiato violentemente. Alle percosse il mio amico non è sopravvissuto. L’ho visto morire davanti miei occhi”.

Non possiamo essere testimoni silenziosi di questa schiavitù moderna, degli stupri, delle altre violenze sessuali e di questi omicidi giustificati in nome di una gestione della migrazione e del tentativo di tenere lontano dalle coste europee delle persone disperate e traumatizzate”.
Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

Fonte: raiawadunia.com

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