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Attacco di Anonymous al governo d’Israele

    

 

           

7 novembre 2011

Azione significativa e dura da parte del gruppo hacktivist Anonymous.

Venerdì con un video su Youtube, Anonymous  ha minacciato di entrare in azione contro il  governo d’Israele se avesse bloccato le 2 navi con gli aiuti umanitari per Gaza.

Nel video le motivazioni degli hacktivist:

“Le vostre azioni sono illegali, sono contro la democrazia, contro i diritti umani internazionali e le leggi marittime…Giustificare, come copertura di difesa, la guerra, gli omicidi, le intercettazioni illegali ed azioni di pirateria, sono scelte queste che non possono essere accettate da noi e da tutti i popoli del mondo…Se continua il blocco degli aiuti umanitari a Gaza, o peggio ripeterete le terribili azioni del 31 maggio 2010 contro la Flotilla Freedom, allora saremmo costretti ad agire. Ancora, … e ancora finché non vi fermerete!”

Nella giornata di domenica, dopo l’abbordaggio (4 novembre) delle 2 navi Saoirse e Tharir da parte delle unità da guerra israeliane, i siti web dell’esercito, del servizio interno di sicurezza Shin Bet e del Mossad (agenzia di spionaggio) sono stati oscurati (offline).

Naturalmente, Israele smentisce l’attacco di Anonymous, dichiarando che si è trattato solo di una “strana coincidenza” e specificando che si sono riscontrati dei problemi ai server.

(madu)

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Tutti al ristorante

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di stefano galieni

Ristoranti sempre pieni ed aerei in overbooking per le vacanze, questo il Paese immaginato e raccontato senza pudore dal premier al termine del G20. Spandere ottimismo a tutto spiano, raccontando fandonie da cretino medio è una scelta comunicativa ben precisa. Quella che gli ha permesso e gli permette di godere ancora di un discreto successo in patria ma che poco funziona fra i gelidi analisti del mercato. Ma nei mezzi di informazione italiani questo ottimismo piace, alimenta il circuiti pubblicitario in una eterna reiterazione tale che la distanza fra realtà e percezione della stessa resta incolmabile. Affermare che il premier stia dicendo una minchiata pazzesca di fatto corrisponderebbe ad un boicottaggio dell’economia che deve ancora sopravvivere nella illusione di poter continuare a comperare anche se i soldi non ci sono. Un messaggio negativo crea 1000 consumatori in meno, si comincia a pensare – chi ancora può farlo – che è meglio risparmiare in attesa di un periodo ancora più duro. Perché non provare a smontare parola per parola le parole del grande venditore utilizzando semplici dati materiali? Intanto ad essere pieni, chissà come mai, sono i ristoranti frequentati dal Cavaliere e dai suoi sodali, posti in cui il conto è tranquillamente a 4 zeri e non ci si scandalizza per il costo di una bottiglia di buon vino. Sono tante e tante le piccole trattorie, spesso a conduzione familiare che invece chiudono i battenti, in cui non occorre più neanche prenotare un posto il venerdì. Si tratta di un’altra dimostrazione di come la forbice si si stia allargando. Nel frattempo è cresciuta a dismisura non solo l’utilizzo delle mense Caritas, da parte di insospettabili impiegati, ma anche il frugare nei cassonetti vicini ai mercati alla ricerca di verdure ancora mangiabili. Non a caso sono molti i Comuni da “legge e ordine” in cui i sindaci hanno emanato ordinanze anti rovistaggio. (leggi tutto)

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Fonte:  Controlacrisi.org

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4 novembre: quando la memoria diventa propaganda

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Cari Militari, oggi non c’e’ niente da festeggiare

Lo sapevate che l’Italia avrebbe potuto vincere la prima guerra mondiale a tavolino? Ci avevano promesso Trento e Trieste se non avessimo partecipato al conflitto, ma abbiamo voluto conquistarli con le armi mandando al macello 650mila morti e un milione di di mutilati e feriti

4 novembre 2011 – Carlo Gubitosa

La storia del 4 novembre non me l’ha spiegata la scuola. Ho avuto la fortuna di studiarla nei movimenti per la pace, dove mi e’ stata descritta l'”inutile strage” costata all’italia 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di piu’ di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste, i territori ottenuti con la vittoria della guerra, che erano gia’ stati concessi all’Italia dall’Austria in cambio della non belligeranza.

La strage fu trasformata in “festa” dal fascismo per trasformare le vittime di una guerra spietata e non voluta in eroi coraggiosi che si immolavano per la Patria. Furono costruiti monumenti ai caduti e agli insegnanti fu chiesto di celebrare le forze armate.

Questa ricorrenza e’ il simbolo di come la cultura della guerra, il patriottismo che difende le bandiere e non le vite umane e la retorica militarista siano un pericolosissimo veleno culturale, che minaccia in modo particolare le nuove generazioni. Grazie a Sandro Marescotti di PeaceLink ho potuto salvarmi da questo veleno, studiando i retroscena di questa ricorrenza fascista e scoprendo la lettera spedita a Viterbo il 14 agosto 1917 da un soldato di 21 anni, punito per le sue parole con una condanna a 1 anno e 10 mesi di reclusione militare per “insubordinazione” e “lettera denigratoria”.

In questo frammento di storia c’e’ scritto che “La guerra e’ ingiusta, perche’ e’ voluta da una minoranza di uomini i quali, profittando della ignoranza della grande massa del popolo, si sono impadroniti di tutte le forze per poter soggiogare, comandare e massacrare; che chi fa la guerra e’ il popolo, i lavoratori, loro che hanno le mani callose e che sono questi che muoiono, sono essi i sacrificati, mentre gli altri, i ricchi, riescono a mettersi al sicuro”.

Una verita’ che ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, ci e’ tenuta nacosta dal potere, e ci viene puntualmente ricordata ogni quattro novembre dagli amici della nonviolenza.

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Fonte:  giornalismi.info

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