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Il “carcere del disagio” uccide ancora

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OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone” Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”

Tre detenuti sono morti nell’ultima settimana: due erano tossicodipendenti, uno malato psichiatrico. Da inizio anno salgono così a 60 i detenuti morti per suicidio ed a 175 il totale dei decessi in carcere.

A Pavia un uomo 37enne sviene in cella e muore dopo il ricovero all’Ospedale: da tempo in cura per problemi psichiatrici era finito in carcere per “resistenza a pubblico ufficiale”. Sono in corso indagini per accertare le cause del decesso.

A Trieste un uomo 33enne muore sulla sua branda, era tossicodipendente ed in cura con metadone. Sembra che il decesso sia dovuto ad una overdose di antidolorifici, ma sono in corso indagini. Il giovane era in carcere per aver ferito il padre, che si rifiutava di dargli soldi per la droga.

A Cagliari una donna 42enne si impicca in cella, era tossicodipendente ed era stata arrestata assieme al compagno, anche lui tossicodipendente, con l’accusa di aver ucciso la madre, durante un litigio per questioni di soldi e di droga.

 

Pavia, 26 novembre 2011

Gaye Seydina, 37 anni, detenuto nel carcere di “Torre del Gallo”, si sente male. In compagno di cella lancia l’allarme, l’uomo viene soccorso e trasferito d’urgenza all’ospedale, dove muore senza riprendere conoscenza. La procura di Pavia apre un’inchiesta e dispone l’autopsia: per accertare le cause del decesso – visto che il 37enne non aveva mai manifestato problemi particolari di salute – e per verificare la tempestività dei soccorsi.

Gaye Seydina, originario del Senegal, da 13 anni risiedeva in provincia di Varese. Era laureato e padre di una bambina, ma anche affetto da problemi psichici per i quali era stato prima ricoverato in una Comunità residenziale di Saronno e in seguito affidato ad una famiglia di Tradate.

Lo scorso 6 settembre, dopo una lite con la famiglia affidataria, Gaye brucia il citofono del condominio dove era ospitato e danneggia due auto parcheggiate nelle vicinanze. Sul posto arrivano i Carabinieri e lo portano in caserma. Rilasciato con una denuncia, torna nel quartiere dove viveva e dopo aver danneggiato altre due autovetture si spoglia, attirando l’attenzione dei passanti. Arrivano nuovamente i Carabinieri, coi quali inizia una lite arrivata alle mani. L’uomo è quindi arrestato con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e violenza privata. Viene condotto al carcere di Busto Arsizio e da qui trasferito in quello di Pavia, dove muore dopo 80 giorni in cella, per cause ancora da accertare.

 

Trieste, 2 dicembre 2011

Michele Misculin, 33 anni, muore durante la notte nel carcere “Coroneo”. A trovarlo privo di vita, riverso sulla branda più alta del letto a castello, sono stati i suoi compagni di cella. Secondo le prime ipotesi le cause della morte potrebbero essere riconducibili a un’overdose di farmaci antidolorifici.

Misculin, tossicodipendente, era sottoposto a terapia con il metadone. Ma stando alle prime ricostruzioni degli investigatori, gli sarebbe stato fatale il sovradosaggio di pastiglie antidolorifiche. È emerso che l’uomo, dichiarando di soffrire di vari dolori, si faceva regolarmente consegnare i relativi farmaci dal dottore dell’infermeria.

Il giovane era finito in carcere il 3 giugno scorso. I poliziotti della Mobile lo avevano raggiunto nella casa dove abitava con i genitori, in via San Pasquale 131. In quella stessa abitazione, nel febbraio del 2008, aveva accoltellato il padre Gianfranco, 71 anni, con due fendenti a una coscia: all’origine dell’aggressione c’era stato il rifiuto del genitore di dargli i soldi per la droga.

 

Cagliari, 4 dicembre 2011

Monia Bellafiore, 42 anni, si suicida nel carcere di “Buoncammino”. La donna, secondo le prime ricostruzioni, si sarebbe impiccata con un lembo di stoffa nel bagno della cella che condivideva con altre 5 detenute. Sono state proprio loro a dare l’allarme ma per Monia non c’era più niente da fare. Il decesso risalirebbe alle 6.50 ed è stato certificato dal medico del carcere.

Monia Bellafiore aveva 42 anni ed era in carcere, assieme al marito Giuseppe Oliva, di 39, dal 4 novembre scorso. Omicidio premeditato pluriaggravato: questa l’accusa contestata alla coppia. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero ucciso la madre della Bellafiore, Maria Irene Sanna, di 64 anni, ex infermiera e badante, nell’abitazione di Assemini dove vivevano tutti e tre.

Conosciuti entrambi come tossicodipendenti, Bellafiore e Oliva avrebbero commesso il delitto al termine di un violento litigio per questioni di soldi e droga. Dopo l’arresto, i due non hanno mai parlato con gli inquirenti: si sono sempre avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori a cui sono stati sottoposti. Ma attraverso i loro legali avevano fatto sapere di essere innocenti. La difesa aveva anche presentato istanza di scarcerazione, respinta però dai giudici del Tribunale del riesame.

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Fonte: Ristretti .it

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Approfondimento

Mappa dei suicidi in carcere dal 2002

Morire di carcere: dossier 2000 – 2011

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Ancora una volta la guerra è in prima serata e il ruolo del giornalismo è tabù

John Pilger

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di John Pilger

1° dicembre 2011

Il 22 maggio 2007, la prima pagina del Guardian annunciava: “Il piano segreto dell’Iran per l’offensiva di estate per costringere gli Stati Uniti a ad andarsene dall’Iraq.” L’autore dell’articolo, Simon Tisdall, sosteneva che  l’Iran aveva piani segreti per sconfiggere le truppe americane in Iraq e questi comprendevano “creare dei  legami con elementi di al-Qaida”. L’imminente resa dei conti era un complotto iraniano per influenzare un voto al Congresso degli Stati Uniti. Basato interamente su informative di anonimi funzionari statunitensi, la “esclusiva” di Tisdall  è piena di  clamorose  storie di celle omicide” iraniane e di “azioni belliche quotidiane contro le forze statunitensi e britanniche”. Su 1200 parole del suo articolo ce ne erano soltanto 20 riguardanti la secca smentita  dell’Iran.

Era un mucchio di sciocchezze: in effetti era  un comunicato stampa del Pentagono presentato come pezzo giornalistico  che ricordava la famigerata      invenzione che giustificava la sanguinosa invasione dell’Iraq nel 2003. Tra le fonti di Tisdall c’erano “consiglieri importanti” del generale David Petraeus, il comandante militare statunitense che nel 2006 spiegava la sua strategia di intraprendere una “guerra di percezioni…..condotta continuamente per mezzo delle notizie fornite  dai mezzi di informazione”.

La guerra dei mezzi di informazione contro l’Iran è cominciata nel 1979 quando l’incaricato dell’Occidente Mohammad Reza Shah Pahlavi, un tiranno, è stato spodestato da una rivoluzione popolare islamica. La “perdita” dell’Iran, che quando regnava lo Scià era considerato il “quarto pilastro”  del controllo occidentale del Medio Oriente, non è stata mai perdonata a Washington e a Londra.

Il mese scorso, la prima pagina del Guardian recava un’altra “esclusiva”: “Il ministero della difesa  si prepara a prendere parte agli attacchi occidentali  contro l’Iran”. Ancora una volta si citavano funzionari anonimi. Questa volta il tema era la “minaccia” posta da un’arma nucleare iraniana. La più recente “prova” erano documenti riciclati presi da un computer portatile nel 2004 dallo spionaggio statunitense e passato all’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica. Numerose autorità  sollevato dubbi su queste contraffazioni sospette, compreso un ispettore capo di armi dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (International Atomic Energy Agency – IAEA).  Un dispaccio diplomatico statunitense diffuso  da WikiLeaks,  descrive il nuovo capo della IAEA, Yukiya Amano, come “solidamente   alla corte degli Stati Uniti” e “pronto a comparire in  “prima serata”. (leggi tutto)

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Fonte:  ZNET Italy

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Anonymous – Videomessaggio “Operation Mayhem” #attacco contro la legge antipirateria#

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Anonymous Operazione Mayhem  : Fase 1: Proteggiamo l’ IP
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” Cari senatori, Noi siamo Anonymous. È giunta alla nostra attenzione che 24 senatori hanno ritenuto necessario promuovere la ” HR3261″ –  La legge contro la pirateria online (SOPA).

Se questa legge dovesse passare  risulterebbe impossibile  condividere liberamente informazioni  sul web senza rischiare conseguenze legali.

Questa è censura diretta sulla nostra libertà di espressione e questo non può essere tollerato.

Abbiamo reso pubblici i dati personali  dei 24 senatori che hanno promosso questa legge. Questa operazione permetterà ai cittadini, tramite le  e-mail, faxlines e linee telefoniche dei senatori,  di chiedere perché hanno scelto di sponsorizzare una legge così tirannica e suggerire di riconsiderare la loro posizione o affrontare la vendetta di Anonymous.

Anonymous ha detto – “Pensiamo sia giunto il momento di porre fine una volta per tutte alle falsità e fornire una chiara immagine del mondo in cui viviamo.”

Senza la verità la storia si  ripeterà, le guerre stesse si ripeteranno. Quindi,  in questo tempo dell’inganno universale dire la verità diventa un atto rivoluzionario.

Salutiamo quelli che forniranno gli elementi necessari, e, per chi non … Aspettateci! “

Operation Payback Is a Bitch
Noi siamo Anonymous
Noi siamo una legione
Noi non perdoniamo chi censura l’informazione
Noi non dimentichiamo chi  abusa del proprio potere
Noi rispondiamo con Mayhem Operazione Anonymous: Proteggere l’ IP
Libertà  d’informazione. Traditori  aspettateci! “

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