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Lettera aperta a tutti coloro che cercano un mondo nuovo e migliore – ( Noam Chomsky, Vandana Shiva, Baventura de sousa Santos, John Pilger, e di altri 40 membri dell’IOPS)

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Noi firmatari  di questa lettera aperta di Noam Chomsky, Vandana Shiva, Baventura de sousa Santos, John Pilger, e di altri 40 membri dell’organismo decisionale ad interim della nuova Organizzazione Internazionale per una Società Partecipativa, sperano che farete circolare, invierete per e-mail, e/o ripubblicherete la nostra lettera e, ancora di più, che vi impegnerete a fare e a pubblicare commenti riguardo allo scopo dell’organizzazione, alle sue implicazioni, prospettive, ecc.

 

Lettera aperta a tutti coloro che cercano un mondo nuovo e migliore.

Siamo i membri di quello che si chiama il Comitato consultivo ad interim della Organizzazione Internazionale per una Società Partecipativa o IOPS (è consultabile la sezione italiana).

La IOPS in realtà è un’entità provvisoria, in attesa di una futura assemblea per la sua fondazione. La IOPS si  riunita  formalmente appena pochi mesi fa e ha già più di 2.100 membri di 85 nazioni e un sito in dieci lingue, malgrado sia a malapena nota al pubblico.  La IOPS sta attualmente costruendo dei gruppi locali che si uniranno per formare sezioni nazionali che a loro volta costituiranno un’organizzazione internazionale.

Vi mandiamo questa lettera per invitarvi, per favore, a visitare il sito IOPS per esaminarne le caratteristiche iniziali – comprese specialmente e soprattutto la sua missione e gli impegni per realizzare la visione e i  programmi.

Gli impegni della IOPS sono emersi dopo una lunga serie di discussioni e di dibattiti. Crediamo che essi corrispondano bene alle convinzioni politiche più diffuse, avanzate e largamente accessibili sulla quali costruire un’organizzazione per ottenere un mondo migliore.

Speriamo e crediamo, perfino, che se  leggete ed esaminate gli impegni della IOPS, è probabile che troverete che essi sono congeniali ai vostri interessi e desideri e che forniscono un motivo di grande speranza che la IOPS possa diventare un’organizzazione importante nei prossimi anni.

Se dovessimo riassumere gli impegni che comporta la IOPS, potremmo osservare che essi mettono in risalto che: la IOPS si incentra su obiettivi culturali, di affinità,  politici, economici, internazionali ed ecologici, senza mettere al primo posto  a priori nessuna di queste rispetto alle altre;

che la IOPS sostiene  e sviluppa degli aspetti cruciali dell’ideale di un mondo sostenibile e in pace, senza discriminazioni sessuali, eterosessismo, razzismo, classismo e autoritarismo e con equità, giustizia, solidarietà, diversità, e, in particolare, auto-gestione per tutti e che la IOPS dal punto di vista strutturale e programmatico mette in risalto l’idea di piantare i semi del futuro nel presente, ottenendone guadagni immediati per conto della base sofferente in modi che contribuiscano a raggiungere  anche i suoi obiettivi  a lungo termine, sviluppando un’organizzazione e un movimento    generosi e rassicuranti e accettando e perfino favorendo un dissenso costruttivo e una diversità all’interno di quella organizzazione e quel movimento, basate sui   suoi impegni.

Crediamo che centinaia di migliaia di persone, anzi, milioni, quando leggeranno gli impegni, in stragrande maggioranza li accetteranno. Speriamo che se guardate gli impegni e avete questa reazione,  aderirete alla IOPS e propugnerete l’adesione anche di altre persone. Se invece avete problemi con gli impegni della IOPS, speriamo che ci farete conoscere le vostre preoccupazioni, in modo che possa scaturirne una discussione produttiva.

D’altra parte, comprendiamo che aderire accettare gli impegni della IOPS non basterà da solo a far sì che centinaia di migliaia, e perfino milioni di persone aderiscano alla IOPS. Ci sono numerose ragioni per cui una persona potrebbe sostenere gli impegni della IOPS e perfino per sperare che la IOPS cresca e diventi forte ed efficace alla base, in ogni quartiere, luogo di lavoro, e movimento  sociale, e tuttavia, che per il momento non voglia aderire. Anche lo sforzo che facciamo nel modo  migliore di riassumere gli ostacoli che la gente può percepire anche se apprezzano gli impegni della IOPS e vogliono affrontare questi ostacoli,   compare nel sito della IOPS nella rubrica: Domande e Risposte. Praticamente la discussione è: se non ora, quando? Se non noi, chi?

Richiesto di fornire un succinto paragrafo riassuntivo per il sito IOPS riguardo a questo tipo di coinvolgimento, Noam Chomsky ha scritto:” Non passa quasi giorno senza ascoltare appelli -spesso lamenti – da persone profondamente preoccupate per i travagli dell’esistenza umana e per il destino del mondo, disperatamente ansiose di fare qualche cosa per ciò che percepiscono essere intollerabile e inquietante, sentendosi incapaci dato che ogni sforzo individuale, anche se convinto, sembra equivalere a scalpellare una montagna, a usare i cerotti per curare il cancro, senza mai raggiungere le sorgenti della sofferenza inutile e delle minacce di qualche cosa di peggiore.

E’ una reazione comprensibile che fin troppo spesso causa disperazione e abbandono. Noi tutti conosciamo l’unica risposta, che abbiamo capito grazie alla storia e all’esperienza e alla semplice riflessione sulle realtà del mondo; unirsi insieme per costruire e chiarire ideali e obiettivi a lungo termine, insieme a un coinvolgimento diretto e a un attivismo modellato da queste linee guida e contribuendo ad approfondire la nostra comprensione di ciò che speriamo di raggiungere….la IOPS

tocca le corde giuste, e se le opportunità che offre sono perseguite con sufficiente  energia e partecipazione, diligenza, modestia e desiderio, potrebbe portarci molto avanti verso l’unificazione delle  molte iniziative qui e nel mondo e unendole in una forza potente ed efficace.”

Come ha scritto Cynthia Peters, “Si sente questa cosa di continuo. C’è un’altra crisi urgente. Non arrivano come un flusso costante, sembrano moltiplicarsi  in progressione   geometrica. Politiche più draconiane con conseguenze che mettono in pericolo la vita, maggior controllo delle grosse imprese, altre prigioni, altre bombe, altri funerali. Dato che ci sono così tanti fuochi da spegnere nel nostro lavoro organizzativo quotidiano, come possiamo avere il tempo di impegnarci in problemi più grandi , come strategie a lungo termine, ideali, e costruzione di movimenti? La IOPS crea uno spazio perché facciamo il lavoro essenziale di costruire il movimento e di immaginare e di cercare  poi un mondo migliore. Senza questi elementi, continueremo a lavorare in una situazione di isolamento. Ravvivando e  arricchendo la IOPS con la vostra presenza, darete e riceverete solidarietà a e da  così tante persone – in tutto il mondo – nella stessa situazione – che sono immerse fino  al collo nella lotta quotidiana e che nello stesso tempo indirizzano la loro creatività ed energia verso i cambiamenti sociali rivoluzionari. Non è solo una buona compagnia. Sono gli albori concreti di un nuovo mondo possibile.”

Speriamo che vi unirete a noi nel tentativo di realizzarlo.

Ezequiel Adamovsky – Argentina
M Adams – U.S.A.
Michael Albert – U.S.A.
Jessica Azulay – U.S.A. Elaine Bernard – U.S.
Patrick Bond – South Africa
Noam Chomsky – U.S.A.
Jason Chrysostomou – Regno Unito-
John Cronan – U.S.A.
Ben Dangl – U.S.A. Denitsa Dimitrova – Regno Unito/Bulgaria
Mark Evans – Regno Unito
Ann Ferguson – U.S.A.
Eva Golinger – Venezuela
Andrej Grubacic – Balkans/U.S.A.
Pervez Hoodbhoy – Pakistan
Antti Jauhiainen – Finland
 Ria Julien – U.S.A./Trinidad
Dimitris Konstanstinou – Greece
Pat Korte – U.S.A.
Yohan Le Guin – Wales
Mandisi Majavu – South Africa
Yotam Marom – U.S.A.
David Marty – Spain
Preeti Paul – Regno Unito/India
Cynthia Peters – U.S.
A. John Pilger – Regno Unito/Aus
Justin Podur – Canada
Nikos Raptis – Greece
Paulo Rodriguez – Belgium
Charlotte Sáenz – Mexico/U.S.A.
Anders Sandstrom – Sweden
Boaventura de sousa Santos – Portugal
 Lydia Sargent – U.S.A.
Stephen Shalom – U.SA.
Vandana Shiva – India
Chris Spannos – U.S.A.
Verena Stresing – France/Germany
Elliot Tarver – U.S.A.
Fernando Ramn Vegas Torrealba – Venezuela
Taylon Tosun – Turkey
Marie Trigona – U.S.A.
Greg Wilpert – Germany/Venezuela/U.S.A.
Florian Zollman – Germany

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/open-letter-from-chomsky-shiva-santos-pilger-and-40-more-by-iops-supporters-

Originale: IOPS Supporters

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012 – ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY  NC-SA  3.0

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Mario Monti odia lo Stato. E ci dicono che lo salverà.

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di Paolo Barnard

Mario Monti, il criminale che sta smembrando il futuro delle prossime due generazioni di bambini italiani e tutta la nostra ricchezza residua, è un fanatico discepolo del Libero Mercato. Il Libero Mercato è possibile solo e unicamente a condizione che lo Stato cessi di esistere, poiché lo Stato moderno è nato con la funzione primaria di proteggere la gente dalla furia predatoria del Libero Mercato.

Il fanatismo integralista del Libero Mercato anti-Stato ha un padre-profeta, che risponde al nome di Friedrich August von Hayek, economista austriaco vissuto dal 1899 al 1992. Di seguito alcuni suoi principi:
 
Sullo Stato Sociale, Hayek così si pronunciò: “Fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi”.
 
Sulla democrazia dello Stato, si dichiarò a favore di uno Stato minimo, ma anche di uno Stato dittatoriale che imponesse le leggi dell’ordine supremo al popolo ignorante.

Sulla funzione pubblica della spesa statale, Hayek pensò che distruggendo ogni accesso dello Stato alla moneta si sarebbe finalmente abolita ogni forma di spesa pubblica. Propose l’abolizione completa del monopolio statale sull’emissione della moneta, per permettere solo alle banche private di creare denaro in libera competizione fra loro. Di fatto, si sarebbe trattato dell’abolizione del Tesoro nazionale e del bilancio dello Stato. L’abolizione dello Stato in sé.

** Si noti che quanto sopra è precisamente il disegno dell’Eurozona, cioè la sottrazione radicale agli Stati sovrani della loro moneta. Otmar Issing, uno dei padri dell’Euro e membro della BCE, ha dichiarato: “Quello che è successo con l’introduzione dell’Euro ha davvero ottenuto ciò che invocava Hayek”. E ancora: “E’ oggi chiaro che idee come le sue hanno ispirato i Trattati dell’Unione Europea… Non dovrebbe Hayek essere oggi felice di ciò che abbiamo fatto? Così tanta parte delle sue idee degli anni ’60 sono oggi legge europea”. Questo ammette il maggior insider della BCE nel 1999, parlando liberamente presso una delle più accanite fondazioni di destra neoliberista del mondo, l’Institute of Economic Affairs di Londra. Ammette che davvero, come da me scritto molte volte, questa Unione fu modellata sul volere dei profeti delle elites sociopatiche e anti-Stato, in palese sfregio del mandato ricevuto dagli amministratori dei cittadini comuni d’Europa. **

Posto di fronte alla scelta se favorire l’occupazione o la lotta all’inflazione, Hayek non ha dubbi: la lotta all’inflazione deve essere Regina, e tutto il resto dell’economia viene dopo, incluse le masse disperate delle persone condannate a una vita ignobile nella disoccupazione e sottoccupazione, che non lo toccano minimamente.

Hayek era un propagandista di un Darwinismo sociale senza pietà. Per lui ogni singolo aspetto del vivere comune, inclusa la morale, doveva essere frutto di una lotta spontanea, e mai di una pianificazione democratica dello Stato. Niente tutele per le minoranze, per i deboli, assolutamente no spesa dello Stato per il bene pubblico, trionfa solo il meritevole, il forte, in assenza completa di una qualsivoglia funzione pubblica. Hayek rappresenta il massimo profeta anti-Stato forse mai esistito.

Va inoltre compreso che figure come Hayek, come Walras, come l’italiano Evola, come Perroux, come Schuman, come Attali, come Issing e Weigel, come Draghi, come Amato, come Prodi, come Bini Smaghi, e come Monti, insomma, come tutti questi tecnocrati Neoclassici e Neoliberisti che hanno o hanno avuto in pugno questo continente, erano e sono cultori del diritto insindacabile delle elites di governare “le masse ignoranti” (Hayek – Schuman). La democrazia è per loro solo un grave ingombro alla giusta guida di ‘ste masse di “outsider rompicoglioni” (la definizione di cittadini di Walter Lippmann), e dunque va grandemente ridotta. I trattati europei sovranazionali che hanno esautorato i parlamenti, e l’Eurozona che ha tolto la moneta ai governi, furono pensati proprio per questo fine.

Abbiamo già visto sopra come le idee di Friedrich August von Hayek abbiano inzuppato la creazione sia dell’Unione Europea che dell’Eurozona. Già qui chiunque sia sano di mente dovrebbe saltare sulla sedia e gridare allo scandalo. Come può il pensiero di chi odia lo Stato a morte comporre la spina dorsale di una Unione di Stati? Come può un uomo che scrive, lo ripeto, “… fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi” aver ispirato le regole votate dai Premier il cui mandato costituzionale dovrebbe essere la tutela dei cittadini? E nel caso italiano parlo di Mario Monti, ma anche di Prodi e D’Alema, Ciampi, Amato.

Monti, come una lunga serie dei padri creatori dell’Euro, è contiguo, è inzuppato, è intriso di Friedrich August von Hayek, di Libero Mercato integralista, di darwinismo sociale. E’ intriso cioè del credo di chi odia lo Stato. Una dimostrazione:

 Monti – che non è solo un fedele di Goldman Sachs, del Bilderberg, della Trilaterale, ma è anche stato Presidente del Consiglio d’Amministrazione del Bruegel, finanziato da Microsoft e dal mostro affamatore del mondo Syngenta (sarà forse per questo che Monti Commissario europeo multò Microsoft di una cifra equivalente a multare Montezemolo di 1 euro e 20 centesimi per eccesso di velocità) – Monti dicevo ha ricevuto nel 2005 il premio della Friedrich August von Hayek Foundation, che già aveva premiato proprio Otmar Issing (e Margaret Thatcher, sic). Monti siede fiero e compiaciuto in un consesso la cui ideologia ispiratrice, come già detto, è l’antitesi più feroce allo Stato mai concepita se si esclude la palese tirannide, e sentite come viene apostrofato:

Onoriamo oggi un uomo (Monti) che è stato fedele nelle parole e nei fatti ai principi di Friedrich August von Hayek”.

 “La sua vita, il suo lavoro, e la sua personalità (di Monti) non potrebbero essere meglio caratterizzati e onorati se non da un premio che porta il nome del grande economista Friedrich August von Hayek”.

Applausi. Non risulta che Mario Monti si sia alzato e abbia rifiutato gli onori proclamando, inorridito, “… ma io sono un uomo di Stato!”.

 Monti riceve nel 2004 la Medaglia Schuman, e questo non vi dice nulla? Se non vi dice nulla leggete ciò che ci ha rivelato il Prof. Alain Parguez dell’università francese di Besancon ed ex consigliere di Mitterrand, a Milano il 12 maggio: “Schuman era amico di Salazar, di Mussolini e di Pio XII. In un discorso del 1935 all’assemblea cattolica francese Schuman disse che bisognava abolire leggi infami repubblicane, ristabilire la libertà religiosa e negare sia la scuola laica che lo stato laico. Egli avrebbe dedicato i suoi sforzi a costruire una Unione Europea così”.
E dunque un tecnocrate, Monti, con queste affiliazioni, con questa contiguità ideologica coi peggiori nemici dichiarati della funzione pubblica, come può essere compatibile con un incarico di pubblico amministratore del pubblico bene? Cioè della mia e della tua vita, di quella dei tuoi genitori ammalati, o di tuo figlio a scuola. Lo capite ora com’è possibile che lui e i suoi sciagurati sicari siamo oggi intenti alla demolizione della democrazia e della sovranità economica dello Stato italiano? Mario Monti odia lo Stato, disprezza noi e crede ciecamente nelle elites. Dall’alto dei cieli lo benedice benevolo Friedrich August von Hayek.

Ma Mario Monti è stato chiamato dall’indegno Presidente Giorgio Napolitano a ‘salvare’ il nostro Stato.

Tutto ciò è, nella forma, una grottesca oscenità. Nella sostanza è invece molto peggio, è la devastazione delle vite di milioni di nostri connazionali e della democrazia stessa, una devastazione pensata e voluta da questa potente scuola ideologica senza una briciola di rimorso. Un crimine. Mario Monti è un criminale.
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Approfondimento:
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Palestina: chi demolisce una scuola, demolisce il futuro

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Kahn al-Ahmar è un minuscolo villaggio beduino situato a est di Gerusalemme. Per Israele questa comunità è illegale ed è presente solo su alcune mappe, quelle militari, funzionali a cancellarne l’esitenza. Su quelle ufficiali semplicemente non esiste.

 

di Paola Robino Rizet*

Kahn al-Ahmar è un piccolissimo villaggio beduino situato a Est di Gerusalemme, i suoi abitanti appartengono alla comunità Jahalin, una delle cinque grandi famiglie che compongono la galassia beduina dei Territori Palestinesi Occupati.

Costituiscono la popolazione più vulnerabile della Cisgiordania. Tecnicamente sono profughi interni.

A partire dall’48, ma più diffusamente nell‘53, furono cacciati dalle loro terre dall’Unità 101 – creata  segretamente dal comando militare israeliano – appositamente per spingere le popolazioni beduine fuori delle proprie sedi tradizionali nel deserto del Naqab.

Alla guida del gruppo venne posto un giovanissimo Ariel Sharon, agli albori di una carriera militare che si rivelerà folgorante e foriera di sentimenti contrastanti anche all’interno dello stesso esercito israeliano, in particolare, per il carattere preventivo dei suoi attacchi che, a detta di alcuni, inasprirono un conflitto ancora giovane e forse con qualche speranza di risoluzione.

Le strutture che costituiscono il villaggio sono tende e fabbricati di lamiera posti su un terreno aspro, roccioso ed impervio, che preannuncia la vicina depressione del Mar Morto.

Niente elettricità, acqua e fognature, e le responsabilità di Israele – in qualità di potenza occupante – restano lettera morta.

Le sorgenti d’acqua presenti sul territorio, sono state requisite dall’esercito, spogliando i beduini delle riserve naturali a cui attingevano per i propri bisogni.

Khan al-Ahmar in base agli accordi di Oslo, è situato nell’area C, e fa parte quindi di quel 62% della Palestina soggetto al controllo dell’amministrazione civile e militare israeliana, per un periodo che nel 1995 venne definito ‘temporaneo’ e che prevedeva un graduale trasferimento delle responsabilità   dall’Ica all’Anp, in realtà mai avvenuto.

Il paesaggio circostante è uguale alle tante prospettive che si offrono allo sguardo di chi si sposta nell’area C: colonie illegali sui crinali delle colline, caseggiati uniformi e monotoni, se non fosse per le due torri che veleggiano e che sono il segno distintivo della più grande colonia presente nella zona, la Maale Adumim, una vera e propria città.

Poco distante, la più modesta Kfar Adumim e gli stabilimenti industriali di Mishor Adumim, sorti nei primi anni ’70 e funzionali a giustificare poi la vocazione residenziale delle oltre 450 colonie illegali presenti oggi in Cisgiordania.

Per Israele questa piccola comunità è illegale ed è presente solo su alcune mappe, quelle militari,  funzionali a cancellarne (vedi il recente piano Prawer) l’esitenza; su quelle ufficiali Khan al-Ahmar semplicemente non esiste.

Qui da tre anni è in funzione una scuola costruita da Vento di Terra. Una struttura eco-compatibile realizzata con il fango e più 2000 pneumatici riciclati.

La struttura è priva di fondamenta, perché Israele vieta qualsiasi tipo di costruzione permanente nell’area C. 

Il team di Arcò (architettura e cooperazione) ha quindi studiato un sistema di coibentazione per l’edificio scolastico, recuperando le tecniche costruttive tradizionali della regione.

In primavera e in estate il clima è particolarmente afoso e le temperature possono superare i 45 gradi, ed è difficile per i 100 bambini che frequentano la scuola riuscire a conservare la concentrazione per cinque ora di fila.

Ma queste aule sono particolarmente aereeggiate e fresche, e sin dalle prime ore del mattino sono popolate da un nugolo di scolari colorati e sorridenti. La scuola oggi assicura l’educazione primaria dei minori della comunità di Khan al-Ahmar e di alcune località limitrofe.

Fino a pochi anni fa i bambini in età scolare dovevano percorrere a piedi chilometri e chilometri per raggiungere la scuola più vicina, il tragitto prevedeva l’attraversamento della strada statale E1, un’arteria a scorrimento veloce sulla quale furono travolti e uccisi 3 ragazzini in tre diversi incidenti.

Nel maggio del 2009, l’edificio venne ultimato e nel settembre dello stesso anno entrò a pieno titolo nel sistema scolastico del ministero dell’Educazione dell’Autorità palestinese, giusto in tempo per l’inizio del nuovo anno didattico.

Fin qui tutto rientra  nella ‘normale’ cronaca della progressiva colonizzazione di un paese che vive sotto occupazione militare.

Niente di nuovo, niente a cui l’opinione pubblica e la classe politica dell’Occidente non siano già abbondantemente assuefatte.

Ma in realtà da più di due anni la scuola di gomme è sotto ordine di demolizione spiccato dall’esercito israeliano.

L’ingiunzione è stata successivamente congelata, provocando la reazione indignata dei coloni. Così l’anno successivo si sono costituiti in gruppo e, sostenendo di sentirsi minacciati dalla scuola, hanno deciso di presentare una petizione nella quale veniva chiesto perentoriamente di procedere all’ordine di demolizione.

Finora sono stati proprio i coloni a minacciare la scuola e la comunità: nel 2009 sono addirittura entrati nell’edificio, rompendo porte, finestre e recinzioni.

Poi nel gennaio del 2012, l’Amministrazione civile israeliana ha disposto che l’unico accesso alla scuola e al villaggio di Khan al-Ahmar, quello sulla strada statale Gerusalemme – Gerico, sarebbe stato interrotto.

Blocchi di cemento e guardrail hanno definitivamente isolato la comunità dal resto del territorio,  infliggendo alla comunità una vita quotidiana di giorno in giorno sempre più equiparabile ad una vera e propria segregazione.  

Attualmente il villaggio è raggiungibile solo percorrendo un sentiero sterrato e sconnesso. Per un tratto si è costretti ad attraversare un avvallamento che in inverno è il letto di un fiumiciattolo originato dalle piogge di stagione. La mulattiera è transitabile solo con le jeep o a dorso d’asino.

E’ di questi ultimi giorni la notizia che a breve la scuola sarà definitivamente trasferita.

Lo scorso 19 aprile, l’ordine di demolizione pendente si è infatti trasformato in un ordine di trasferimento.

Secondo fonti ufficiali nelle prossime settimane le autorità competenti dovranno identificare la zona adatta dove collocare la scuola. Tra le principali accuse mosse dai coloni, e reiterate dal ministero della Difesa israeliano, c’è l’attribuzione di colpa per costruzione illegale.

Sino ad ora l’attenzione della comunità internazionale nei confronti della scuola ha permesso che l’ordine di demolizione venisse ripetutamente congelato.

Così questa piccola scuola è diventata qualcosa di più di un modello di buone pratiche di cooperazione: attraverso di essa  è stato possibile raccontare la storia di un popolo ai margini.

Un popolo  sempre più minacciato non solo dall’espropriazione delle terre, unica unità di misura di Israele, ma dalla stessa Autorità palestinese che poco e niente ha fatto in sua difesa, considerando le comunità beduine una componente secondaria della sua popolazione. 

Attraverso le sue vicissitudini si è invece aperto uno spiraglio sui trasferimenti e le demolizioni che come un fiume sotterraneo si perpetuano ogni giorno nell’area C, a cui fa da sfondo il silenzio assordante dell’Autorità palestinese sempre più spesso accusata di connivenza con le autorità israeliane e del Quartetto.

La posta in gioco è il diritto all’istruzione dei minori delle comunità beduine.  

Sono 26, secondo l’Unicef, le scuole su cui pende un ordine di demolizione, tutte situate nell’area C, tutte considerate illegali.

I dati dell’OCHA sono allarmanti e fotografano un andamento in continua crescita: nel 2011 sono state attuate 560 demolizioni, 265 nei primi quattro mesi del 2012. 

Va sottolineato infine che le 20 comunità beduine presenti nell’area C sono composte per più di due terzi da bambini.

Per approfondimenti: http://www.ventoditerra.org/demolisce-il-futuro/

* Responsabile Palestina – Un ponte per…

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Fonte: OsservatorioIraq