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Commissione Europea – Grandi opere: 2 milioni di miliardi futuro debito di governi e cittadini?

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Perché le grandi opere sono inutili

Quante sono le grandi opere inutili che la Commissione Europea e i governi stanno promuovendo come strumento per uscire dalla crisi? Quanti dei 2 milioni di miliardi (avete letto bene) che la Commissione ritiene serviranno per costruire “la spina dorsale d’Europa” diventeranno debito per governi e cittadini, senza portare alcun beneficio alla collettività?

di Elena Gerebizza – Re:common

In altre parole, quanti di questi miliardi sono destinati a grandi opere che, invece di rispondere ai nostri bisogni, sono pensate per servire gli interessi di speculatori e investitori privati alla ricerca di nuovi “asset” sicuri su cui investire?

Queste sono alcune delle domande affrontate a Firenze nel corso di una due giorni organizzata dal Forum europeo contro le grandi opere inutili e imposte, riunitosi nel corso dell’incontro Firenze 10+10. Un meeting di comitati provenienti da tutta l’Unione Europea, rappresentanti di comunità in lotta da tempo contro grandi opere che i governi e le istituzioni stanno cercando di imporre sui territori senza alcuno spazio per un confronto pubblico, aperto e informato sul merito delle opere proposte.

Come nel caso di ACIPA, il comitato che si oppone alla costruzione del Grande Aeroporto dell’Ovest di Notre Dame des Landes (vicino Nantes, in Francia) dove da metà ottobre centinaia di contadini sono stati espulsi con la forza da 1.200 poliziotti e militari in assetto anti sommossa dalle terre su cui il primo ministro in persona vuole iniziare il prima possibile il cantiere (vedi articolo).

Ai residenti, per lo più allevatori e contadini, è sembrato chiaro che la missione delle forze dell’ordine fosse quella di distruggere le abitazioni nella “zona a diversa destinazione” (ZAD) istituita nel lontano 1972, senza però alcun avvio dei lavori. Fino a questi giorni, in cui il governo vuole sgomberare in fretta gli abitanti e soprattutto evitare “il ritorno” promesso dai contadini, determinati a non lasciare quella terra.

Ritorno che è iniziato domenica 18 novembre, con una carovana di 40.000 persone, guidata da migliaia di contadini con trattori e altri mezzi da tutta la Francia, tra cui è stato facile riconoscere lo stesso Josè Bove, che in poche ore hanno iniziato a ricostruire le abitazioni distrutte (vedi il servizio su Le Monde).

Attivisti e accademici presenti all’incontro di Firenze -il Forum ha visto la sua prima edizione in Val Susa nel 2011, e la seconda a luglio 2012 a Notre Dame des Landes-  hanno animato discussioni da cui sono emersi aspetti centrali che accomunano le grandi opere inutili: quelli riguardanti la loro insostenibilità economica e finanziaria, la distruzione del territorio causata (le recenti alluvioni sono molto esplicative), la logica oramai senza senso della crescita a ogni costo, la collusione tra costruttori, politica e crimine organizzato, la necessità di veicolare le risorse pubbliche a disposizione in altri interventi realmente utili e necessari alla collettività.

Un esempio su tutti, le reti di trasporto ferroviario regionali e locali, utilizzate ogni giorno da milioni di persone e carenti di manutenzione, massacrate da disservizi, ritardi e soppressioni, mentre milioni di euro vengono destinati ai mega appalti per l’alta velocità ferroviaria, a partire dalla Val Susa, ma anche nella Savoia francese, a Firenze (con un nuovo sotto attraversamento che minaccerebbe la stessa Fortezza Da Basso, dove ha avuto luogo il Forum), a Stoccarda e nei Paesi Baschi.

Grandi opere oggi ritornate in auge con la definizione di un nuovo strumento finanziario, il project bond europeo, garantito dalla Banca europea per gli investimenti e approvato nel corso dell’estate con un budget iniziale di 230 milioni euro destinati a rendere “attraenti” per i mercati finanziari grandi opere altrimenti insostenibili, garantendo loro un rating a tripla A e la copertura del rischio a investitori privati.

Un meccanismo che apre alla finanziarizzazione delle infrastrutture subito duplicato dal governo italiano, con Cassa depositi e prestiti e l’agenzia di credito all’export nostrana Sace ad offrire una doppia garanzia e la possibilità di finanziare fino al 50% del valore del progetto attraverso “project bond italiani”.

Il tutto per la gioia di grandi costruttori e grandi investitori stranieri che vedono riaprirsi la possibilità di realizzare opere finite nel cassetto. Meno felici dovrebbero essere i cittadini italiani. La garanzia pubblica rischia infatti di generare un debito che si manifesterebbe proprio quando la bolla delle grandi opere scoppierà. Indovinate chi rimarrà con il cerino in mano…

Scarica qui la scheda di Re:Common:
Il business delle grandi opere. Come e perché i mercati finanziari investono in grandi infrastrutture

Link al documento finale del Forum europeo contro le grandi opere inutili (Firenze, 8-9 novembre 2012) : http://www.presidioeuropa.net/blog/dichiarazione-finale-di-firenze-del-forum-contro-le-grandi-opere-inutili-imposte/

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Fonte: Altreconomia

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Governo: repressione per fronteggiare la paura di rivolte, ribellioni, resistenze e conflitti sociali.

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Russo Spena: “#Daspo e arresto differito, intimidazioni preventive verso chi dissente”

di Giovanni Russo Spena

Il governo dell’assolutismo liberista sta mostrando anche (come avevamo ampiamente previsto) il suo feroce volto repressivo. Ha messo al sicuro De Gennaro dalle sentenze su Genova 2001; ha picchiato, manganellato, riempito di gas lacrimogeni (piovuti dal cielo delle finestre dei ministeri…) non solo studenti ma perfino pastori, operai, lavoratori, precari (che, in genere, meritavano prima un po’ di maggiore prudenza da parte delle forze militari. Ma il fatto è che stanno andando ogni giorno a ricordare a Fornero, Passera, Profumo le loro malefatte antipopolari…).
Ora la Cancellieri annunzia, in Senato, che saranno presto varati provvedimenti legislativi ed amministrativi che mutileranno ulteriormente lo Stato di diritto. La recessione durerà ancora anni, ci spiega la Cancellieri, la gente sarà sempre più incazzata, le piazze sempre più motivate. Siccome non se ne parla proprio di abbandonare unilateralmente Fiscal Compact e vincoli finanziari europei (nè hanno in mente di farlo Bersani, Vendola, Casini) occorre stroncare il movimento politico che può nascere da rivolte, ribellioni, resistenze, conflitti sociali. Il governo annunzia “linea dura” contro i manifestanti basata, tra l’altro, su due paradigmi. Il primo, è il cosiddetto “arresto differito” che configura, di fatto, una “flagranza differita”, cioè un ossimoro antigiuridico. Se occorre, infatti, per l’arresto’ il requisitodella “flagranza”, esso non può essere eseguito 48 ore dopo, in base a filmati, materiale registrato, ecc. Sono provvedimenti che abbiamo combattuto durante gli “anni di piombo” (perchè la democrazia si difende non fuoriuscendo dallo Stato di diritto); figuriamoci oggi, poichè il provvedimento è esplicitamente intimidazione preventiva per i manifestanti. L’altro provvedimento previsto (ma lo stesso ministro ammette il piccolo “intralcio” costituito dall’articolo 16 della Costituzione) è quello del cosiddetto “Daspo”, una specie di arresti domiciliari il giorno della manifestazione per manifestanti ritenuti , evidentemente, “antropologicamente pericolosi”. Qui, addirittura, non si punisce il reato ma la persona diffidata: viene abbattuto il principio cardine del sistema penale. Si tratta di provvedimenti già adottati nei confronti degli ultras per le manifestazioni sportive. Quando furono adottati per i tifosi dicemmo “attenzione, i tifosi fanno da facile capro espiatorio; saranno poi estesi ai manifestanti”. Avevamo ragione. Aveva già tentato di introdurre queste norme liberticide Maroni, senza riuscirci perchè cadde il governo Berlusconi. Ora ci prova il governo Monti. Cosa farà il Pd in Parlamento? Penso che non si opporrà, come sempre. Vorremmo anche ricordare alla Cancellieri che, ieri, in Senato, mentre annunziava questi provvedimenti, ha vergognosamente omesso di parlare dei numeri identificativi sui caschi degli agenti. Lo sappia: non ci faremo spaventare.

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Fonte: Controlacrisi

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Repubblica.it rimuove il post di Odifreddi sul conflitto israelo-palestinese

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Il matematico divulgatore scientifico riferendosi ai suoi lettori:  “Continuare sarebbe un problema. D’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso o scrivo può non essere gradito a coloro che lo leggono”. Odifreddi lascia il quotidiano online.

Ecco il post sul conflitto israelo-palestinese rimosso dal blog di Repubblica.it :

Dieci volte peggio dei nazisti (18)
Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

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Qui troverete il lungo post del matematico che saluta  i lettori del suo blog  “Il non-senso della vita” .

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Approfondimento

Il sito ufficiale – Piergiorgio Odifreddi

Biografia

Piergiorgio Odifreddi | Facebook

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