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Roma – Prima assoluta del documentario ” Dear Mr. Ken Loach”

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Prima assoluta del documentario “Dear Mr. Ken Loach”

Mercoledì 20 febbraio – 18.30

Lo scorso novembre la notizia fece il giro del mondo: il regista Ken Loach rifiutò il premio del Torino Film Festival in solidarietà ai lavoratori della Cooperativa Rear licenziati.

Quell’evento diviene oggi un documentario di Rossella Lamina e Nicola Di Lecce (Mondi Visuali) e viene presentato in prima assoluta al Nuovo Cinema Palazzo, con il contributo di diversi artisti, lavoratori dello spettacolo e non solo.

Dear Mr. Ken Loach, questo il titolo del documentario, ripercorre la vicenda del rifiuto di Ken Loach, a partire dalla lettera che Federico Altieri (lavoratore licenziato della Coop. Rear) scrisse al regista in quei giorni, per esporgli le condizioni in cui vertevano i lavoratori della coperativa appaltatrice del Museo Nazionale del Cinema.

Dopo la proiezione interverranno:

  • Federico Altieri – licenziato Coop Rear di Torino
  • Ettore Scola – regista
  • Tano D’Amico – fotografo
  • Militant A – Assalti Frontali
  • Fausto Pellegrini – giornalista Rainews
  • Bernardino Piras – Comitato di quartiere Vigne Nuove
  • Antonello Sotgia – urbanista

Coordina: Checchino Antonini

Organizza la Federazione romana di USB in collaborazione con Nuovo Cinema Palazzo

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Allegato volantino

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Fonte: Nuovo Cinema Palazzo

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Approfondimento (madu)

Ken Loach rifiuta il premio assegnato dal Torino Film Festival: le motivazioni

Torino giovedì 6 dicembre – Cinema Ambrosio: Ken Loach “il rosso” incontra i lavoratori della Coop. Rear e l’Usb

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La Chiesa di Roma di fronte alla Storia

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Joseph Ratzinger: l’ultimo Papa Re

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Il gran conservatore Joseph Ratzinger fa il gesto che più incarna la modernità e si converte, dimettendosi, nell’ultimo Papa Re.

Nel gesto delle dimissioni da parte del Papa Benedetto XVI, le prime dopo il lontanissimo episodio di Celestino V, «colui che per viltade fece il gran rifiuto» (Inferno, III, 60), si legge innanzitutto la presa d’atto della complessità della relazione della Chiesa di Roma con il Secolo e la presa d’atto che l’ultima monarchia assoluta, il primato del papato romano, giunge al tramonto e dovrà cercare una nuova collegialità per rispondere alle sfide del nuovo secolo. Tale collegialità era stata già disegnata dai padri conciliari, ma poi la titanicità della figura di Karol Wojtyla l’aveva allontanata con la grandezza del suo pontificato. Solo ora, a otto anni dalla morte dell’ultimo Papa Re, la rinuncia del suo successore, mette la Chiesa di Roma di fronte alla Storia.

Oggi la mente acutissima del papa tedesco, nel combattere la sua battaglia per molti versi antimoderna, alza bandiera bianca e contemporaneamente rilancia. Chi, col papa ancora in vita, potrà impedire che la tiara sia raccolta da una figura dello stesso côté conservatore? Joseph Ratzinger, se pure non parteciperà direttamente al conclave, sarà più presente che mai, ben più presente che da morto. Ratzinger vivo orienta, ha già orientato, un collegio cardinalizio selezionato da decenni in senso tutto conservatore che, dopo la scomparsa del Cardinal Martini, ha perso finanche il campione visibile del fronte conciliare.

Ma un nuovo Ratzinger o un nuovo Wojtyla sessantenne non potrà non prendere atto delle troppe sconfitte della Chiesa allontanatasi sempre più dallo spirito conciliare negli ultimi 34 anni. La sfida delle chiese protestanti, soprattutto nel sud del mondo, figlia della spada usata da Ratzinger e Wojtyla contro la teologia della Liberazione, la continua secolarizzazione, il crollo oramai senza limiti delle vocazioni, che nell’ultimo decennio ha toccato anche gli ordini femminili in maniera irreversibile, la questione stessa del sacerdozio femminile, non potranno essere risolte semplicemente con spalle più salde sulle quali appoggiare la croce. La contiguità manifesta del wojtylismo con ordini secolari ultrareazionari, l’Opus dei per prima, sarà lì a fare da macigno anche nel prossimo pontificato. E i nodi non si scioglieranno nella continuità rituale di una monarchia assoluta caduta oggi per sempre, 11 febbraio 2013, ottantaquattresimo anniversario dei Patti lateranensi.

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Fonte: Giornalismo Partecipativo


A cento anni dalla nascita di Rosa Parks. La piccola grande donna che cambiò il mondo!

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L’impronta di Rosa Parks nella storia americana

di Jeanne Theoharis

6 febbraio 2013

Oggi, 4 febbraio 2013 per onorare il centenario della nascita di Rosa Parks, il servizio postale statunitense ha emesso il francobollo Rosa Parks. L’anno scorso una scultura in pietra  della Parks è stata aggiunta alla Cattedrale nazionale. Nel 2005 Rosa Parks è diventata la prima donna e la seconda afro-americana la cui bara è stata esposta al pubblico  nel Campidoglio della nazione e, con uno speciale atto del Congresso, si è ordinato che  una sua statua fosse sistemata al Campidoglio.

Questi tributi a Rosa Parks, poggiano però su una visione ristretta e distorta della sua eredità. Secondo il racconto, una tranquilla sarta di Montgomery, Alabama, con un solo atto ha sfidato la segregazione razziale nel sud degli Stati Uniti, ha catapultato un giovane Martin Luther King Jr. nella dirigenza nazionale e ha dato inizio al moderno movimento per i diritti civili. La commemorazione di Rosa Park promuove un’improbabile racconto per bambini in cui si parla di cambiamenti sociali – una donna non arrabbiata si è seduta, il paese è stato galvanizzato dall’avvenimento e il razzismo strutturale è stato sgominato.

Questa favola diminuisce la storia più ampia dell’azione collettiva contro l’ingiustizia razziale e sottovaluta l’opposizione diffusa al movimento per della  gente di colore per la  libertà che per decenni ha trattato le attività politiche di Rosa Parks come anti-americane. La cosa più importante è che la favola tralascia la piaga duratura  della disuguaglianza sociale nella società americana – una realtà che la Parks ha continuato a sottolineare e sfidare – e serve gli interessi politi contemporanei che trattano le ingiustizie razziali come una cosa del passato.

Un resoconto più meticoloso della vita politica della Parks offre una serie diversa di motivi perché la nazione le renda omaggio. Operando in relativa oscurità negli anni ’40 e ’50, la Parks e il suo collega E.D.Nixon facevano parte di un piccolo gruppo che cercava di trasformare la NAACP (Associazione nazionale per la promozione delle persone di colore) di Montgomery in una sezione  più operativa, determinati a registrare il loro dissenso,anche se non potevano assestare un colpo significativo alla supremazia bianca. Nixon come presidente della sezione e la Parks come segretaria, hanno fatto pressione per avere l’iscrizione della gente di colore nelle liste elettorali, la giustizia legale e l’abolizione della segregazione razziale. La Parks ha percorso lo stato documentando la brutalità dei bianchi e le infrazioni della legge. L’estate prima dell’episodio dell’autobus, aveva partecipato a un seminario di due settimane alla Highlander Folk School, una scuola di addestramento per adulti di  razze diverse, nel Tennessee, per organizzare l’attuazione dell’abolizione della segregazione razziale.

Conoscendo bene quanto costava la resistenza sugli autobus (una sua vicina era stata uccisa, la giovane Claudette Colvin era stata maltrattata), e avendo opposto resistenza personale molte volte contro la segregazione senza ottenere nulla, la Park capiva il costo, il pericolo, e la probabile inefficacia della sua resistenza. E tuttavia ” spinta fino a dove poteva sopportare di spingersi”  lo ha fatto comunque. Quando, con sua sorpresa, il suo arresto ha galvanizzato un movimento di massa, ha lavorato sodo per sostenerlo nell’anno seguente.

La sua opposizione ha causato rilevanti difficoltà economiche e personali alla sua famiglia. Nei primi tempi del boicottaggio, sia Rosa che Raymond Park hanno perso il lavoro. Otto mesi dopo la fine del boicottaggio, senza poter ancora trovare un lavoro, in cattiva salute e con le continue minacce di morte da affrontare, essi hanno lasciato Montgomery e sono andati a Detroit. Rosa non si è riposata, ma si è unita a nuovi e vecchi compagni per combattere il razzismo della sua nuova città di residenza e, più in generale, della società americana.

Una delle più grosse distorsioni della favola della Parks è il modo in cui questa la rappresenta come docile, senza la risoluta sensibilità politica che le faceva riconoscere in Malcom X il suo eroe personale. Arrivando a Detroit nel 1957, Rosa ha passato più di metà della sua vita lottando contro l’ingiustizia razziale delle leggi Jim Crow *nel nord del paese. Descrivendo la città come la “terra promessa che non era”, la famiglia Parks viveva “nel cuore del ghetto” e ha scoperto che il razzismo a Detroit era “diffuso quasi quanto a Montgomery.” Essendosi offerta come volontaria nella sua campagna politica, la Parks è stata assunta dal Repubblicano di recente eletto, John Conveyers nel 1965 per fare parte della sua squadra di Detroit, dove Rosa si è occupata di: brutalità della polizia,  di eventi aperti a tutti, di benessere pubblico, e di discriminazione nel campo del lavoro  – le piaghe del razzismo nel Nord America.

I suoi impegni politici di lunga durata per l’autodifesa, la storia della gente di colore, la giustizia economica, la responsabilità della polizia e la responsabilizzazione politica della gente di colore, si sono intersecate con gli aspetti fondamentali del movimento del Potere Nero, e lei ha preso parte a numerose mobilitazioni alla fine degli anni ’60 e ’70. In quanto internazionalista, si opposta al coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam, ha dimostrato davanti all’ambasciata del Sudafrica per condannare l’apartheid e ha contestato la politica statunitense in America Centrale. Otto giorni dopo l’11 settembre si è unita ad altri attivisti per scrivere una lettera con la quale si chiedeva giustizia, non vendetta, insistendo che gli Stati Uniti dovevano operare insieme alla comunità internazionale e mettendo in guardia contro la rappresaglia e la guerra.

Fino alla fine della vita, la Parks ha continuato a mettere l’accento la necessità duratura del cambiamento sociale, ricordando agli Americani “di non accontentarsi dei successi che abbiamo fatto negli ultimi 40 anni.” Quella intera vita di fermezza,  di indignazione, di tenacia e di eroismo è quella che merita la venerazione nazionale.

Rendere giustizia alla vera eredità della Parks, richiede quindi qualche cosa di noi, qualche cosa molto più difficile da fare che un francobollo o una statua. Il coraggio di Rosa Parks consisteva nella capacità di opporre resistenza personale, anche se lei ed altri lo avevano fatto prima e nulla era cambiato, e perfino quando Rosa capiva bene il danno che poteva averne. Ha opposto resistenza ripetutamente durante tutta la sua vita.

Onorare la sua eredità significa avere la stessa audacia. Richiede riconoscere che l’America non è una società post-razzista e che il degrado provocato  dall’ingiustizia razziale e sociale è profondo ed evidente. Comporta un intenso impegno negli scopi per i quali Rosa ha lottato tutta la sua vita  – un sistema di  giustizia penale imparziale e giusto per la gente di colore, il diritto di voto senza restrizioni, l’accesso paritario all’istruzione, una  vera assistenza ai poveri, eliminare  le guerre di occupazione degli Stati Uniti e la storia della gente di colore da tutti i settori dei curricoli scolastici. Infine significa prestare attenzione alle parole che ha detto agli studenti del College Spelman: “Non rinunciate e non dite che il movimento è morto.”

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it.wikipedia.org/wiki/Leggi_Jim_Crow

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Fonte ita:  Z Net Italy

 

Jeanne Theoharis è professoressa di Scienze politiche al College Brooklyn dell’Università della città di New York, ed è autrice di una nuova biografia: The Rebellious Life of Mrs. Rosa Parks [La vita ribelle della Signora Rosa Parks].

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/rosa-parks-stamp-on-american-history-by-jeanne-theoharis

Originale: The Root

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

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