Category Archives: cybercultura_internet

Facebook come Minority Report?

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Facebook dentro le chat, contro il crimine

Le conversazioni monitorate in cerca di parole chiave e comportamenti sospetti. Se scatta l’allarme parte la segnalazione dei profili alla polizia. La precrimine del social network?

di Mauro Vecchio

Una vasta operazione di monitoraggio delle conversazioni, messa in piedi da Facebook e altre piattaforme social per segnalare agli ufficiali di polizia le più disparate attività criminose. L’esclusiva ha fatto rapidamente il giro del web specializzato, a partire da un’inchiesta pubblicata dall’agenzia di stampa Reuters.

I tecnici del social network di Menlo Park avrebbero implementato uno specifico strumento software per il monitoraggio della chat interna, a caccia di un gruppo di parole chiave sospette. Il programma di sorveglianza è emerso dopo l’arresto di un cittadino statunitense che aveva programmato un appuntamento con una ragazza di appena 13 anni.

I predatori sessuali risultano infatti tra le vittime preferite dal vasto sistema di sorveglianza implementato da Facebook e altre reti sociali. Il tool procede con l’analisi del linguaggio tra i messaggi in tempo reale del sito in blu, andando ad esempio a scovare la differenza d’età tra i protagonisti della conversazione.

In caso di comunicazioni sospette, il programma procede con l’immediata segnalazione dei vari profili ai responsabili di Facebook, che possono poi contattare la polizia per denunciare il caso. Non è dato sapere se il sistema preveda l’archiviazione degli stralci di chat all’interno dei server, una problematica che farebbe insorgere gli attivisti della privacy.

Da parte degli stessi vertici del sito pare non vi sia nessuna intenzione di spiare in massa le attività degli utenti. Solo utilizzare una tecnologia capace di prevenire crimini come ad esempio l’abuso sessuale sui minori. Facebook è in grado di consegnare alle autorità le informazioni personali degli utenti, in presenza di una specifica richiesta – subpoena – da parte di un giudice.

Qui si tratta però di una consegna automatica in base all’analisi delle parole chiave all’interno di una conversazione in chat. Facebook ha sottolineato come la condivisione dei dati con la polizia si basi su “sospetti effettivi”. Ovvero per prevenire un crimine arrestando un predatore sessuale prima che incontri la sua vittima. Resta da chiarire se, nonostante le buone intenzioni, la faccenda non superi una certa linea: non è che Facebook ha inventato la pre-crimine?

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Fonte: Punto Informatico

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URGENTE!!! FACEBOOK #nontoccarelaprivacy#

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da: Operation Payback ITA

ATTENZIONE!!!! URGENTE!!!! La privacy non si vende! ..Figuriamoci se si regala! FACEBOOK ha aperto un referendum ai suoi 900.000.000 di iscritti dal 1 giugno 2012 al 8 giugno 2012 per avere la possibilità di vendere i nostri dati. Per negargli questo c’è bisogno del quorum del 30%, perciò VOTATE tutti la 2° opzione “Documenti esistenti” per non far vendere i nostri dati! Non siamo stati avvisati prima, neanche nel modo in cui ci fà notare le novità introdotte in Facebook con dei fumetti al Login, e già questa è una vergogna!, in questi 4 giorni di tempo rimasto accorrete a VOTARE!

Traducete questo messaggio in altre lingue e DIFFONDETE a più non posso! Notizia riportata dal CORRIERE della SERA!

Per VOTARE eccovi il seguente link da cliccare: https://apps.facebook.com/fbsitegovernancevote/contests/230120

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“…Per Facebook è d’altra parte importante poter gestire con mano più libera i dati personali degli utenti, conquistando la libertà di fornirli a terze parti e poter creare così un business interessante: secondo diversi analisti il tonfo del valore delle azioni si spiega in parte proprio col fatto che Facebook non produce niente, né vende niente; tutto ciò che ha è costituito soltanto dai dati degli utenti.

Si tratta di una merce potenzialmente molto preziosa, ma anche delicata: se il social network riuscirà a dimostrare di poterne fare commercio con l’approvazione dei titolari delle informazioni stesse potrà forse dire di aver trovato un modo per fermare la discesa in Borsa…”   (fonte: ZeusNews)

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La Rete è in pericolo!

 

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Brin: la Rete è in pericolo, Google ultimo baluardo

di Mauro Vecchio

La grande minaccia al Web libero secondo il co-founder di BigG. La cybercensura dei governi, le lobby anti-pirateria, i giardini recintati di Apple e Facebook

Una minaccia incombente sulla libertà del vasto ecosistema connesso, annunciata dal co-founder di Google Sergey Brin in una lunga intervista al quotidiano britannico The Guardian. In pericolo sarebbero i principi fondamentali di apertura e libero accesso alla Rete, in un ambiente digitale che sembra ormai distante dagli albori della grande rivoluzione tecnologica.

“In tutto il mondo, esistono forze molto potenti che si sono allineate su più fronti contro la Rete libera – ha esordito Brin – Sono più preoccupato ora che in passato. È spaventoso”. Chi porterebbe al web questa minaccia così terribile? Innanzitutto i vari governi del pianeta, quelli che combattono la libera circolazione di opinioni nell’era della condivisione online.

Dalla grande muraglia digitale in Cina al blocco dei social network in Iran. La natura aperta e democratica della Rete messa in pericolo dal regime della cybercensura, sui ripetuti tentativi di tecno-controllo da parte delle autorità più repressive. I vari nemici di Internet sono annualmente denunciati dall’organizzazione internazionale Reporters Sans Frontieres (RSF).

Ma la minaccia paventata da Brin non passa soltanto per la censura a livello governativo. Le lobby legate all’industria dell’intrattenimento hanno scatenato un’agguerrita battaglia contro la condivisione pirata, attraverso disegni di legge – SOPA, CISPA, ma anche trattati come ACTA – pericolosi per la libertà d’espressione sul web.

Infine, la terza forza indicata dal co-founder di BigG. Colossi come Apple e Facebook starebbero stringendo la morsa per una visione “balcanizzata” della Rete. Attraverso rigide piattaforme proprietarie che sarebbero ormai riuscite a chiudere milioni di utenti nei cosiddetti walled garden, giardini recintati per il controllo totale delle attività condivise.

Tornano così i vecchi dissapori tra Google e il sito di Mark Zuckerberg, in particolare la battaglia sull’esportazione dei contatti Gmail verso il social network da quasi 900 milioni di amici. L’azienda di Mountain View aveva di fatto bloccato Facebook, dopo un tentativo silente di sfruttare l’immenso patrimonio di dati sul sito in blu.

Il ragionamento offerto da Brin sembra chiaro. L’ecosistema digitale voluto da Facebook non permetterebbe oggi la nascita di un protagonista come Google. “Con tutte queste regole, l’innovazione rischia di essere limitata”, ha sottolineato Brin. Curioso però il motivo citato dal co-founder di BigG.

“C’è tanto da perdere con i sistemi recintati. Ad esempio, tutte le informazioni contenute nelle applicazioni. Questi dati non sono rintracciabili dai crawler del web. E quindi l’utente non li può cercare”. È dunque questa la minaccia portata dai colossi 2.0 come la piattaforma di Zuckerberg? In altre parole, per Brin tutto quello che non è indicizzabile da Google sarebbe un problema, in una inedita sovrapposizione tra Google stessa e una Internet libera.

“Facebook ha succhiato per anni i contatti Gmail”, ha ribadito Brin. È tutta una questione di libero accesso alle informazioni da parte di società private che offrono servizi ormai fondamentali ai netizen? C’è chi ha infatti ricordato a BigG le sempre attuali problematiche relative al rastrellamento selvaggio di dati personali e attività di navigazione web.

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Fonte: Punto Informatico
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