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Offshore Leaks: come ha operato l’International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ)

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Offshore Leaks: come scoprire storie in mezzo a 260 gigabytes di informazioni

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“Pazienza e perseveranza”. Sono le parole d’ ordine con cui l’ International Consortium of Investigative Journalism ha cercato di dare un senso ai 260 Giga di documenti alla base della più grande investigazione giornalistica transnazionale di tutti i tempi. Una dei giornalisti che hanno lavorato all’ impostazione dell’ operazione, Mar Cabra, freelance e Data research manager per l’ ICIJ,  racconta a Lsdi uno degli aspetti chiave dell’ operazione: capire che cosa e come cercare nella marea dei dati.

Gli altri aspetti più interessanti dal punto di vista tecnico: i software utilizzati per dare ordine; i gruppi di ricercatori in Germania, Inghilterra e Costa Rica; i sistemi di riconoscimento ottico dei caratteri di documenti illeggibili.

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di Daniele Grasso

“Pazienza e perseveranza”. Sono queste le parole d’ ordine con cui i giornalisti dell’ International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ) hanno dato un senso ai 260 gigabytes di documenti alla base della più grande investigazione giornalistica transnazionale di tutti i tempi

Ormai nota come “Offshore Leaks”, si tratta di una serie di inchieste che l’ organizzazione – un progetto del Center for Public Integrity  – ha diffuso giovedì 4 aprile.

L’ investigazione riguarda il business di chi opera nei paradisi fiscali trasferendo l’ amministrazione dei propri beni ad una terza persona. Varie testate dei 46 Paesi da cui provengono gli 86 giornalisti che hanno preso parte a questa inchiesta globale – per l’ Italia, Leo Sisti, vice presidente e reporter di Irpi.eu (Investigative ReportingProject Italy), su L’ Espresso – hanno pubblicato i nomi e le storie di chi utilizza le compagnie “offshore” per evadere milioni di tasse all’ erario pubblico del proprio Paese.

Per capire come ci siano riusciti, bisogna risalire all’ inizio del 2012.

Gerard Ryle, un media executive australiano, si ritrovò tra le mani un disco fisso contenente 260 gigabytes di informazione relativa al mondo delle compagnie Offshore. Un ‘’leak’’ tanto gigantesco quanto quasi indecifrabile. Come spiega in un’ intervista al Neiman Lab,  Marina Walker Guevara, vice direttore dell’  ICIJ, Ryle bussò alla porta dell’ organizzazione chiedendo una scrivania e un po’ d’ aiuto. L’ obiettivo, identificare, verificare e contrastare 2,5 milioni di files contenenti informazioni finanziarie relative a più di 170 Paesi.

La prima idea, spiega Guevara, fu quella di creare un nucleo di sei giornalisti che si dedicasse giorno e notte all’ analisi dei dati. Ma avrebbe avuto senso cercare di capire, da un ufficio di Washington, se un nome dietro ad una compagnia in un paradiso fiscale avesse una qualche rilevanza in Romania, in Azerbaijan o in Spagna? Probabilmente i risultati non sarebbero stati gli stessi: “Si tratta di storie basate su una grande quantità di dati, ma non bastava osservare i documenti e sedersi a scrivere: avevamo bisogno di reporters sul terreno”, racconta Guevara.

Ai giornalisti sul terreno, però, era urgente dare dei nomi. E per scovare i nomi, bisognava mettere in ordine i dati. Come spiega l’ organizzazione in un post sul suo sito, il primo software utilizzato a questo scopo fu NUIX, che permette di effettuare una ricerca tematica interna ai documenti (si tratta di un software FTR, free text retrieval). L’ ostacolo dell’ altissimo costo del programma è stato risolto con un accordo con la compagnia che lo commercializza, che ha ceduto gratuitamente un limitato numero di licenze all’ ICIJ.

Per fare chiarezza tra i documenti e “pulire” i dati, invece, l’ ICIJ si affidò a programmatori in Germania, Inghilterra e Costa Rica. Dai tre paesi nacquero proposte pensate ad hoc per l’ analisi dei dati in possesso all’ organizzazione.

Superato anche l’ ostacolo dei documenti illeggibili dai computer grazie ad un sistema di riconoscimento ottico dei caratteri (Optichal Character Recognition, OCR), il database era pronto. Spesso, peró, la ricerca del proprietario ultimo di una compagnia non dava nessun risultato: “il problema era il disegno del database”, spiega l’ ICIJ.

Il database, dunque, fu ricostruito. E i reporter nei vari Paesi potevano quindi cominciare ad utilizzare InterData, un sistema di ricerca online, per scaricare le informazioni contenute su piú di 53.000 documenti. Dopo aver provato con il nome del proprio presidente del Governo o di un noto imprenditore -senza risultati-, risultò chiaro che non sarebbe stata un ricerca in stile Google.

Pazienza e perseveranza: “La chiave non era tanto nei documenti in sé, quanto nel sapere cosa cercare”, spiega per telefono a LSDI Mar Cabra, giornalista indipendente e Data Research Manager in quest’ ultima inchiesta dell’ ICIJ.

“Nei documenti – continua Cabra – non si trova il nome del beneficiario, ma quelli dei direttori delle aziende, di avvocati, dei prestanome”. Era dunque necessario tener ben presenti “le relazioni tra le persone citate e le compagnie che controllano”, precisa. O i risultati erano pagine bianche e frustrazione: i dati infatti non erano strutturati così come il reporter era solito pensare. L’ appoggio di un Data Research Manager fu quindi fondamentale per dare un senso alla ricerca tra i nomi di 122.000 aziende offshore, 12.000 intermediari e una lista di circa 13.000 possibili proprietari delle citate compagnie. Da quest’ analisi nacquero le prime storie, anticipate in Novembre da ICIJ e  Guardian, sulle fortune britanniche nelle Isole Vergini.

Resta ancora da chiarire se i dati e i documenti originali verranno pubblicati. Il dibattito, per il momento, è molto attivo sulle reti sociali. Tra i più critici con la momentanea decisione dell’ ICIJ di non pubblicare il database, c’ è Wikileaks, che rese pubblici, invece, i documenti (“puliti” e leggibili, così come gli furono consegnati) dei suoi files. In questo senso, secondo Mar Cabra, “l’ ICIJ non è Wikileaks: è un progetto giornalistico che crea storie per spiegare cosa c’ è dietro il sistema dei paradisi fiscali. Il suo obiettivo è praticare giornalismo e far sì che si capisca un problema, dandogli un nome e un cognome, scovato in un sistema di dati molto complesso”, spiega la giornalista.

Durante il mese di aprile, l’ ICIJ continuerà a pubblicare altre storie nate da un disco fisso di 260 gigabytes.

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Fonte:  Lsdi  (Libertà di Stampa e Diritto all’Informazione)

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Anonymous #OpIsrael# – 7 aprile 2013 durissimo attacco ad Israele. Sarà oscurato il paese!

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#OPIsrael

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“Saluti Cittadini del mondo, questo è Anonymous.

È venuto alla nostra attenzione che il governo israeliano ha ignorato i ripetuti avvertimenti circa l’abuso dei diritti umani, la chiusura di Internet in Israele e usare violenza sui propri cittadini e quelli dei paesi vicini.

Il 7 Apr 2013 sarà un data da ricordare per le forze di difesa israeliane e le forze di sicurezza di Internet. Noi colpiremo qualsiasi e tutti i siti web che riteniamo essere nel Cyberspazio israeliano come rappresaglia per le violenze sul popolo di  Gaza e in altre aree.

Anonymous è stato a guardare, e tu hai ricevuto avvertimenti giusto del nostro intento di prendere il controllo del vostro cyberspazio nel rispetto dei diritti umanitari fondamentali di libertà di parola e il diritto di vivere. Come di 09:00 Pacific Standard Time, il numero di siti web israeliani hanno attaccato è di circa 10.000. L’ulteriore assalto alla popolazione di Gaza, la gente della Palestina o di qualsiasi altro gruppo sarà trattato come una violazione dei collettivi di Anonymous intento a proteggere le persone del mondo.

Israele, è nel vostro interesse a cessare e desistere qualsiasi ulteriore azione militare o il vostro conseguenza diventerà peggio di ora in ora. Questo è un messaggio da Anonymous Op Israele,  Pericolo hacker, anonime operazioni speciali e il collettivo Anonymous di tutto il pianeta. Tratteremo ogni morte   come un attacco diretto ad Anonymous e sarete da noi attaccati rapidamente e senza preavviso. I nostri cuori sono con le donne, i bambini e le famiglie che stanno soffrendo in questo momento, come risultato diretto del governo israeliano e degli abusi dei suoi militari.

Fratelli e sorelle di Anonymous, vi invitiamo a protestare contro il governo israeliano e le forze ostili associate. Ora è il momento  per aiutare le persone che stanno soffrendo. Aiuta le persone che si stanno prendendo vantaggio. Aiutare quelli che stanno morendo e che favorirà il collettivo nel suo insieme e che possiamo contribuire a portare una pace nella regione di Gaza a quelle persone che così disperatamente bisogno. Chiediamo al collettivo anonimo di hack, deturpare, banchine, dirottare, perdita di dati, acquisizione admin, quattro oh quattro e DNS terminano il Cyberspazio israeliano con ogni mezzo necessario.

Per il governo israeliano, Anonymous è stanco del vostro bullismo, e ora si vedrà il risultato delle vostre azioni.

Cyber ​​guerra è stata dichiarata al cyber spazio di Israele   e vedrete esattamente ciò di cui siamo capaci. Israele, l’angelo della morte è stato chiamato al cyberspazio.

Noi siamo Anonymous.

Siamo una legione.

Noi siamo uniti.

Aspettateci e rispettateci.”

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VIDEO-COMUNICATO

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Anonymous – #opcoisp – Attacco al sito del COISP

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anonymous

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“Salve, servi dello Stato.

apprendiamo dell’ennesima dimostrazione di viltà alla quale avete dato adito.

Il vostro pseudo-sindacato manifesta solidarietà verso mani colpevoli e sporche di sangue innocente.

Insabbiate la verità, sprezzanti di una madre orfana di un figlio strappatole barbaramente da quattro assassini, rendendovi complici di una sanguinosa mattanza e di un dolore che non può essere sopito.

Infangate i diritti umani incarnando il ruolo di capri espiatori, mentre vi prodigate in azioni violente, repressive e deplorevoli.

L’ombra del sangue di Federico è più viva che mai.

Non dimentichiamo chi è caduto per mano di vili assassini asserviti al potere.

Non dimentichiamo lo strazio delle madri e dei padri che chiedono giustizia e rispetto. Le loro urla e le loro lacrime sono anche le nostre.

E a loro ci stringiamo, con la promessa di utilizzare tutte le armi in nostro possesso per indagare sulle morti impunite, per fare luce laddove lo Stato complice vuole imporre il silenzio.

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VITTIME DELLO STATO:

Federico Aldrovandi (2005)

Stefano Cucchi (2009)

Riccardo Rasman (2006)

Giuseppe Uva (2008)

Niki Aprile Gatti (2008)

Carlo Giuliani (2001)

Massimo Casalnuovo (2011)

Gregorio Durante (2011)

Aldo Bianzino (2007)

Gabriele Sandri (2007)

Simone La Penna (2009)

Manuel Eliantonio (2008)

Marcello Lonzi (2003)

Michele Ferrulli (2011)

Dino Budroni (2011)

Carmelo Castro (2009)

Daniele Franceschi (2010)

Giuseppe Casu (2006)

Piero Bruno (1975)

Giovanni Ardizzone (1962)

Rodolfo Boschi (1975)

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SOPRAVVISSUTI:

Luciano Isidro Diaz

Stefano Gugliotta

Luigi Morneghini

Paolo Scaroni

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Il sangue sparso per mano di deplorevoli divise è il sangue di tutti.

Che giustizia sia fatta, dunque.

SIC SEMPER TYRANNIS

We are Anonymous
We are Legion
We do not forgive
We do not forget
Expect Us

#Anonymous #ACAB #Humanrights #Italy

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Fonte: Il blog ufficiale di Anonymous Italia

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