Monthly Archives: Marzo 2014

Turchia: Erdogan contro YouTube e Facebook

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Manifestazione a Ankara per protestare contro la controversa legge che promuove la censura di Internet

Manifestazione a Ankara per protestare contro la controversa legge che promuove la censura di Internet

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Turchia, scontro su YouTube e Facebook

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Nuove minacce di Erdogan contro Internet: ospita intercettazioni che lo vedono protagonista di episodi di corruzione e certi siti andrebbero bloccati nel nome della privacy. Ma il Presidente Gul smentisce tutto

di Claudio Tamburrino

Mentre continua l’iter legislativo della normativa attraverso cui il Governo di Ankara vorrebbe tenere la Rete sotto il giogo della censura, nel nome della privacy e della tutela dei diritti personali dei suoi utenti, il Primo Ministro della Turchia Recep Tayyip Erdogan continua a minacciare Internet.

Nell’ultimo intervento davanti ai microfoni dell’emittente privata ATV, Erdogan ha detto che “vi sono altri passi che faremo in questo ambito dopo il 30marzo… incluso un bando” nei confronti di siti come YouTube e Facebook. Questi siti, in particolare, oltre ad essere già vittime di blocchi da parte delle autorità turche, hanno scatenato il furore di Erdogan in quanto usati dai cittadini per pubblicare anonimamente certe intercettazioni che lo coinvolgono, e lo mostrerebbero protagonista di casi di corruzione.

Il realtà il presidente della Turchia Abdullah Gul – dello stesso partito di Erdogan e con il potere di veto sulle proposte di legge – ha smentito il premier, affermando che la “chiusura dei social media è fuori discussione”.

Per Gull, infatti, già vi sono nell’ordinamento turco le norme che permettono alla autorità di bloccare l’accesso a quei contenuti che violano la privacy di una persona.

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Fonte: Punto Informatico

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Anonymous #OperationGreenRights – Affari sporchi della Marina

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Anonymous #Italy ed #OperationGreenRights danno avvio alla loro campagna internazionale antimilitarista.

Con questa operazione ci prefiggiamo di aprire uno spiraglio di luce sul lucroso ed opaco mondo dell’industria bellica in Italia. I file riportati coinvolgono molte industrie tra cui OtoMelara, OSN, Fincantieri, Finmeccanica, Selex, Lacroix, Chemring oltre alla stessa marina militare italiana. Siamo stanchi di vedere il globo terreste suddiviso in stati presidiati da eserciti di macellai di uomini, gigantesche e costosissime macchine della morte. Ritenendo, dunque, assassini, e non eroi, i militari addestrati ad uccidere, e ritenendo anche che l’industria bellica sia corresponsabile delle efferatezze degli eserciti, chiediamo con forza che questi siano costretti a risarcire economicamente ogni vittima civile delle loro azioni mortifere (LINK #DeclarationChan). Quindi, consapevoli di tutto ciò, abbiamo deciso di sottoporre a continua intercettazione, per un periodo di un anno circa, l’ utenza privata di un ammiraglio della marina militare italiana. La mole di dati è impressionante, perciò ci è stato possibile studiarne solo un piccola parte, quindi ci appelliamo a ogni essere umano perché scarichi tutti file e legga di persona. Il nostro fine è costringere gli apparati dello stato spesso opachi, inutili, violenti e parassitari alla trasparenza. Divulgando queste informazioni ci auguriamo di recare il massimo intralcio possibile al gerarchico e violento apparato della marina militare. Con questa azione riteniamo inoltre di fornire ad ognuno gli strumenti per esercitare un dissenso antimilitarista più efficace e consapevole.

Innanzitutto da questi dati è possibile comprendere l’ingente mole di risorse che lo stato destina alla marina militare ogni anno, 6 miliardi di euro nei prossimi 2 anni (vedi link all’allegato trafugato quiqui ) [Completamento prime informazioni]

Si tratta di soldi che sono mal spesi in linea di principio perché destinati alla produzione di armi, ma ovviamente tale sperpero è tanto più intollerabile poiché distoglie denari preziosi dalle tasche dei moltissimi/e poveri che affollano questo paese. E’ inoltre necessario constatare che, evidentemente, l’Italia da decenni non è sottoposta a nessuna minaccia militare, quindi tali stanziamenti nella marina da guerra sono assolutamente privi di utilità pratica.
Fatte queste doverose considerazioni preliminari passiamo ad esaminare le poche ma rilevanti e-mails che Anonymous ha potuto controllare direttamente. E’ necessario specificare che tra i dati sottratti e direttamente controllati nell’ambito di questa operazione alcuni non riguardano la marina militare ma la Cyber Sicurezza e la difesa delle infrastrutture informatiche critiche. Si tratta di una piccolissima parte dell’archivio risultato della sopra citata attività di intercettazione.
Innanzitutto sveliamo l’identità di quello che nelle e-mails è chiamato amichevolmente il ‘Mega Ammiraglio‘, il suo nome è Giuseppe ILACQUA Ammiraglio Ispettore (AN) riserva Laureato con 110/110 e lode in Ingegneria Elettronica, (“radar – ponti radio”) .
Negli anni 1977-1985, a Navalcostarmi 12^ Divisione – Capo della Sezione radar/IFF; in tale periodo, ha seguito lo sviluppo e la realizzazione, tra l’altro di radar aerei e navali.
Alla Direzione Informatica Telematica e Tecnologie Avanzate (TELEDIFE) è stato Capo del 1^ Reparto “Informatica e Telematica”, responsabile delle forniture dei sistemi e componenti informatici e telematici classificati e non classificati a livello sia interforze che di F.A (si veda direttamente curriculum qui )…(leggi tutto)

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Fonte: Il blog ufficiale di Anonymous Italia

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L’origine storica dell’8 marzo

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L’8 marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell’ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato un po’ sfumando, lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche – se non soprattutto – da connotati di carattere commerciale

L’origine della festività è controversa. Una possibilità è che la sua istituzione risalga al 1907 nel corso della VII Conferenza dell’Internazionale socialista di Stoccarda (1824 agosto), quando fu sollevata la questione femminista. Sarebbe di Rosa Luxemburg la proposta di dedicare un giorno ai diritti delle donne. Il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne».

Il movimento operaio e socialista di inizio secolo ha celebrato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile. La festa della donne si svolse per la prima volta domenica 28 febbraio 1909, ma ebbe solo carattere nazionale perchè si svolse negli Stati Uniti grazie all’organizzazione dell partito socialista americano. Le delegate socialiste americane, forti dell’ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna nel loro paese, decisero di proporre durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910, cioè due giorni prima dell’apertura dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista, di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.

La prima celebrazione internazionale si ebbe l’11 marzo 1911, quando numerose manifestazioni si tennero in Austria, in Danimarca, in Svizzera, in Germania e negli USA. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». L’8 marzo 1917 (23 febbraio secondo il calendario non riformato) le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono, accanto agli uomini, contro la guerra e la penuria di cibo (nell’ambito della rivoluzione di febbraio).

Alcune femministe italiane (Irene Giacobbe, Tilde Capomazza, Marisa Ombra) ipotizzano che per rendere più universale e meno caratterizzato politicamente il significato della ricorrenza, si preferì omettere il richiamo alla Rivoluzione russa ricollegandosi ad un episodio non reale, ma verosimile, della storia del movimento operaio degli Stati Uniti (vedi a proposito la sezione successiva).

In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall’UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell’8 marzo l’ormai tradizionale fiore della mimosa. Con l’esplosione del femminismo, la manifestazione di Roma dell’8 marzo 1972 si concluse con violentissime cariche della polizia[2], che ritenne intollerabile la presenza di manifestanti con cartelli recanti scritte come «Legalizzazione dell’aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata»; ancor più intollerabile fu per le autorità la diffusione di voltantini che chiedevano che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità».

Il 1975 fu designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite ed a partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna.

L’incendio di Triangle

L’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, fu il più grave incidente industriale della storia di New York. Causò la morte di 146 persone, per la maggior parte giovani operaie di origine italiana e dell’est europeo. L’evento ebbe una forte eco sociale e politica, a seguito della quale vennero varate nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro e crebbero notevolmente le adesioni alla International Ladies’ Garment Workers’ Union, oggi uno dei più importanti sindacati degli Stati Uniti.

L’incendio di New York è uno degli eventi commemorati dalla «Giornata Internazionale della Donna» ma non è da questo, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Giornata della donna. La connotazione fortemente politica della Giornata Internazionale della Donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con l’incendio della fabbrica Triangle.

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Fonte: ita.anarchopedia.org

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