Tutti al ristorante

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di stefano galieni

Ristoranti sempre pieni ed aerei in overbooking per le vacanze, questo il Paese immaginato e raccontato senza pudore dal premier al termine del G20. Spandere ottimismo a tutto spiano, raccontando fandonie da cretino medio è una scelta comunicativa ben precisa. Quella che gli ha permesso e gli permette di godere ancora di un discreto successo in patria ma che poco funziona fra i gelidi analisti del mercato. Ma nei mezzi di informazione italiani questo ottimismo piace, alimenta il circuiti pubblicitario in una eterna reiterazione tale che la distanza fra realtà e percezione della stessa resta incolmabile. Affermare che il premier stia dicendo una minchiata pazzesca di fatto corrisponderebbe ad un boicottaggio dell’economia che deve ancora sopravvivere nella illusione di poter continuare a comperare anche se i soldi non ci sono. Un messaggio negativo crea 1000 consumatori in meno, si comincia a pensare – chi ancora può farlo – che è meglio risparmiare in attesa di un periodo ancora più duro. Perché non provare a smontare parola per parola le parole del grande venditore utilizzando semplici dati materiali? Intanto ad essere pieni, chissà come mai, sono i ristoranti frequentati dal Cavaliere e dai suoi sodali, posti in cui il conto è tranquillamente a 4 zeri e non ci si scandalizza per il costo di una bottiglia di buon vino. Sono tante e tante le piccole trattorie, spesso a conduzione familiare che invece chiudono i battenti, in cui non occorre più neanche prenotare un posto il venerdì. Si tratta di un’altra dimostrazione di come la forbice si si stia allargando. Nel frattempo è cresciuta a dismisura non solo l’utilizzo delle mense Caritas, da parte di insospettabili impiegati, ma anche il frugare nei cassonetti vicini ai mercati alla ricerca di verdure ancora mangiabili. Non a caso sono molti i Comuni da “legge e ordine” in cui i sindaci hanno emanato ordinanze anti rovistaggio. (leggi tutto)

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Fonte:  Controlacrisi.org

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