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Una strana e iniqua politica fiscale: prendere ai poveri per dare ai ricchi e ai benestanti

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uguaglianza

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di Pio Russo Krauss

La nostra Costituzione prescrive che le tasse devono rispondere al principio della progressività: chi ha di più deve dare proporzionalmente di più. In Italia da molti anni le cose non vanno proprio così. In un precedente messaggio (il 9 del 16/3/15, presente sul nostro sito e sulla pagina facebook) facevamo una breve storia delle aliquote IRPEF (la tassa sui redditi delle persone fisiche) ed era evidente che dal 1975 in poi, soprattutto dagli anni ’80 in poi, si sono sempre più ridotte le tasse a ricchi e benestanti mentre sono state aumentate sempre più alle persone con basso reddito. Negli anni ’70 c’erano scaglioni di reddito con aliquote del 50, 60 e perfino 80%, mentre oggi l’aliquota massima (sopra i 75.000 euro lordi annui) è del 43%: quindi un super-ricco e una persona che guadagna 3.000 euro al mese sono tassati con la medesima aliquota. Addirittura più volte è successo che l’aliquota effettiva (quella che considera anche detrazioni, deduzioni ecc.) era più alta per chi era di basso reddito rispetto a chi era benestante.
Oltre alla tassa sulle persone fisiche ci sono le tasse sui patrimoni e quella sul valore aggiunto (l’IVA).
In Italia, a differenza di altri Paesi, non esiste una vera imposta sul patrimonio (cioè una “patrimoniale soggettiva”, che tassa l’intero patrimonio di un soggetto), le tasse patrimoniali colpiscono solo alcuni “possessi”: le case, i terreni, l’eredità, i titoli finanziari. Le tasse patrimoniali esistono in tutti i Paesi avanzati, perché si ritiene, giustamente, che un proprietario di case o terreni o azioni o quadri d’autore o gioielli o yacht, anche se ha un reddito uguale ad un altro cittadino che non ha alcuna proprietà è più ricco di quest’ultimo e, quindi, deve contribuire di più. Il principio che chi ha di più deve dare di più non risponde solo ad un principio di giustizia, ma anche a fare in modo che lo Stato abbia risorse sufficienti per pagare i servizi ai cittadini (sanità, istruzione, polizia, strade, tutela dell’ambiente ecc.) e ad evitare che le disuguaglianze economiche siano troppo grandi, perché ciò frena lo sviluppo economico, aumenta la criminalità e non favorisce il benessere globale del Paese.
Le tasse patrimoniali hanno una funzione in più: quella di orientare i risparmi di ricchi e benestanti verso attività produttive oppure culturali, artistiche, sociali (ciò soprattutto se si incentiva il finanziamento di queste attività tramite agevolazioni fiscali).
In Italia non solo non c’è e non c’è stata una “tassa patrimoniale soggettiva” (sull’intero patrimonio di un soggetto), ma dal 1995 al 2010 si sono presi vari provvedimenti per alleggerire quelle poche tasse patrimoniali esistenti (in particolare le imposte sulla casa e sulle successioni). Contemporaneamente è andata aumentando la tassazione generale, in particolare le imposte sui redditi delle persone fisiche (con le inique storture che abbiamo descritto nel messaggio 9 del 16/3/15). Così, mentre nel 1995 le tasse patrimoniali contribuivano per il 9,8% al totale delle entrate tributarie dello Stato, nel 2010 il loro contributo si era ridotto al 5,9%. Quindi lo Stato ha spremuto sempre più le persone di basso e medio reddito e sempre meno i ricchi e i benestanti. Secondo vari studiosi tale iniqua politica fiscale è stata tra le cause della profonda crisi economica che l’Italia dal 2008 sta vivendo.
L’attuale situazione italiana vede il 20% ricco o benestante possedere il 62% della ricchezza del Paese e il 20% povero o di basso reddito possedere lo 0,4% della ricchezza.
Di quel 20% ricco e benestante tutti sono proprietari della prima casa (e anche della seconda: basta che sia intestata al coniuge e che questi si prenda la residenza nel luogo di villeggiatura dove è situata la casa). Tra quel 20% che possiede appena lo 0,4% della ricchezza i proprietari di casa sono pochissimi. Se si abolisce l’IMU, la tassa sulla casa, il 20% ricco o benestante sarà molto avvantaggiato da tale provvedimento, mentre il 20% di poveri e persone di basso reddito non avrà alcuna agevolazione. L’abolizione della tassa sulla casa è quindi un provvedimento che aumenta le disuguaglianze economiche e avvantaggia chi ha di più.

Abbiamo visto che in Italia non esiste una patrimoniale soggettiva (che tassa cioè il patrimonio complessivo del cittadino), ma singole imposte su singoli “possessi” (es. la casa, i terreni, l’eredità, i titoli finanziari). Una “patrimoniale soggettiva” (di tutti i beni del soggetto) risponderebbe alle indicazioni della nostra Costituzione che afferma che le tasse devono essere progressive (chi più ha deve in proporzione dare di più). Infatti, tassando solo alcuni possessi e non il patrimonio complessivo, non si rispetta il principio della progressività. Per esempio, due cittadini potrebbero pagare un’uguale tassa patrimoniale anche se uno è proprietario di una casa, di uno yacht e di numerosi quadri d’autore e l’altro possiede solo una casa del medesimo valore di quella dell’altro cittadino.
Abbiamo visto anche che dal 1995 al 2010 il patrimonio è stato sempre meno tassato (nel 1995 le tasse patrimoniali contribuivano per il 9,8% al totale delle entrate tributarie dello Stato, nel 2010 al 5,9%), mentre sono state aumentate le tasse sui lavoratori. Quindi sono stati tolti soldi a chi ha di meno per darli a chi ha di più.
In questi giorni si parla di abolire del tutto la tassa sulla prima casa e molti cittadini sono contenti di ciò, senza considerare che in questo modo a chi ha un piccolo appartamento saranno abbonati qualche decina di euro, ma a chi ha un castello o una villa con piscina gli saranno abbonati varie migliaia di euro. Quindi possiamo dire che in questo modo lo Stato regala migliaia di euro ai ricchi e qualche decina di euro a chi con grandi sacrifici ha pagato tutta la vita un mutuo per avere una piccola casa.
Ciò è ingiusto e contrario alla Costituzione e, per di più, non favorisce la ripresa dell’economia. La crisi economica ha tra le sue principali cause l’eccessiva disuguaglianza economica: fette sempre più ampie di popolazione hanno troppo pochi soldi e quindi i consumi calano, l’economia ristagna e le entrate dello Stato diminuiscono, contemporaneamente i ricchi hanno sempre più soldi che preferiscono impiegare in ambito finanziario, da cui manovre speculative, economia instabile e crisi.
Oltre a tassare di più i lavoratori e meno i patrimoni, dagli anni ’90 si è provveduto a tassare di meno i beni di lusso.
L’IVA (imposta sul valore aggiunto) è nata nel 1973 e tassava i diversi beni con 4 diverse aliquote: 0% (cioè esente da IVA) i beni di prima necessità (es. alimenti), 6% beni di cui si vuole agevolare l’acquisto (ad es. i libri), 18% i beni di lusso (pellicce, gioielli ecc.), 12% tutti gli altri. L’IVA per i beni di lusso nel 1975 è stata portata al 30%, nel 1977 al 35% e nel 1982 al 38%. Contemporaneamente l’aliquota standard (quella per la generalità delle merci) è salita al 14% nel 1977, al 18% nel 1982 e al 19% nel 1988. Poi dal 1991 l’aliquota per i bene di lusso è stata dimezzata uniformandola a quella di un qualsiasi altro bene (comprare una pelliccia o fare delle fotocopie dal 1991 sono tassate con la medesima aliquota), e successivamente l’aliquota standard è stata portata al 20%, poi al 21 e in ultimo al 22%.
Insomma negli ultimi decenni si sono ridotte le tasse ai ricchi (riduzione/abolizione di tasse patrimoniali, riduzione dell’IVA sui ben di lusso, riduzione delle imposte di successione) e si sono aumentare le tasse a chi ricco non è (aumento delle tasse sui lavoratori a basso e medio stipendio, aumento dell’IVA sui beni non di lusso). Non si è fatto quasi niente contro la grande evasione ed elusione fiscale (la gran parte dei 130 miliardi di euro di evasione/elusione fiscale all’anno), realizzata grazie a fittizie società estere, paradisi fiscali, aziende a scatole cinesi ecc. Cosi le disuguaglianze sono aumentate a dismisura e ciò è stato tra le cause della crisi economica, che ha ulteriormente impoverito i meno abbienti e fatto aumentare i guadagni dei superricchi. Come afferma il famoso economista Piketty è necessario “una tassa globale sui grandi patrimoni, oltre che la reintroduzione di sistemi di tassazione altamente progressivi”.

Fonti: 1) Eurostat: Taxation trends in the European Union, 2014; 2) T. Piketty: Il capitale nel XXI secolo, Bompiani, 2014

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Fonte: Associazione Marco Mascagna

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Italia: verso la svolta autoritaria

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Appello

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Verso la svolta autoritaria

.27 marzo 2014

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Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Roberta De Monticelli, Salvatore Settis, Rosetta Loy, Corrado Stajano, Giovanna Borgese, Alberto Vannucci, Elisabetta Rubini, Gaetano Azzariti, Costanza Firrao, Alessandro Bruni, Simona Peverelli, Sergio Materia, Nando dalla Chiesa, Adriano Prosperi, Fabio Evangelisti Barbara Spinelli, Paul Ginsborg, Maurizio Landini, Marco Revell
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Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.
Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.
Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.
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Primi firmatari:
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Nadia Urbinati
Gustavo Zagrebelsky
Sandra Bonsanti
Stefano Rodotà
Lorenza Carlassare
Alessandro Pace
Roberta De Monticelli
Salvatore Settis
Rosetta Loy
Corrado Stajano
Giovanna Borgese
Alberto Vannucci
Elisabetta Rubini
Gaetano Azzariti
Costanza Firrao
Alessandro Bruni
Simona Peverelli
Sergio Materia
Nando dalla Chiesa
Adriano Prosperi
Fabio Evangelisti
Barbara Spinelli
Paul Ginsborg
Maurizio Landini
Marco Revelli
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La privatizzazione di acqua e servizi pubblici locali è anticostituzionale!!

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COMUNICATO STAMPA

Grande vittoria dei movimenti, la Corte Costituzionale fa saltare le privatizzazioni di acqua e servizi pubblici locali


Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese.
Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti.

La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l’articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l’articolo 75 della Costituzione. Viene confermato quello che sostenemmo un anno fa, cioè come quel provvedimento reintroducesse  la privatizzazione dei servizi pubblici e calpestasse la volontà dei cittadini.

La sentenza ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011 e rappresenta un monito al Governo Monti e a tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni. Dopo la straordinaria vittoria referendaria costruita dal basso, oggi è chiarito una volta per tutte che deve deve essere rispettato quello che hanno scelto 27 milioni di italiani: l’acqua e i servizi pubblici devono essere pubblici.

Si scrive acqua, si legge democrazia!    


Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
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