Anonymous attacca i più importanti siti governativi sauditi

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Anonymous contro l’esecuzione di Nimr Al Nimr ha deciso di condurre attacchi informatici a siti web governativi sauditi.

Gli hacktivisti di Anonymous per manifestare la loro protesta contro la recente esecuzione di 47 persone in Arabia hanno condotto una serie di attacchi informatici  su siti web di alto profilo del governo dell’Arabia Saudita sotto gli hashtag: #OpSaudi e #OpNimr.

Non ci si dovrebbe sorprendere di questo attacco poiché già nel settembre 2015 gli hacktivisti presero di mira siti top sauditi contro la decisione del governo di crocifiggere Mohammed al-Nimr. Mohammed al-Nimr fu già arrestato quando aveva solo 17 anni con l’accusa di coinvolgimento in presunte attività anti-governative.

L’ultimo attacco informatico è stato responsabile del blocco del sito ufficiale del Ministero della Difesa, del Royal Air Force, del Ministero della Pubblica Istruzione, della Press Association Saudita, del servizio Doganale, del Ministero delle Finanze, dell’Ufficio Mediazione e del Servizio Generale Passaporti.

La cosa interessante è che il sito web del Ministero della Difesa saudita era stato preso di mira anche due giorni fa e da allora è offline.

Storia:

Il 2 gennaio 2016, il governo dell’Arabia Saudita ha annunciato di aver giustiziato 47 detenuti con l’accusa di terrorismo, tra cui un noto religioso sciita Mr. Sheikh Nimr Al Nimr, arrestato per le proteste contro il governo.

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Da Anonymous sono riportati i 2 Tweets e l’elenco dei siti web bloccati:

Al momento della pubblicazione di questo articolo, alcuni siti presi di mira sono stati ripristinati, mentre altri sono ancora offline.

Fonte: Hackread

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Appello Internazionale del popolo curdo: “Basta massacri! Chiediamo una Commissione d’Inchiesta Internazionale Indipendente”

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catismalar

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Basta con gli aiuti e la complicità con ISIS! Basta con la repressione e le uccisioni dei curdi! – Appello internazionale

Il governo turco sta perseguendo una politica criminale nella regione curda del paese, in Siria e nel Medio Oriente in generale. Nonostante sostenga il contrario, tutte le prove indicano che sta continuando il sostegno la complicità con i signori della guerra omicidi di ISIS consentendo che il petrolio di ISIS venga commercializzato attraverso la Turchia, permettendo che il proprio territorio venga usato per il transito di militanti che da tutto il mondo si uniscono alle file dell’organizzazione e fornendo al bisogno rifugio e cure mediche per i miliziani di ISIS, e fornendo armi a ISIS e a una serie di gruppi takfiri settari. Se è così, tutto questo contribuisce alla complicità con un movimento che minaccia il futuro dei popoli del Medio Oriente e persino del mondo intero.

La Turchia sta conducendo anche una feroce campagna di repressione contro in curdi nel proprio territorio, mentre fino alla primavera del 2015 era impegnata in un processo di negoziati con l’articolato movimento curdo di quel paese. Dalla fine di luglio, molte città curde sono sotto assedio da parte delle forze speciali, della polizia e da ultimo, da parte di decine di migliaia di soldati dell’esercito, che imponendo di volta in volta un coprifuoco totale della durata di una settimana, dieci giorni o anche di durata maggiore, accompagnato da interruzione della corrente elettrica e cessazione di ogni possibilità di comunicazione, attaccano zone intensamente popolate, eseguono operazioni di perquisizione casa per casa e uccidono civili, compresi bambini piccoli e persone anziane e anche alcuni giovani militanti che hanno scavato trincee per difendere queste zone. Rapporti fanno notare che situazione è già tragica, con numeri elevati di vittime che dall’inizio della nuova e più accelerata solo pochi giorni fa. Di questo passo e dato che si parla persino della possibilità che questa azione repressiva possa durare fino a un mese, la prospettiva dei numeri vittime può arrivare a migliaia.

Tutto questo deve finire. Il governo turco sta giocando con il fuoco. Le sue politiche di sostegno e complicità con ISIS e di negazione dei diritti elementari del popolo curdo non solo nel proprio territorio, ma anche nel Rojava, che è nel Kurdistan siriano, sono inaccettabili. Ci sono ampie prove che mostrano l’assistenza turca a ISIS in diverse forme, dalle prove sostenute da immagini satellitari fornite dal Ministero della Difesa della Federazione Russa, ai ripetuti avvertimenti e dichiarazioni di diversi rappresentanti dell’amministrazione US A, nonostante il fatto che la Turchia è uno dei maggiori alleati e componente della NATO.

Chiediamo al governo turco di cessare qualsiasi assistenza alla banda assassina chiamata ISIS e di smettere di reprimere e massacrare i cittadini curdi.

Raccomandiamo che venga costituita una commissione di inchiesta internazionale indipendente composta da noti intellettuali, giuristi e difensori dei diritti democratici per investigare sulle affermazioni relative alle pratiche del governo turco in queste aree.

Nome e Organizzazione

Noam Chomsky
Professor, MIT, Cambrigde, MA, USA

Michael Löwy Professor Emeritus CNRS, Francia

Tariq Ali
Editor, New Left Review, Londra, Regno Unito

Joan Cocks
Mount Holyoke College, USA

Bertell Ollman Professor of Political
Science,  New York University, NYC, US

Robert Brenner History Department,UCLA, Los Angeles, CA.

Nancy Holmstrom Professor Emerita,Università di Rutgers

Greg Albo
York University, Canada

Suzi Weismann Politics Department,St. Mary’s College, Moraga, CA.

Fred Moseley Department of Economics, Mount Holyoke College, MA

Eleni Varikas Professor Emeritus,University Paris VIII, Francia

Guglielmo Carchedi
University of Amsterdam (in pensione)

Raquel Varela Universidade Nova de Lisboa,Lisbona Portogallo

David Laibman
Editor, Science and Society, Brooklyn, NY, USA

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Inviare le adesioni a  info@retekurdistan.it

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Fonte: Rete Kurdistan Italia

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Approfondimento  (madu)

Kurdistan

La questione curda

Curdi: il popolo che sogna uno stato

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USA: arriva il super salmone ogm!

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kaosenlared.net_

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Non bastavano gli allevamenti intensivi dove i salmoni, come ogni altro animale, vengono cresciuti in condizioni inaccettabili per i pesci stessi e per chi se ne nutre. Adesso dagli Usa arriva anche un super salmone ogm, capace di raggiungere il peso utile per essere messo in commercio in 16-18 mesi anziché nei 30 mesi necessari a un esemplare tradizionale. Per le industrie significa ottenere più cicli di produzione e ridurre i costi di allevamento. A novembre l’agenzia governativa statunitense che si occupa della regolamentazione degli alimenti e dei medicinali ha dato il via libera alla commercializzazione di questo salmone geneticamente modificato sostenendo che è nutriente come quello dell’Atlantico e che non c’è alcuna differenza biologica con un salmone tradizionale.

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Il salmone sta piangendo

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Ridono quando si sparge la notizia che “presto potremo avere nei nostri piatti filetti di salmone transgenico“, visto che lo scorso mese di novembre e per la prima volta nella storia la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti [1] ha stabilito che, dal punto di vista nutrizionale, il salmone Ogm AquAdvantage è un alimento identico al tradizionale salmone atlantico.

Ridono perché sanno bene che, transgenici o no, cresciuti in allevamenti intensivi e in una monocoltura, questi animali ingrassano in condizioni inaccettabili. In Cile, potenza leader nel settore, con una produzione annuale lorda di 800 mila tonnellate di salmonidi, vengono utilizzati circa sette chilogrammi di antibiotici ogni 10 tonnellate di produzione.

Ridono quando la notizia spiega che la modifica transgenica consente ai salmoni in questione di raggiungere il loro peso commerciale, circa cinque chili e mezzo, tra i 16 e i 18 mesi, a differenza dei 30 mesi necessari a un salmone tradizionale.

Ridono perché sanno bene che, crescendo in allevamenti intensivi, ciò che aumenterà sarà la capacità di produrre salmoni: se crescono più velocemente si potranno ottenere più cicli nello stesso periodo e, di conseguenza, maggiore sarà il sovrasfruttamento delle principali zone di pesca pelagica del pianeta con le quali si riforniscono questi allevamenti marini. Come, per esempio, lo sgombro, la cui pesca nelle acque cilene è scesa, tra il 1994 e il 2010, da 4,4 milioni di tonnellate annue a meno di 800 mila tonnellate.

Ridono e pensano alla balenottera azzurra, la più emblematica delle vittime dell’inquinamento generato dall’industria dell’allevamento intensivo di salmoni in gabbia.

Sanno che con un salmone che avrà una crescita più veloce, l’inquinamento avrà un’accelerazione e gli accordi adottati dalle industrie del salmone per “incoraggiare modelli produttivi responsabili, sotto l’aspetto sociale ed ambientale”, saranno, come già sono adesso, solamente belle parole in un affare molto sporco. Le spiagge del sud del Cile e i suoi fondali marini sono depositi di rifiuti di plastica, cavi metallici, vecchie reti e altri oggetti provenienti da questo settore.

Ridono perché questo animale transgenico, evoluzione della scienza, non è pensato per migliorare le condizioni lavorative e sanitarie del settore, che non sono per niente buone. Infatti, secondo il governo cileno, più dell’80 per cento delle aziende violano le norme più elementari e solo tra settembre ed ottobre tre lavoratori sono morti sul loro posto di lavoro, per incidenti sulle imbarcazioni per il trasporto delle gabbie di contenimento o durante lavori in immersione per il controllo delle stesse.

Ridono quando ascoltano i discorsi che ripetono: i progressi transgenici salveranno il mondo.

Ridono perché la notizia presenta il salmone transgenico come un superman “che contribuirà allo sviluppo di un settore economico diventato una risorsa fondamentale per l’economia cilena”. Un settore, quello dell’allevamento intensivo dei salmonidi per l’esportazione, che, e ridono, sanno che se ancora sta in piedi è perché tutta la popolazione cilena lo sta sovvenzionando con le proprie tasse. Si stima che prima della fine dell’anno, un primo gruppo di 400 lavoratori del settore sarà licenziato, nel quadro dei processi di “aggiustamento”. E tra le cause della cosiddetta “tempesta perfetta”, c’è una crescita accelerata e una sovrapproduzione, con caduta dei prezzi internazionali, che il salmone transgenico probabilmente estenderà ancora di più. Attualmente la grande maggioranza di imprese cilene di allevamento dei salmoni si trova in una situazione molto delicata; infatti, le loro azioni in borsa hanno registrato un calo medio del 93 per cento da quando sono entrate nel mercato.

Ridono perché, prima, si immaginano gli oceani invasi da salmoni colossali che mangiano e ingrassano senza sosta. Poi, un oceano desertico. Perché i signori dell’industria dei salmoni transgenici, dicano quel che dicano, prendano le misure che prendano, che siano sterili o che siano allevati in vasche a terra lontano dalle coste, non è impossibile che questi esemplari si riproducano in mare.

E ridono, con una smorfia che non nascondono più, quando spiegano che tutto questo non è questione di salmoni.

Approvare un animale transgenico è il primo passo -in un mondo intessuto di trattati di libero commercio- per incrementare il consumo di massa di prodotti di origine franken-animale che saranno prodotti industrialmente da una manciata di multinazionali e commercializzati da poche altre grandi catene di supermercati, controllando i modelli di consumo della popolazione urbana, constituendo contemporaneamente un devastante impatto su chi produce cibo in base a modelli su piccola e media scala.

Ridono

Ma ridono per non piangere.

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Fonte: comune-info.net

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[1] Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali: ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici

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