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Meeting di Rimini. Bello e buono?

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Il link è loro che cos’è il Meeting. “É la fine degli anni ‘70. Tra alcuni amici di Rimini, che condividono l’esperienza cristiana, nasce il desiderio di incontrare, conoscere e portare a Rimini tutto quello che di bello e buono c’è”. Ed allora andiamo a vederlo assieme questo “bello e buono”. Partiamo dagli sponsor seguendo il vecchio adagio: “dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei”

Finmeccanica è the main sponsor. What else? L’azienda a partecipazione statale è il principale sponsor della XXXIII^ edizione del Meeting di CL. Sfido chiunque, dopo l’anno nero della maggiore azienda nazionale produttrice di armamenti, che deve ancora rispondere alle nostre 10 domande, formulate un anno prima gli ultimi scandali, trovare uno sponsor meno etico.

“Bello, buono e pulito” aggiungiamo noi. Tra i molti donatori v’è anche ENEL che compie 50 anni di energia. Auguri. Un augurio anche a chi vive accanto alle loro centrali al carbone. Per alcuni sono le più inquinanti d’Europa. Dei primati si deve andare orgogliosi; o no?

L’Enel fa accoppiata con Eni. Forse presenti al meeting di Rimini per dimostrare come hanno bonificato il delta del Niger o rispettato i diritti umani in Nigeria.

Ma non è finita. Lo Stato è dentro a piene mani nella manifestazione sia con Poste Italiane, Ferrovie dello Stato e con Autostrade Italiane. Insomma…lasciamoci trasportare dal Meeting: trasporto postale, trasporto pubblico e trasporto privato. Si. Stiamo parlando dello stesso Stato squattrinato che sta chiedendo denari agli italiani con tassazioni tra le più alte al mondo e che è/ è stato rappresentato al Meeting con il Ministero degli affari esteri, Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Provate voi a chiedere un contributo ad uno di questi Ministeri per una vostra seppur lodevole iniziativa….Visto?

Dulcis in fundo. Non poteva mancare la branch italiana della holding svizzera del cioccolato – Nestlè – contro la quale son stati scritti fiumi di parole. Non da noi ma dagli amici di Peacelink. Oppure, se volete una fonte più istituzionale, dall’OMS – Organizzazione mondiale per la Sanità per le politiche di marketing contro l’allattamento materno nei paesi più poveri. Per il lavoro schiavo e minorile in Costa d’Avorio….. Avremmo preferito la nostrana Ferrero che, dopo una nostra inchiesta, s’è impegnata con percentuali certe, anno dopo anno, entro il 2020 ad avere 100% di cioccolato certificato…e quindi non più frutto di sfruttamento (scaricarsi il report se interessati).

E se c’è la Nestlè c’è anche la Coca Cola. Appena cacciata dalla Bolivia assieme a McDonald’s per violazione di diritti sindacali ha trovato casa a Rimini.

Dopo il dolce il caffè. Equo e solidale? Macché; siamo seri. Illy caffè che per l’appunto ha appena chiuso una joint venture con Coca Cola.

Dopo il lauto pranzo non dimenticate le medicine. Novartis, naturalmente. Medici senza Frontiere ci ricorda che da sei anni il gigante farmaceutico porta avanti una causa legale contro l’India che minaccia l’accesso ai farmaci salva-vita a basso costo per milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo….ma, a noi, che ce ne importa?

Signori; si gioca. Tra gli sponsor troviamo Lottomatica e Sisal. Una joint venture per impoverire finanziariamente i più poveri culturalmente. Un mercato florido che aumenta proporzionalmente con la crisi economica.

A questo punto si poteva lasciare anche il governatore Formigoni ed il relativo lauto contributo annuale della Regione Lombardia. Cosa saranno mai i finanziamenti pubblici regionali illeciti di Daccò e Simone a cliniche private per 70 milioni di euro dei quali, secondo l’accusa, 8,5 milioni girati al governatore lombardo. Su per giù non era la cifra che sino allo scorso anno il Pirellone dava al meeting di Rimini? Al confronto ai danni prodotti dagli altri sponsor sembrano noccioline.

Nulla di “buono e bello”, quindi? No. Affatto. Il bicchiere mezzo pieno c’è. Parlo di Intesa San Paolo, banca che sta uscendo, come promesso, dal circuito delle Banche Armate. Nell’ultima relazione aveva solo poche migliaia di euro. Quasi promossa, a differenza di Unicredit che continua sia a finanziare il Meeting e sia a rimanere nella top ten dei finanziatori del mercato d’armi…..di nuove guerre ne sentivamo proprio il bisogno!

Poi E-vai un’azienda lombarda di car sharing ecologico che propone sistemi innovativi ed alternativi all’auto privata….Pieni voti. Il Conai – Consorzio Nazionale Imballaggi che ha un’attenzione quasi spasmodica alla raccolta differenziata. Ed infine Unilever che ha accettato i suggerimenti di Greenpeace per uscire dallo sfruttamento delle foreste pluviali asiatiche.

Questi ultimi sponsor dimostrano che se si vuole “un altro mondo possibile”….si può.

Fabio Pipinato

Ps. Non è la prima volta che poniamo il problema ma, a differenza di altri, gli organizzatori targati CDO continuano imperterriti. Si sa; chi agisce “in Nomine Dei” non sbaglia. Titolo del meeting: “la natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”. Da non intendere come infinità di contributi a prescindere dal profilo etico. Il tutto avrà inizio il 19 agosto. Auguriamo un’ampia ma soprattutto critica partecipazione.

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Fonte: Unimondo.org

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Afghanistan: l’alternativa, la speranza. Uniamoci ai Volontari Afgani per la Pace!

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Restiamo uniti come amici di 30 milioni di Afgani

Di Kathy Kelly

Ecco un semplice passo   fattibile  verso la pace in Afghanistan: costruire relazioni internazionali        diventando amici dei Volontari Afgani per la Pace, Ali e Abdullah e portare le loro voci dimenticate e alternative di non violenza negli Stati Uniti – appoggiate le  nuove richieste per avere il visto statunitense.

Si stima che la popolazione afgana sia di 30 milioni, il 70% dei quali ha meno  di 25 anni. I dati demografici che parlano  di una popolazione  vivace e giovane indicano che c’è una finestra  di opportunità  perché gli Afgani e la comunità internazionale accompagnino la nuova generazione afgana verso un mondo migliore.

Chi sono questi 30 milioni di esseri umani afgani? Sono soltanto un gruppo di “estremisti selvaggi”, come spesso vengono dipinti, indiscriminatamente o per omissione, dai mezzi di informazione tradizionali? Naturalmente no.

Usando l’analogia di Occupy, il 99% di questi 30 milioni di Afgani comuni non hanno una vita facile sotto il governo del ricco e potente 1% di Afgani di buona famiglia.

Sappiamo a mala pena qualche cosa di questo 99%.  Come è normale in questo sistema globale capovolto, il 99% è considerato ‘irrilevante e senza importanza ” nelle decisioni politiche riguardanti  le loro vite insignificanti.

C’è comunque speranza.

Il peggioramento mondiale delle disuguaglianze socio-economiche ha dato vita  all’accumularsi di voci ordinarie  tramite il movimento Occupy, e le proteste di altra gente in Cile, Messico,  Stati Uniti, Spagna, Grecia, Londra e naturalmente durante la Primavera Araba.

Durante la Giornata Internazionale dei Bambini di quest’anno, il ministero afgano  del Lavoro e degli Affari sociali, ha annunciato che “6 milioni di bambini vulnerabili afgani affrontano la povertà e altre serie minacce”.

Affrontano ciò che affronta ogni Afgano: la corruzione ( l’Afghanistan è la terza nazione più corrotta del mondo), la povertà (il 35% degli afgani sono disoccupati, il 36% degli afgani vive al di sotto della soglia di povertà e un terzo dei bambini afgani devono lavorare per integrare il reddito delle loro famiglie) una mancanza di  fiducia di altri Afgani e degli stranieri e una mancanza di buone opportunità di istruzione (particolarmente difficile per i giovani Afgani che desiderano ardentemente  un cambiamento da ottenere tramite l’educazione).

Spesso si demoralizzano per la violenza e l’ingiustizia che aumentano nel loro paese e per l’impunità che aggrava l’illegalità. Studi condotti dal Ministero afgano della sanità nel 2009, mostravano che un incredibile 66% di Afgani soffriva di problemi di salute mentale. E questo accadeva nel 2009. Un recente sondaggio Gallup  dimostra che gli Afgani oggi si sentono più poveri e disperati!

In questo ambiente pesante dal punto di vista emotivo e psicologico, Abdulhai, uno studente afgano di 16 anni, vuole essere felice, ma dice:”Fin dall’infanzia non sono stato quasi mai felice.”

Ogni giorno, quando Ali e Abdullah vanno a scuola a Kabul, organizzano i programmi per il primo giorno di scuola e programmano la loro ‘Campagna per due milioni di amici’  che si terrà il 10 dicembre 2012 nella Giornata Internazionale per i Diritti Umani; lo fanno con la fiducia che piccolo ma decisi atti di amore possano cambiare il mondo.

Sanno che fino a quando le loro coscienze rimangono vicine alle grandi masse  che lavorano sodo, essi non hanno bisogno di sottomettersi a sistemi che gradualmente mettono al posto dei rapporti umani le relazioni il denaro e il potere.

Malgrado la settimana scorsa sia stato loro rifiutato il visto per gli Stati Uniti,  essi  sono ansiosi di festeggiare a Bamyan con le loro famiglie l’imminente festa di Eid che segna la fine del mese di digiuno del Ramadan.

Ali dice: “Sento la mancanza di mamma e papà.”

E’ assolutamente importante, nella  guerra afgana e alla sua devastazione socio-economica ad essa collegata, augurarsi che i due giovani Afgani, Ali e Abdullah ottengano  i visti per gli Stati Uniti per partecipare alla Carovana per la pace  Stati  Stati Uniti -Messico

Forse non è importante per l’1%, ma è importante per quelli come noi che credono nella considerazione di visioni alternative per la costruzione di amicizie pere il progresso umano e per coloro che sperano, sfidando ogni cinica probabilità, che l’amore può cambiare ogni cosa, perfino la guerra, perfino la guerra afgana.

Tre senatori statunitensi, tre membri del Congresso degli Stati Uniti, e il premio Nobel Mairead Maguire e 4.775 firmatari di una petizione lanciata dall”iniziativa on line Roots Action hanno creduto che queste opportunità di scambi pacifici fosse abbastanza importante per loro che hanno scritto  delle lettere all’Ambasciata degli Stati Uniti a Kabul, per appoggiare le richieste di visto di Ali e di Abdullah  e di interviste.

E’ stata probabilmente la prima volta che un qualsiasi individuo afgano ha ricevuto una dimostrazione pubblica di sostegno da parte dell’America di così calorosa, ma non è bastata a superare le preoccupazioni dei funzionari del Consolato degli Stati Uniti.

Le richieste di visto per gli Stati Uniti Ali e Abdullah sono state respinte.

In una realtà mondiale di  potere e di ricchezza concentrate nelle mani di pochi esseri umani amici, gli Afgani comuni, come Ali e Abdullah sono ‘sconosciuti’. Sono dei non-corpi, le loro voci non si sentono.

Ci demoralizza l’idea di come i funzionari del Consolato statunitense considerino il desiderio democratico di oltre 4.000 loro concittadini americani che Ali e Abdullah partecipino alla Carovana per la Pace che si terrà  negli Stati Uniti e durerà 10 giorni.

Abdullah si è meravigliato delle strane parole che il funzionario del consolato dell’ambasciata degli Stati Uniti gli ha comunicato per mezzo di un interprete: “Mi dispiace. La sua richiesta di visto è stata rifiutata. Lei non lavora con il governo e gli Afgani non la conoscono. La situazione dell’Afghanistan non è buona.”

Nel seguito della giornata, Abdullah ha tentato il metodo terapeutico di preparare  tranquillamente il pasto per la fine del Ramadan per la comunità dei Volontari Afgani per la Pace. Ali ha cercato di terminare i compiti di matematica della settima classe, anche se “in realtà non riusciva a concentrarsi’.

Sia Ali che Abdullah ci hanno detto: “Li abbiamo ringraziati alla fine della nostra intervista e ce ne siamo andati con un senso di delusione.”

I governi possono negare i “visti”, ma, fortunatamente non possono negare le amicizie.

Il rifiuto del visto non fermerà Ali e Abdullah che sono membri importanti dell’associazione Volontari Afgani per la Pace nel loro  serio sforzo di costruire una comunità multi-etnica a Kabul, in un momento in cui il conflitto in atto sta aggravando le divisioni etniche e politiche che minacciano l’integrità della società afgana.

Ali e Abdullh non vedono l’ora di incontrare il Premio Nobel Mairead Maguire il 10 dicembre 2012, quando si unirà a loro nella ‘Campagna per 2 milioni di amici’. La loro speranza per questa campagna è semplice: invece di 2 milioni di Afgani vittime della guerra negli ultimi 40 anni, vogliono trovare 2 milioni di amici, come si dice nel video clip ‘Sii uno dei 2 milioni di amici’. E così, per non perdere più nessuna vita umana, si augurano un cessate il fuoco multilaterale che ponga fine alla guerra afgana.

Ali e Abdullah hanno un messaggio di riconciliazione non violento che i gruppi e i governi in guerra non hanno voglia di sentire; non vedono l’ora che si depongano le armi, che i timori vengano  placati e che gli antagonismi si calmino.

Sembra che su un manifesto affisso in tutti i corridoi dell’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul ci sia scritto: “Mantenete la calma e la Transizione.” Ali e Abdullah suggeriscono con la loro vita e le loro azioni, questo messaggio: “Costruite la riconciliazione e i rapporti e la transizione.”

Invitiamo tutti i cittadini del mondo a cambiare questo status quo impersonale, inondando di lettere di sostegno per la nuove richieste di visti tramite il sito: http://act.rootsaction.org/p/dia/action/public/?action KEY=6447; crediamo che quando gli amici si mettono insieme, tutto può cambiare!

Possiamo restare uniti come amici di 30 milioni di Afgani.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/stand-together-as-friends-of-30-million-afghans-by-kathy-kelly

Originale: Kathy Kelly’s ZSpace Page

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2012 –  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY -NC-SA  3.0

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New York: poteva la polizia neutralizzare e non uccidere Darrius Kennedy?

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New York, polizia e sindaco rivendicano l’esecuzione dell’uomo in Times Square

Uccidere un uomo che brandisce un coltello da cucina a Times Square è un atto giustificato. E’ quanto sostiene la polizia di New York a difesa degli agenti che sabato pomeriggio hanno aperto il fuoco contro un uomo che nel cuore affollato di Manhattan non ha obbedito all’ordine di gettare l’arma che teneva in mano. “La polizia ha agito nel modo opportuno” ha commentato il commissario Raymond Kelly al New York Times, riferendosi ai 12 colpi di arma da fuoco inferti a Darrius Kennedy, 51 anni, già arrestato una decina di volte per possesso di droga, e quindi perfettamente conosciuto dai poliziotti. Anche il sindaco di New York Michael Bloomberg si è espresso a proposito, dichiarando che “gli agenti hanno probabilmente agito in modo responsabile” per fermare un uomo “mentalmente pericoloso”.
Ma i famigliari di Kennedy, intervistati dal Wall Street Journal, sostengono che l’uomo non fosse violento, e che la reazione degli agenti sia stata eccessiva. “Penso che avrebbero potuto sparagli un colpo di avvertimento, forse un colpo nella gamba o nel braccio, o qualcosa di simile” ha detto la cugina Kathy Johnson. “So che devono proteggere la gente, ma allo stesso tempo stanno portando via una vita, bisogna considerare anche questo” ha aggiunto.
Kennedy, fermato dai poliziotti nell’area pedonale di Times Square perchè stava fumando marijuana, ha reagito (secondo la versione della polizia) tirando fuori dalla tasca un coltello da cucina e dandosi alla fuga tra la folla e le auto. “Appena ha estratto l’arma, i poliziotti hanno impugnato le pistole” ha raccontato al New York Times Lincoln Rocha, turista brasiliano che ha assistito alla scena. Paul Browne, portavoce del capo della polizia, ha precisato che, nel tentativo di fermare Kennedy, i poliziotti avrebbero usato sei volte lo spray al peperoncino. Kennedy è stato poi raggiunto dalla polizia tra la 37th Street e la 7th Ave, e ucciso con numerosi colpi di pistola sotto gli occhi dei passanti. Tra i testimoni, per la maggior parte turisti, molti hanno ripreso la scena con telefoni cellulari e macchine fotografiche, diffondendo le immagini della tragedia tra i media americani e su youtube.

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Fonte: Controlacrisi