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Anonymous #Antisec Vs Clero# Pubblicati 2GB di mail di don Giacomo Ruggeri

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“Anonymous intende provare a far luce sul vostro losco mondo, membri del Clero.

Ancora una volta siete teatro di oscurantismi, crimini ai danni dei più deboli, corruzione e crociate omofobe.

La vicenda di Don Ruggeri è l’ennesima dimostrazione di come la vostra Istituzione abbia affossato i principi ai quali dovrebbe ispirarsi. Fomentate odio e stigma verso chiunque mostri un orientamento sessuale differente da quello che voi definite “naturale”, in linea con un modello di società patriarcale e discriminante. La vera innaturalità sta nel vostro disgustoso modus operandi. La vostra avidità, la vostra cupidigia sono disdicevoli.
Con quale coraggio, La Chiesa, che sempre più spesso si rivela una congrega di pedofili, può permettersi di giudicare della sessualità e della vita altrui?
Con quale autorità morale, La Chiesa impone di non usare anticoncezionali, trincerando dietro severi ammonimenti e sermoni una vera e propria campagna di disinformazione i cui effetti nefasti sono ormai palesi?
Sferrate continui attacchi alla libertà delle donne, contribuendo a minare ciò che è stato conquistato grazie a dure lotte.
Pensiamo ad un contesto come quello Africano, dove l’AIDS dilaga: lì, il divieto degli anticoncezionali ha un chiaro intento genocida. Pensiamo anche al contesto generale, dove i giovani (e non solo) dovrebbero aver diritto a una corretta informazione sessuale, nonchè agli strumenti necessari atti a tutelare la propria salute e poter gestire e al meglio la propria sessualità. La vostra politica repressiva è complice di numerose piaghe sociali. 
E con quale coraggio, con quale coerenza di fronte a tutto ciò, gerarchi e gregari della Chiesa Cattolica possono predicare l’amore per il prossimo, quando sono i primi a scagliarsi contro il principio dell’Amore universale?
Don Ruggeri, il tuo comportamento è deplorevole. Hai tentato di occultare la vergognosa vicenda che ti ha visto come protagonista nell’abuso di minori. Nonostante ciò, prendiamo atto che con grande spavalderia continui a ribadire di voler dirigere la diocesi in nome della vocazione. In realtà, la tua vocazione è una sola: quella della viltà.
You should have expected us.
We are Anonymous
We are Legion
We do not forgive
We do not forget
Expect Us! “
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Qui sono riportati  i  2GB di mail di don Ruggeri.
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Approfondimento (madu)

Anonymous – #OpFreeAssange# – Attaccato il sito dell’Interpol

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29 agosto 2012

Il gruppo di hacktivisti Anonymous ha  bloccato il sito dell’ Interpol e della  Serious Organised Crime Agency (SOCA) britannica chiedendo la libertà  di Julian Assange fondatore di WikiLeaks.

Parecchi account Twitter, associati agli hacktivisti hanno annunciato l’attacco al sito Web dell’ Interpol (Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale) con un tango-down. Il sito non è stato disponibile a partire dalle 9:18 pm GMT di domenica,  riprendendo il funzionamento poco dopo.
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Anonymous ha comunicato che ha neutralizzato anche sito dell’ agenzia (SOCA), un’unità di polizia UK responsabile per le operazioni contro le organizzazioni criminali.
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Per Assange, fondatore e redattore del sito di denuncia WikiLeaks, è stata richiesta,  dalle autorità svedesi,  l’estradizione dal Regno Unito dove era ai domiciliari prima di rifugiarsi presso l’ambasciata ecuadoriana di Londra.  Due donne dalla Svezia lo accusano di stupro.
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Assange ha chiesto asilo politico all’ Ecuador per paura di essere estradato dalla Svezia agli Stati Uniti, dove sarebbe accusato di spionaggio per le notizie riservate divulgate con WikiLeaks. Il paese latino-americano ha accettato la richiesta di Assange all’inizio di questo mese.
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Le autorità britanniche hanno rifiutato di garantire un passaggio sicuro fuori Londra per Assange.
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Approfondimento  (madu)
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La caccia ad Assange: aggressione alla libertà e parodia di giornalismo

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di John Pilger

La minaccia del governo britannico di invadere l’ambasciata ecuadoriana di Londra per catturare Julian Assange è di portata storica. David Cameron, l’ex uomo delle pubbliche relazioni di un imbonitore televisione e venditore di armi agli sceicchi, è ben piazzato per non onorare le convenzioni internazionali che hanno protetto i britannici in luoghi di rivolta. Proprio come l’invasione dell’Iraq da parte di Tony Blair ha condotto direttamente agli atti di terrorismo a Londra del 7 luglio 2005, così Cameron e il Segretario agli Esteri William Hague hanno compromesso la sicurezza delle rappresentanze britanniche nel mondo.

Minacciando di abusare di una legge mirata ad espellere gli assassini dalle ambasciate straniere e diffamando nel frattempo un innocente definendolo “presunto criminale”, Hague ha fatto della Gran Bretagna lo zimbello del mondo, anche se la sua opinione è prevalentemente celata in Gran Bretagna. Gli stessi giornali e le stesse emittenti coraggiose che hanno appoggiato la parte svolta dalla Gran Bretagna in epici crimini sanguinari, dal genocidio in Indonesia all’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan, ora attaccano “i precedenti nel campo dei diritti umani” dell’Ecuador, il cui vero delitto consiste nell’opporsi ai prepotenti di Londra e Washington.

E’ come se la plaudente religiosità olimpica sia stata sovvertita nel giro di una notte da un’esibizione rivelatrice di criminalità coloniale. Testimoni l’ufficiale dell’esercito e giornalista della BBC Mark Urban che “intervista” un ragliante sir Christopher Meyer, ex apologeta di Blair a Washington, all’esterno dell’Ambasciata ecuadoriana, la coppia eruttante pomposa indignazione nazionalistica per il fatto che l’introverso Assange e il non intimidito Rafael Correa osino denunciare il sistema di potere rapace dell’occidente. Un simile affronto appare vivido nelle pagine del Guardian, che ha consigliato Hague di essere “paziente” e che attaccare l’ambasciata avrebbe fatto “più danni del necessario”. Assange non è un rifugiato politico, ha dichiarato il Guardian, perché “né la Svezia né la Gran Bretagna deporterebbero in nessun caso qualcuno che potesse essere sottoposto a tortura o condannato a morte.”

L’irresponsabilità di questa dichiarazione è coerente con il perfido ruolo svolto dal Guardian nell’intero affare Assange. Il giornale sa benissimo che i documenti diffusi da WikiLeaks indicano che la Svezia si è costantemente sottomessa alle pressioni degli Stati Uniti in questioni di diritti civili. Nel dicembre 2001 il governo svedese ha sbrigativamente revocato lo status di rifugiato politico a due egiziani, Ahmed Agiza e Mohammed el-Zari, che sono stati consegnati alla squadra sequestri della CIA all’aeroporto di Stoccolma e “restituiti” all’Egitto, dove sono stati torturati. Un’indagine del difensore civico svedese per la giustizia ha rilevato che il governo aveva “gravemente violato” i diritti umani dei due uomini. In un dispaccio del 2009 dell’ambasciata USA ottenuto da WikiLeaks, intitolato “WikiLeaks mette la neutralità nel cestino della storia”, la vantata reputazione di neutralità dell’élite svedese è denunciata come una mistificazione. Un altro dispaccio statunitense rivela che “la misura della collaborazione [dell’esercito e dei servizi segreti svedesi con la NATO] non è diffusamente nota” e se non tenuta segreta “esporrebbe il governo a critiche all’interno”.

Il ministro degli esteri svedese, Carl Bildt, ha svolto un ruolo eminente, tristemente noto, nel Comitato per la Liberazione dell’Iraq di George Bush e mantiene rapporti stretti con l’estrema destra del Partito Repubblicano.  Secondo l’ex direttore svedese della pubblica accusa, Sven-Erik Alhem, la decisione della Svezia di perseguire l’estradizione di Assange per accuse di molestie sessuali è “irragionevole e non professionale, nonché scorretta e sproporzionata”.  Essendosi reso disponibile all’interrogatorio Assange ha avuto il permesso di lasciare la Svezia per recarsi a Londra dove, di nuovo, si è offerto per essere interrogato. A maggio, in un giudizio finale d’appello sull’estradizione, la Corte Suprema britannica ha introdotto un’ulteriore farsa facendo riferimento ad “accuse” inesistenti.

Ad accompagnare il tutto c’è stata una campagna di vituperazione personale contro Assange. Gran parte di essa proviene dal Guardian che, come un amante respinto, si è rivoltato con la sua ex fonte assediata avendo enormemente approfittato delle rivelazioni di WikiLeaks. Senza che un solo penny andasse ad Assange o a WikiLeaks, un libro del Guardian ha portato a un lucroso accordo cinematografico con Hollywood. Gli autori, David Leigh e Luke Harding, insultano gratuitamente Assange come “personalità lesionata” e “insensibile”. Rivelano anche la password segreta che egli aveva dato confidenzialmente al giornale, intesa a proteggere un file digitale contenente i dispacci dell’ambasciata USA. Il 20 agosto Harding era all’esterno dell’ambasciata ecuadoriana gongolando sul suo blog che “Scotland Yard può ridere per ultima”. E’ ironico, anche se del tutto inappropriato, che un editoriale del Guardian che dà il più recente calcio ad Assange abbia un’inquietante somiglianza con il prevedibile accresciuto fanatismo della stampa di Murdoch sullo stesso tema. Come svanisce la gloria di Leveson, Hackgate e dell’onorevole giornalismo indipendente!

I suoi aguzzini fanno della persecuzione di Assange un punto d’onore. Non accusato di alcun crimine, non è un fuggiasco dalla giustizia. I documenti del caso svedese, compresi i messaggi delle donne coinvolte, dimostrano a qualsiasi persona imparziale l’assurdità delle accuse sessuali, denunce quasi interamente immediatamente scartate dal procuratore capo di Stoccolma, Eva Finne, prima dell’intervento di un politico, Claes Borgstrom. All’udienza preliminare di Bradley Manning, un inquirente dell’esercito statunitense ha confermato che lo FBI stava segretamente mettendo nel mirino i “fondatori, proprietari o gestori di WikiLeaks” per accusarli di spionaggio.

Quattro anni fa un documento scarsamente notato del Pentagono, fatto trapelare da WikiLeaks, descriveva come WikiLeaks e Assange sarebbero stati distrutti da una campagna di fango che avrebbe portato all’”incriminazione penale”. Il 18 agosto il Sidney Morning Herald ha scoperto, in documenti diffusi in base alla legge sulla libertà d’informazione, che il governo australiano aveva ricevuto ripetutamente conferma che gli Stati Uniti stavano conducendo una caccia “senza precedenti” ad Assange e non aveva sollevato obiezioni.  Tra i motivi dell’Ecuador per concedere l’asilo c’è l’abbandono di Assange “da parte dello stato di cui è cittadino”. Nel 2010 un’indagine della polizia federale australiana ha rilevato che Assange e WikiLeaks non avevano commesso alcun crimine. La sua persecuzione è un attacco a noi tutti e alla libertà.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/the-pursuit-of-julian-assange-is-an-assault-on-freedom-and-a-mockery-of-journalism-by-john-pilger

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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Approfondimento (madu)

Wikileaks: la vera storia della pubblicazione senza filtri degli archivi

La guerra a #WikiLeaks – John Pilger intervista Julian #Assange

WikiLeaks – Bradley Manning per la nomination al premio Nobel per la Pace 2012

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