Video-Denunce: la terra dei fuochi

 

 

Denuncia:  smaltimento criminale di Rifiuti
Speciali
* 

|  ora
BASTA !!!

 

Altroché Inceneritori !

 

Fuochi che non ci bruciano, ma ci
avvelenano
.
Ogni giorno, centinaia di "piccoli" fuochi ardono in
tutta la provincia tra  Napoli e Caserta.
In modo particolare, nei  territori dei Comuni di Giugliano,
Qualiano e Villaricca. Tristemente denominati
la terra dei fuochi, anche nel best seller "Gomorra".


 


In questo libro, lo
scrittore e giornalista Roberto Saviano ci racconta
la realtà! Anzi, possiamo dire con certezza che forse è
stato fin troppo "buono".

Dalle riprese effettuate e dalle prove
raccolte
, considerata la situazione attuale, il fenomeno è
ben più grave di quanto noi stessi potevamo immaginare.

 


Col nostro impegno, abbiamo
"semplicemente" fornito e reso pubbliche le
prove di tutto ciò.


 

In questi incendi, detti oramai roghi, si
brucia di tutto. A essere dati alle fiamme sono Rifiuti Speciali.

 


Materiali che non andrebbero bruciati e
neanche gettati in strada. Tanto meno nelle campagne, in prossimità di allevamenti,
frutteti e coltivazioni di
ogni genere.

 

Questa società sembra che non
abbia più nulla di civile. Ciò nonostante, voglio essere
fiducioso e ottimista. Ecco perché, insieme ad alcuni amici, abbiamo dato vita a questo spazio di denuncia e
informazione
.

 


Crediamo che le centinaia di migliaia di
persone che popolano i nostri territori non siano realmente
consapevoli. Infatti, anche se talvolta qualcuno vede,
forse, non ha idea di quanto possa essere grave e
drammatica
la situazione.

 

Tutti devono sapere, dai "buoni" ai
"cattivi".  (continua)

 


YouTube : se il video non è una prova

 

 

DA: Punto Informatico

 

Reati su YouTube, se il video non è una prova

PI – News
venerdì 10 ottobre 2008
 
Roma – Era stato accusato di aver compiuto una folle corsa in
autostrada, ma l’unica prova a disposizione della polizia, un video su
YouTube, non è sufficiente a determinare che alla guida ci fosse davvero lui. Scott James, 21enne inglese di Holywood, in Irlanda del Nord, se l’è per questo cavata con un verdetto di non colpevolezza.

In maniera non dissimile ad altri casi analoghi, le presunte prodezze di James erano state riprese dall’interno del veicolo, una Escort RS rossa immortalata dalla videocamera di un cellulare mentre correva a 230 chilometri orari.

Il
video, apparso su YouTube, mostrava chiaramente il contachilometri
raggiungere quella velocità su una strada cittadina, ma le autorità
locali non hanno giudicato sufficiente la clip per convalidare l’accusa contro James.   (continua)

 

 


il Manifesto: fateci uscire

Contro una pulizia etnica dell’informazione. Per il pluralismo e la libertà d’informazione. (madu)

 

 

Fateci uscire

Una nuova emergenza bussa alle nostre porte. Ha
qualcosa di simile alle tante dei nostri 37 anni di vita, perché sempre
di bilanci in rosso si tratta. Ma è molto diversa da tutte le altre che
l’hanno preceduta, perché stavolta non si tratta di raccogliere qualche
soldo per sopravvivere ma di trovare le risorse per una battaglia di
libertà che non riguarda solo noi.

Quello che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di
partecipare è un compito tutto politico. I tagli ai finanziamenti per
l’editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro,
in bilanci che precipitano nel rosso, in giornalisti e poligrafici che
rischiano la disoccupazione. Sono lo specchio fedele di una «cultura»
politica che, dall’alto di un oligopolio informativo, trasforma i
diritti in concessioni, i cittadini in sudditi. Non sarà più lo stato
(con le sue leggi) a sostenere giornali, radio, tv che non hanno un
padrone né scopi di lucro. Sarà il governo (con i suoi regolamenti) a
elargire qualcosa, se qualcosa ci sarà al fondo del bilancio annuale.
Il meccanismo «tecnico» di questa controrivoluzione lo abbiamo spiegato
tante volte in queste settimane (e continueremo a ricordarlo), ma il
senso politico-culturale dell’operazione è una sorta di pulizia etnica
dell’informazione, il considerare la comunicazione giornalistica una
merce come tante altre. Ed è la filosofia che ha colpito in questi
ultimi anni tanti altri beni comuni, dal lavoro all’acqua.

Noi ci batteremo con tutte le nostre forze e
pubblicamente contro questa stretta: porteremo questo obiettivo in
tutte le manifestazioni dell’autunno appena iniziato, stringeremo la
cinghia come abbiamo imparato a fare in 37 anni di vita difficile ma
libera, incalzeremo la politica e le istituzioni perché ne va della
democrazia, spenderemo l’unico nostro patrimonio, cioè il nostro
lavoro, per fornire il supporto giornalistico a questa battaglia di
civiltà. E ci apriremo all’esterno ancor di più di quanto abbiamo fatto
fino a oggi per raccogliere forze e saperi nuovi e capire come essere
più utili a chi si oppone ai poteri che ci vogliono morti.

Faremo tutto questo, come sempre e più di sempre.
Ma oggi siamo di nuovo qui a chiedere aiuto ai nostri lettori e a tutti
coloro che considerano un bene essenziale il pluralismo e la libertà
d’informazione. A chiedervi di sostituire ciò che questo governo ci
nega con uno sforzo collettivo. In un panorama politico e culturale
disastrato, di fronte alla lunga sconfitta che in un ventennio ha
smantellato la stessa idea di «sinistra», non ci rassegneremo alla
scomparsa. Perché, a differenza del protagonista di «Buio a
mezzogiorno» di Arthur Koestler, non crediamo che «morire in silenzio»
sia una lodevole testimonianza finale. Se questo governo e i poteri che
rappresenta vogliono chiuderci, noi vogliamo riaprire. Con tutti voi,
perché altrimenti è impossibile.

 

 

Ecco come potete partecipare alla nostra campagna di sottoscrizione:

On line, versamenti con carta di credito sul sito ed è il metodo più veloce ed efficace.

-telefonicamente, sempre con carta di credito, al
numero 06-68719888, o via fax al numero 06-68719689. Dal lunedì al
sabato, dalle ore 10,30 alle 18,30. Dove potete telefonare anche per
segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno.

-Con bonifico bancario presso la Banca popolare
etica – Agenzia di Roma – intestato a il manifesto – IBAN
IT40K0501803200000000535353.

-Con Conto corrente postale numero 708016, intestato a il manifesto Coop. Ed. Arl. – via Bargoni 8 – 00153 Roma.