Appello alla RAI: Non chiudete quelle sedi!

 

Firma l’appello unitario della Tavola della pace, delle riviste
missionarie, dei sindacati dei giornalisti e delle associazioni.
Chiediamo più informazione di qualità dal mondo e sul mondo.

 

 

 

 

Non possiamo immaginare che la Rai, il nostro servizio pubblico
radiotelevisivo, decida di chiudere le sedi di corrispondenza di Beirut,
il Cairo, Nairobi, Nuova Delhi e Buenos Aires e il canale Rai Med.
Tutti possono ormai scrivere di tutto da ogni dove. Ma nulla può
sostituire la capacità di un giornalista di cercare e raccogliere le
notizie sul posto dove si formano. Chiudere questi uffici nel
Mediterraneo, in Africa, Asia e America Latina vorrebbe dire chiudere
gli occhi degli italiani sul mondo in un tempo in cui grandi sfide
mondiali ci impongono una crescente attenzione e impegno. Questi uffici
sono un elemento indispensabile non solo della Rai ma del nostro sistema
democratico. Per questo hanno bisogno di essere potenziati e sostenuti
da nuovi spazi nei palinsesti quotidiani capaci di portare in primo
piano la vita delle persone e dei popoli. Con questo stesso spirito
chiediamo il rilancio di Rai Med che deve diventare il nostro principale
strumento d’incontro, conoscenza e dialogo con i popoli, le culture e
le religioni che con noi si specchiano nel Mediterraneo.
 
Tavola
della pace
Articolo21
UsigRai
Federazione Nazionale della
Stampa Italiana
Nigrizia
Misna (Missionary International Service
News Agency)
Missione Oggi
Premio Ilaria Alpi
LiberaInformazione
Redattore
Sociale
Mosaico di Pace
Vita Magazine
Coordinamento Nazionale
degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
 

2
febbraio 2010


 
Le adesioni all’appello possono
essere inviate a:

Tavola della Pace, via della viola 1
(06122) Perugia – Tel. 075/5736890 – fax 075/5739337 –

email: 
segreteria@perlapace.it 

www.perlapace.it

 


Incontro occulto: Cardinale Ruini, perché ha invitato Silvio a colazione?

Lettera tosta! Anzi, tostissima, inviata da don Paolo Farinella al potente manovratore di anime Cardinale Ruini. Assolutamente da leggere! (madu)

 

 

 

di don Paolo Farinella

01/02/2010

Sig. Cardinale,

nel 1991 da una sperduta parrocchia dell’entroterra ligure, le
scrissi sullo scandalo che provocò nei miei ragazzi la notizia del
«cardinal-party» da 800 mila lire (quasi un miliardo di allora!) con un
migliaio di invitati del “mondo” che conta, dato da lei in occasione
della sua nomina a cardinale. Lei mi rispose che fu un dono di amici e
io le risposi che certi doni dovrebbero essere respinti al mittente
perché insulto ai poveri e al Cristo che li rappresenta. Le cronache del
tempo fotografarono che “la capitale della politica, della finanza,
delle banche, delle aziende di Stato è accorsa compatta in ampie
schiere. Mai tanta mondanità e tanto ossequio attorno a un cardinale,
reduce da due giorni di festeggiamenti ininterrotti”
(Laura
Laurenzi, la Repubblica, 30 giugno 1991, p. 25).

A distanza di diciannove anni, mai avrei pensato di riscriverle,
anche perché sapevo che lei era andato in pensione e quindi si fosse
defilato come si conviene alle persone di sagge buon senso. Oggi lei non
offre lauti banchetti a 800 persone, ma invita a colazione solo due
individui che da soli sono peggio degli 800 barbari. Sono indignato per
questo suo invito che i credenti onesti vedono come la negazione del
sacramento dell’ordine e la pone sullo stesso piano degli
intrallazzatori di professione.

D’altra parte lei per oltre quindici anni ha manovrato papi,
parlamenti, governi, accordi elettorali, sanità, scuole e fascisti che,
al punto in cui siamo, uno scandalo in più o uno in meno, il peso cambia
di poco. A mio modesto parere di prete, il suo operato induce me e
molti altri  credenti a pensare che lei e noi non crediamo nello stesso
Dio e anche che lei usi il suo come strumento di coercizione per fini
demoniaci. Lei infatti, ancora una volta, ha contravvenuto al dettato
del Codice di Diritto Canonico che stabilisce: “È fatto divieto ai
chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione
all’esercizio del potere civile” (CJC, can. 285 §3, sottolineatura mia).
Il massimo potere in uno Stato democratico si esercita nella
formulazione delle liste elettorali tra cui i cittadini liberi e sovrani
“dovrebbero” scegliere i loro governanti, locali e nazionali: qui sta
in sommo grado la “partecipazione all’esercizio del potere civile”.

Il giorno 20 gennaio 2010, nella sede del Seminario Romano, dove
risiede da cardinale in pensione, lei ha invitato, come ospite a
colazione, Silvio Berlusconi, accompagnato dal gentiluomo (sic!?) di Sua
Santità, nonché sottosegretario alla presidenza del consiglio italiano.
Lei ed io sappiamo che  Gianni Letta, moderno Richelieu o se vuole in
termini giovanili e quasi liturgici, vulgo mezzano, è il tutore garante
presso il Vaticano del suo capo, notoriamente inaffidabile. Dicono le
cronache che avete discusso di accordi elettorali, di convergenze tra
Pdl di Berlusconi e Udc di Casini e Api di Rutelli; chi deve essere
candidato alle regionali e chi no; chi deve perdere e chi deve vincere
nel Lazio; cosa fare e cosa disfare in Puglia. (leggi tutto)

 

Fonte: domani – ArcoirisTv  

 


Haiti: Colonialismo assassino

 

Mappa del colonialismo ad Haiti

 

di Pete Hallward

Pubblicato sabato 30 Gennaio 2010

La tragedia causata dal terremoto di Haiti è il
risultato di secoli di sfruttamento e oppressione imperialisti

Qualsiasi grande città del mondo avrebbe subito danni
considerevoli a causa di un terremoto come quello che ha devastato la
capitale di Haiti martedì 12, ma non è un caso che buona parte di
Port-au-Prince sembri ora una zona di guerra. Gran parte della
distruzione causata dalla calamità che ha colpito Haiti si spiega meglio
come risultato di una lunga e infame sequenza di fatti storici causati
dall’uomo.

Il Paese ha già dovuto affrontare più catastrofi di
quante la giustizia vorrebbe. Centinaia di persone morirono a
Port-au-Prince a causa di un terremoto nel giugno del 1770, e il
gigantesco terremoto del 7 maggio del 1842 uccise 10mila persone solo
nella città di Cap-Haïtien. Gli uragani colpiscono l’isola con
regolarità, i più recenti nel 2004 e nel 2008, le tempeste del 2008
hanno inondato la città di Gonaives e distrutto la maggior parte delle
sue fragili infrastrutture, uccidendo più di mille persone e
distruggendo diverse migliaia di case. L’attuale entità del disastro
emergerà non prima di diverse settimane. Anche per riparazioni minime ci
potranno volere anni e l’impatto a lungo termine è incalcolabile.
Tuttavia ciò che è abbastanza chiaro è che questo impatto sarà il
risultato di un processo storico ancora più lungo di deliberato
indebolimento e impoverimento. Haiti si è soliti descriverla come “il
Paese più povero dell’emisfero occidentale”. Questa povertà è il
retaggio diretto di quello che è stato il sistema di sfruttamento
coloniale più brutale della storia, aggravato da decenni di sistematica
oppressione post-coloniale. La nobile “comunità internazionale”, che
adesso si prepara con gran chiasso a inviare i suoi “aiuti umanitari” ad
Haiti, è in gran parte responsabile della portata della sofferenza che
ora vuole alleviare. Dall’invasione e occupazione nordamericana del 1925
ogni serio tentativo politico di permettere che il popolo haitiano
passasse (con le parole dell’ex presidente Aristide) “dalla miseria
assoluta alla degna povertà”, è stato deliberatamente e violentemente
bloccato dal governo degli Stati Uniti e da alcuni suoi alleati. (leggi tutto)

 

Fonte: Attac Italia