Vivere senza soldi, la storia di Mark Boyle

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di Alessandra Profilio

31 anni e nemmeno un soldo in tasca. Una condizione comune di questi tempi. Eppure c’è qualcosa che distingue Mark Boyle da quella moltitudine di giovani che si ritrovano tristemente al verde: questo ragazzo inglese ha volontariamente deciso, nel novembre del 2008, di escludere il denaro dalla propria esistenza.

Tutto è iniziato in un pub: “Il mio amico ed io stavamo parlando di tutti i problemi del mondo – ricorda Boyle – come ad esempio lo sfruttamento della manodopera, la distruzione ambientale, gli allevamenti industriali, la sperimentazione sugli animali e le guerre per le risorse energetiche. Ho capito che erano tutti, in un modo o nell’altro, collegati al denaro. Ho deciso quindi di rinunciare ai soldi. Ho venduto la mia casa galleggiante a Bristol e ho lasciato il mio lavoro in una società di prodotti alimentari biologici”.

Da ormai due anni, dunque, Mark Boyle vive in un caravan (messo a sua disposizione da Freecycle, gruppo di persone che si scambiano gratuitamente oggetti) parcheggiato in una fattoria alle porte di Bristol, dove lavora come volontario tre volte alla settimana.

Vegetariano già da sei anni, ‘the no money man’, come è stato soprannominato, si nutre ora delle piante che coltiva, produce elettricità con un pannello solare, ha un telefono cellulare che utilizza solo per ricevere chiamate ed un notebook che si alimenta ad energia solare.  (leggi tutto)

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Fonte:  il Cambiamento

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Liberiamo il cavallo!

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Oggi in tv ho seguito un servizio sulla fiera dei cavalli che si è tenuta a Verona dal 4 al 7 novembre. D’altronde è normale che in un paese dove da sempre si fanno fiere su tutto non può certo mancare quella sugli esseri viventi. Un evento che ai più può passare inosservato o, a chi piace  il cavallo,  interessare  ed affascinare. Osservando ed ascoltando il servizio e ponendosi dalla parte dell’uomo, che sulle proprie spalle porta il peso di una storia antica millenni, tutto va bene.  Anzi è perfetto. Ma riflettendo, dico solo un poco, e ponendosi dalla parte del cavallo qualcosa non va. Anzi, tutto non va!  Sembra che questi millenni di storia per l’umanità siano passati invano. Ma come si fa ancora a credere che il cavallo, creatura sensibile e pacifica (così come lo definiscono) possa essere felice ad essere  addomesticato,  sellato, cavalcato,  correre  a comando,  faticare,  insomma ad essere sfruttato? Il cavallo come tutte le altre creature viventi è nato libero!  E noi esseri umani, come abbiamo fatto con tanti altri animali, lo abbiamo sottomesso. L’assurdo è che l’uomo,  creatura nobile ed evoluta, dopo aver sfruttato ben bene il cavallo lo ringrazia macellandolo e cibandosene.

Mi dispiace, ma quando sento e vedo queste cose (purtoppo spesso)  mi sento piccolo, piccolo. Mi sento additato e guardato con occhi torvi e minacciosi da tutto il regno animale.  Allora io,  scusandomi,  rispondo loro che l’essere umano nella scala evolutiva è ancora posizionato ad uno stadio primitivo  ed ecco perché non riesce  a sentire il respiro del mondo esterno. (madu)

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Approfondimento:

Cavalli dall’inferno

L’uso dei cavalli nello “sport”

Codice della strada contro i cavalli

Palio di Asti e altri palii ammazzacavalli

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Eutanasia: Guarda e diffondi lo spot per la sua legalizzazione

Guarda e diffondi lo spot per la legalizzazione dell’eutanasia creato dall’associazione Exit international, bloccato dall’autorità per le Comunicazioni australiane e ora rilanciato in Italia dall’Associazione Luca Coscioni.

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Riappropriarsi della parola ‘eutanasia, tabù per la politica e dimenticata’ anche se ‘vicina al vissuto delle persone’, e chiedere ‘semplicemente il rispetto delle scelte individuali’. Questo il senso dello spot-pro Eutanasia creato dall’associazione Exit international, bloccato dall’autorità per le Comunicazioni australiane e ora rilanciato in Italia dall’Associazione Luca Coscioni e dal Partito Radicale.

‘E’ uno spot molto rispettoso e molto dignitoso – dice Marco Cappato, segretario dell’associazione Coscioni – in cui un malato terminale racconta la sua esperienza e chiede al governo che sia rispettata la sua scelta’.

Scelta che è ‘non di una morte ‘buona’ o ‘dolce’, ma di una morte ‘opportuna’, quando si sente che le condizioni di vita non sono più sostenibili’. Eutanasia, aggiunge, ‘non è una parola che le persone legano a questa o quella forma giuridica, ma che è vicina al loro vissuto’. Mentre la politica ‘ha bisogno di giocare con le parole, riempendo il tema di formalismi, facendo distinzioni da clerici del diritto su quello che è o non è terapia. Così si possono interrompere le terapie ma non si può chiedere un’iniezione letale, anche se il risultato è lo stesso’.
Pur continuando a ‘batterci in Parlamento perché escano leggi ‘meno peggiori’ possibile – conclude Cappato – ora vogliamo riprendere la bandiera di questa parola, che per noi è parte integrante del diritto alla salute, come tutte le scelte sul fine vita, e poi vedere quello che succede’.
Lo spot, intanto, sarà anche ‘una raccolta fondi per pianificare una vera e propria campagna nazionale a partire da gennaio, contando sul sostegno delle tv locali, come Telelombardia, che già ci hanno aiutato all’epoca del ‘caso Welby”.

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Fonte: MicroMega

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Approfondimento:

Eutanasia

Notiziario online-Vivere&Morire

Luca Coscioni

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