Porto Alegre 2001 – Tunisi 2013: Social Forum Mondiale

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Dal 26 al 30 marzo Tunisi ospiterà il World Social Forum

Dal 26 al 30 marzo Tunisi ospiterà il World Social Forum

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Il social forum va a Tunisi

Martedì meeting al via, debuttano «Occupy» e «indignados»

di Antonio Tricarico *

E a Durban «un altro Brics è possibile», il Sud del mondo critica il Sud dei governi La prossima settimana riprende fiato, come non accadeva da un po’, l’azione della società civile globale. A dodici anni dalla prima edizione di Porto Alegre, martedì si aprirà a Tunisi il Forum Social Mondiale. La scelta della capitale tunisina è quanto mai simbolica. Non solo perché luogo di innesco e ancora epicentro della cosiddetta «primavera araba», lungi dall’essersi compiuta – anzi con forti rischi di ritorno ad autunni autoritari – ma soprattutto perché, con le incertezze politiche e sociali legate a una turbolenta transizione, il paese nordafricano è paradigmatico dello stato «fluido» in cui versano l’economia e la democrazia sul pianeta dall’inizio della crisi economica.

In parallelo, già da oggi iniziano a Durban, in Sud Africa, le attività del contro-vertice della società civile a margine dell’assise dei paesi Brics, ossia il G5 delle economie emergenti: Brasile, Russia, India, Cina e appunto Sud Africa.
È un incontro storico, quello ospitato dai movimenti sudafricani con la partecipazione di forze sociali e sindacali degli altri paesi emergenti, dove si vivono oggi in maniera più marcata le contraddizioni del processo di globalizzazione liberista e le disparità economiche e sociali. Il tutto avviene fuori dalle stanze ufficiali, dove martedì e mercoledì i leader dei Brics discuteranno come evitare che la recessione che attanaglia le economie avanzate possa per travolgere anche loro.

Il tutto in un clima di sospensione e incertezza, esacerbato dalle ultime tensioni sui mercati legate alla crisi finanziaria di Cipro. Per tutti e due i forum della società civile parliamo in un certo senso di esordi assoluti. È infatti la prima opportunità offerta ai movimenti del Mediterraneo dopo un decennio di incontri in America Latina, Asia ed Africa sub-Sahariana. Un’occasione per trovare la forza e raccontare all’intera società civile mondiale che cosa è davvero successo negli ultimi due anni e quanto ancora resta da fare per costruire un’autentica democrazia e ridare potere ai popoli di questi paesi dopo decenni di dittature e sfruttamento delle risorse naturali, foraggiati dai governi della vicina Europa e dagli Stati Uniti.

Va aggiunto che a Tunisi sarà anche la prima volta al Forum sociale mondiale dei «nuovi movimenti» nati nelle economie avanzate sotto l’acuirsi della recessione: il movimento di Occupy così come gli «Indignati», che per primi hanno incarnato nelle loro pratiche il messaggio che arriva da Tunisi e da Piazza Tahrir al Cairo. Allo stesso tempo, mai in passato la società civile si era radunata a margine del meeting dei Brics, realtà dove gli sconvolgimenti e le tensioni sociali sono ormai alle stelle. I movimenti sociali di questi paesi si dissociano apertamente dalla volontà di potenza e dominazione dei loro governi, tutto sommato ingabbiati nel modello liberista basato, tra le altre cose, sullo sfruttamento a più non posso delle risorse naturali. Una critica dura dal Sud sul nuovo Sud, che fino a oggi mancava, e che apre nuovi scenari politici. Non a caso il contro-vertice di Durban si chiama «Brics dal basso», quasi a riecheggiare un «altro Brics è possibile» che fa pendant con l’altro mondo possibile rivendicato da Porto Alegre fino al campus universitario di Tunisi, dove si terrà il Forum. In entrambi i casi, lo sforzo è quello di incrociare le lotte in corso e costruire una narrativa comune, un prezioso elemento che si è perso dallo scoppio della crisi economica in poi.

Nel 2003, l’opposizione al liberismo e alla guerra erano riusciti a produrre inedite piattaforme di azioni globali, che avevano fermato la Wto a Cancun e avevano occupato le piazze di mezzo mondo per bloccare, purtroppo senza successo, l’occupazione dell’Iraq. Negli ultimi anni il contesto è profondamente mutato. Nonostante le battute di arresto delle campagne militari in Iraq e Afghanistan, il collasso dei mercati finanziari e l’acuirsi della crisi climatica, predetti dal movimento alter-mondialista dal G8 di Genova in poi, la risposta dei movimenti è stata principalmente su scala nazionale, spesso reattiva, ma talvolta debole, se non assente. È mancata la forza di chi può affermare «l’avevamo detto», aggregando consenso con il rilancio di alternative locali, nazionali, regionali e globali. A Durban come a Tunisi, i movimenti sociali ricercano una nuova agenda comune, capace di diventare egemonia culturale prima che sia troppo tardi.

* Re:Common

Fonte: il Manifesto

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Approfondimento (madu)

Globalizzazione

World Social Forum

2001 il primo Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre

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Pink Floyd – The Dark Side of the Moon compie 40 anni

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Oggi 24 marzo, in occasione dell’anniversario, per tutta la giornata  sul sito ufficiale  pinkfloyd.com ci sarà l’Ascolto Special e nella home page  comparirà una Luna illuminata che all’aumentare dei tweet (#DarkSide40) lentamente mostrerà il suo lato oscuro.

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PINK FLOYD

The Dark Side Of The Moon

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1973 (Emi) | psychedelic-rock
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« The Dark Side of the Moon era un’espressione di carattere politico, filosofico e umanitario che doveva essere comunicata.[2] » (Roger Waters)
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The Dark Side of the Moon (intitolato Dark Side of the Moon nell’edizione CD del 1993), in italiano “Il lato oscuro della Luna“, è un concept album (l’ottavo in studio) del gruppo musicale britannico Pink Floyd, pubblicato il 1º marzo 1973 negli Stati Uniti dalla Capitol Records e il 24 marzo dello stesso anno nel Regno Unito dalla Harvest Records.[3] L’opera nacque dopo numerose sperimentazioni musicali che i Pink Floyd studiarono durante i loro live o registrazioni, ma senza le lunghe parti strumentali che erano diventate una caratteristica peculiare del gruppo dopo l’abbandono nel 1968 di Syd Barrett, membro fondatore e principale compositore e paroliere del gruppo.[2] Tra i temi del concept vi sono inclusi il conflitto interiore, il rapporto con il denaro, il trascorrere del tempo e quello dell’alienazione mentale,[4] ispirato in parte dai disturbi mentali di Barrett.[2]

L’album si sviluppò come parte del tour del 1971, in seguito alla pubblicazione di Meddle, e iniziò a essere pubblicizzato diversi mesi prima dell’inizio effettivo delle registrazioni in studio.[5] Il nuovo materiale venne migliorato e raffinato durante il Dark Side of the Moon Tour, e fu registrato in due sessioni nel 1972 e nel 1973 negli Abbey Road Studios di Londra.[6] I Pink Floyd usarono alcune delle tecniche di registrazione più avanzate dell’epoca, inclusi la registrazione multitraccia e i loop.[7] In molte tracce si usarono sintetizzatori analogici e, in sottofondo, anche una serie di interviste con la band e lo staff tecnico in forma di aforismi filosofici. Il tecnico del suono Alan Parsons contribuì alla realizzazione di alcuni degli aspetti sonori più innovativi, incluso il ticchettìo e lo scoccare degli orologi in Time.[8]

The Dark Side of the Moon fu un successo immediato, mantenne il primo posto della classifica statunitense Top LPs & Tapes per una settimana[9] e vi rimase per altre 741 dal 1973 al 1988.[10] Nel giugno 2011 ha toccato le 1000 settimane nella classifica US Top Catalog. Con 50 milioni di copie vendute, è quello di maggiore successo dei Pink Floyd e uno dei più venduti della storia.[11] È stato rimasterizzato e ripubblicato in due occasioni, oltre alle varie reinterpretazioni di vari gruppi musicali. Furono estratti due singoli: Money e Us and Them… (leggi tutto)

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Ascolta e leggi i  testi ,  in inglese ed italiano, di The Dark Side of the Moon.
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Il disastro del falso spot Ford “Figo” con Ruby e Minetti nel bagagliaio

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Ruby e Minetti nel bagagliaio, Ford prende le distanze

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La Casa americana si dissocia dalla (falsa?) campagna destinata al mercato indiano. Ecco foto e retroscena

di Maurizio Pesce

Una proposta provocatoria, uno scherzo tra colleghi mattacchioni o una campagna pubblicitaria finita in disastro prima ancora di essere appiccicata in formato 6×3 sulle strade dell’India. Una cosa si intuisce: la Ford Figo ha un grandissimo bagagliaio, così grande da portarci anche Ruby e un paio di Minetti. Strano, piuttosto, che non ci abbiano disegnato anche un paio di marò: forse in due sarebbero stati larghi e non avrebbe reso l’idea.

Comunque, le immagini sono state diffuse in Rete nelle ultime ore, attirando talmente tanto l’attenzione da costringere Ford a rilasciare un comunicato in cui si prendono le distanze dall’iniziativa:

Siamo profondamente rammaricati della pubblicazione di immagini di cattivo gusto e contrarie agli standard di professionalità e decenza del Gruppo WPP. Tali immagini non erano destinate alla pubblicazione all’interno di campagne pubblicitarie e non avrebbero mai dovute essere state realizzate, né tantomeno diffuse in Rete. Quanto accaduto è il risultato di azioni individuali eseguite al di fuori dell’opportuno controllo, e sono già state attivate, internamente all’agenzia dove chi ha eseguito queste azioni lavora, le opportune misure per rispondere a quanto accaduto”.

La campagna, in realtà, andava un po’ oltre il nostrano bunga-bunga, rappresentando anche il rapimento di Fernando Alonso, Sebastian Vettel e Lewis Hamilton da parte di Michael Schumacher e delle sorelle Kardashian da parte di Paris Hilton al grido di “Lasciati le preoccupazioni alle spalle”. Grasse risate.

Insomma, qualche testa rotolerà per questo all’interno dell’agenzia partner del gruppo che era stata incaricata di realizzare la campagna. O comunque tra i responsabili del progetto: su Facebook, Marco Tironi e Gianni Zagaria (grazie) ci segnalano  i nomi dei creativi che ci hanno lavorato e la piattaforma usata per cercare visibilità: Advertising Agency: JWT, New Delhi; Creative Directors: Bobby Pawar, Vijay Simha Vellanki; Art Director: Supriya Berry; Copywriter: Binoy S. Sarkar; Illustrator: Nithin Rao Kumblekar.

Prende le distanze anche Ford Italia, tirata in ballo per l’ambientazione italica del quadretto:

Ford Italia non era a conoscenza della loro esistenza (anche perché è un’azione che non riguarda nessuna delle agenzie partner WPP con cui collaboriamo in Italia). Siamo profondamente rammaricati di quanto accaduto e siamo d’accordo con le nostre agenzie internazionali che ciò non sarebbe mai dovuto accadere. Queste immagini sono contrarie agli standard di professionalità e decenza che contraddistinguono il marchio Ford e le nostre agenzie partner

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Fonte: WIRED.it

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