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2 maggio 2022 | Michele Santoro presenta: “Pace Proibita”. Mobilitazione per la Pace. Partecipiamo!

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Contro il pensiero unico e la resa dell’intelligenza Michele Santoro presenta, lunedì 2 maggio 2022 dalle ore 21 alle ore 23,30 al Teatro Ghione di Roma:

Pace Proibita”

L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming con la quale chiunque potrà interagire grazie ai social. Qualunque radio, emittente televisiva o canale social potrà liberamente trasmettere la nostra iniziativa che sarà autofinanziata con il crowdfunding.

Sostieni l’organizzazione dell’evento “Pace proibita”, previsto per lunedì 2 maggio 2022, al Teatro Ghione di Roma e in streaming.

“Costerà 16.500 euro ed è la cifra che vogliamo raccogliere. Non sarà una trasmissione televisiva ma una ribellione contro l’idea che le armi rappresentino una soluzione. Ti chiediamo di aiutarci anche con una piccola cifra. Non solo perché ne abbiamo bisogno ma per capire quanto forte sia il desiderio di scrivere insieme la parola Pace oggi proibita.”

Michele Santoro

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Appello

Noi condanniamo senza se e senza ma l’invasione dell’Ucraina. Putin dovrà risponderne al suo popolo e alla Storia.

Per porre fine al massacro abbiamo di fronte due strade: affidarsi alla forza delle armi o mobilitarsi con un’azione nonviolenta per una trattativa immediata e una soluzione diplomatica.

Pensiamo che le armi siano la risposta sbagliata. Il nemico più grande è la guerra, la pretesa di sconfiggere Putin con una escalation militare, scalzandolo dal potere, comporta innumerevoli morti, sofferenze atroci tra i civili e un futuro di miseria per una moltitudine di persone.

Più di tutto ci preoccupa il possibile impiego di armi nucleari, che rappresentano una minaccia per l’insieme della vita sulla terra e una possibile sentenza di morte per l’umanità.

La parola pace è censurata. L’informazione non esprime la varietà di posizioni presenti tra l’opinione pubblica. La maggioranza contraria all’invio di armi viene sistematicamente ignorata.

Per i media non c’è alternativa alla guerra, che rappresentano come uno scontro tra buoni e cattivi, dove la somma degli orrori cancella il “chi, dove, come, quando e perché”. Il sangue delle vittime deve chiamare altro sangue per giustificare la necessità di una sconfitta definitiva dell’aggressore.

È ora di dire basta alle armi e di agire in maniera nonviolenta, a partire dall’accoglienza dei profughi di ogni guerra. Creiamo una comunità determinata a far sentire la propria voce.

La nostra iniziativa è una protesta per opporsi alla deriva verso il pensiero unico e la resa dell’intelligenza.

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Parteciperanno all’iniziativa “Pace Proibita”

Luciana Castellina

Ascanio Celestini

Emily Clancy

don Fabio Corazzina

Jasmine Cristallo

Fiammetta Cucurnia

Donatella Di Cesare

Sara Diena

Elio Germano

Sabina Guzzanti

Fiorella Mannoia

Tomaso Montanari

Moni Ovadia

Michele Santoro

Vauro Senesi

Cecilia Strada

Marco Tarquinio

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#2maggio #pace #paceproibita

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Fonte: Michele Santoro Presenta (Facebook)

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USA | Ancora un’esecuzione. Afroamericano ucciso da un poliziotto

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La famiglia di Patrick Lyoya chiede accuse contro l’agente che lo ha ucciso

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La famiglia Lyoya è sotto shock per il fatto che il loro figlio è stato ucciso negli Stati Uniti otto anni dopo aver richiesto asilo per le violenze in Congo.

Di Julia Conley

La famiglia di Patrick Lyoya, l’uomo di colore di 26 anni che il 4 aprile è stato colpito a morte da un agente di polizia a Grand Rapids, nel Michigan, giovedì in una conferenza stampa, sotto shock per l’assassinio del figlio, ha chiesto il processo per l’ufficiale.

Secondo il Washington Post la famiglia Lyoya è arrivata negli Stati Uniti dal Congo nel 2014 per sfuggire alla violenze.


“Vivevamo in una zona che non era sicura, c’era una guerra”, ha detto giovedì Dorcas Lyoya, la madre di Patrick. “E pensavo di essere arrivata in una terra sicura, in un posto sicuro.”


Peter Lyoya, padre di Patrick Lyoya, ha detto al Post che quando la famiglia arrivò negli Stati Uniti come rifugiati gli fu detto: “Ora sei al sicuro”.

Poi ha concluso: “Sembra invece che siamo in pericolo anche qui.”


I genitori di Lyoya hanno parlato attraverso un interprete alla conferenza stampa e sono stati raggiunti dal loro avvocato, Benjamin Crump, e Tamika Palmer, la madre di Breonna Taylor.

Dorcas Lyoya ha aggiunto: “Sono sorpresa e stupita di vedere che è qui che mio figlio è stato ucciso da un proiettile”. “Quello era il mio amato figlio.”


I Lyoya hanno affermato di voler intentare una causa federale e hanno chiesto che l’ufficiale fosse pubblicamente identificato, licenziato e perseguito. Le autorità affermano che è stato messo in congedo amministrativo.


La comunità di Grand Rapids ha anche chiesto che il nome dell’ufficiale sia reso pubblico, con manifestanti che hanno marciato per la città questa settimana, portando cartelli con la scritta “Il nome dei poliziotti assassini” e “Il dipartimento di polizia di Grand Rapids sta proteggendo un assassino”.

Le registrazioni video della telecamera del corpo dell’ufficiale, dal suo veicolo, da una telecamera di sicurezza nelle vicinanze e dal cellulare di un testimone sono state rilasciate questa settimana e hanno mostrato che Lyoya, padre di due figli, è stato ucciso dopo che l’ufficiale lo ha fermato, presumibilmente perché la sua targa non corrispondeva al veicolo che stava guidando.

Il poliziotto ha afferrato Lyoya dopo uno scambio sulla sua patente, poi Lyoya si è allontanato e ha iniziato a correre. L’ufficiale lo ha rincorso e lo ha bloccato. Il filmato della telecamera del corpo mostrava Lyoya che cercava il Taser dell’ufficiale, prima che la telecamera si spegnesse, e registrazioni separate mostrano l’ufficiale sulla schiena di Lyoya prima di sparargli alla nuca.

Alla conferenza stampa del giovedì Crump ha detto: “Sulla base di ciò che vediamo nel video, riteniamo che ilpoliziotto dovrebbe essere licenziato per aver fatto un uso non necessario ed eccessivo della forza”. “E sua madre, suo padre e la loro famiglia chiedono che il procuratore di Stato lo accusi nella misura massima consentita dalla legge per aver ucciso il loro figlio, per aver spezzato i loro cuori, per aver reso orfani i suoi bambini. Senza padre. Lo richiede la Giustizia.”

I legislatori per i diritti civili negli ultimi giorni si sono uniti in gruppo nel condannare l’omicidio di Lyoya.

“Non può esserci giustizia, ma ci deve essere responsabilità”, ha detto il rappresentante Ayanna Pressley (D-Mass.).


Il rappresentante Rashida Tlaib (D-Mich.) ha denunciato l’incapacità del Senato degli Stati Uniti di approvare il George Floyd Justice in Policing Act, approvato alla Camera degli Stati Uniti l’anno scorso. I negoziati sul disegno di legge sono falliti per l’obiezione dei repubblicani alla proposta di fine dell’immunità qualificata, che protegge gli agenti di polizia da azioni legali per cattiva condotta.

‘La famiglia Lyoya merita più della nostra simpatia’, ha detto Tlaib. ‘Meritano un’azione legislativa e coraggio’.

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Fonte: Common Dreams

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VIDEO

(Si avverte che il video contiene immagini forti)

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Cosa accadrà realmente se l’Occidente abbandonerà il gas russo?

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Cosa succede (davvero) in UE senza il gas russo

Abbassare il termostato di un grado? Le cose sul gas russo stanno, purtroppo, molto diversamente. Ecco le prospettive per il prossimo inverno.

9 aprile 2022

di Gianluca Riccio

La richiesta Russa ai paesi dell’Unione Europea di pagare il gas naturale in rubli piuttosto che in dollari o euro può preludere ad un taglio delle forniture. E l’ondata emotiva relativa alle atrocità militari oggetto di accuse e recriminazioni in Ucraina ha riacceso le richieste per un boicottaggio del gas russo, che le nazioni europee (non senza distinguo e contrasti) stanno cercando di attuare.

Con una straordinaria tempestività, appena una settimana dopo l’inizio del conflitto l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha pubblicato un documento chiamato proprio “Come l’UE può ridurre significativamente le importazioni di gas naturale dalla Russia entro un anno”. Il piano in 10 punti include raccomandazioni per sostituire il gas russo (che costituisce quasi il 40% di tutto il gas naturale consumato in UE) con altre fonti di energia.

Ridurre il fabbisogno di gas russo entro un anno?

Primo punto del piano AIE: per ridurre il consumo, “accelerare la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore”. Una richiesta che non ha mancato di attivare immediatamente un indotto: quello americano.

Il 9 marzo, appena 8 giorni dopo il piano AIE, l’organizzazione no-profit Rewiring America ha emesso un piano politico chiedendo ai produttori statunitensi di aiutare l’UE senza gas russo a espandere rapidamente lo spiegamento di pompe di calore. “Ci prenderemmo in giro se non assumessimo una visione della produzione in tempo di guerra”, dice Ari Mutasiak, CEO dell’organizzazione.

Quasi all’unisono, il Washington Post ha riferito che la Casa Bianca stava prendendo in seria considerazione questo suggerimento. Non c’è che dire: generosi e solerti.

C’è un difetto fondamentale con questo approccio, però.

L’AIE stima che l’uso esteso delle pompe di calore farebbe risparmiare solo 2 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno. Appena l’1,3% di quello che il gas russo fornisce all’UE. Se crediamo nei miracoli, forse un massiccio aiuto USA ci porterà il doppio, magari il triplo della riduzione. Siamo molto al di sotto della quantità che possa fare la differenza per il prossimo inverno, quando i nodi verranno al pettine.

Questo spiega bene la demenziale domanda posta da Mario Draghi agli italiani nella conferenza stampa dell’altro giorno: quel “volete la pace o i condizionatori accesi”?

Ci sono davanti due ipotesi, che portano entrambe ad un mezzo disastro europeo. Nelle prossime settimane, o mesi, la Russia potrebbe dare seguito alle sue minacce di tagliare le forniture di gas naturale all’Europa. O, più probabilmente, i leader UE potrebbero accordarsi per un boicottaggio del gas russo.

Cosa succederebbe davvero senza gas russo?

Come potrebbero i funzionari dell’UE, gli ingegneri oi singoli proprietari di case prepararsi a un’eventualità del genere?

L’esperto Vaclav Smil, Professore Emerito presso la Facoltà di Ambiente dell’Università di Manitoba in Canada, sottolinea che ci sono enormi impedimenti strutturali nel sopperire a un embargo sul gas naturale russo.

Le nazioni europee stanno cercando energia come una persona in crisi respiratoria cerca aria. Vorrebbero cercare di generare quanta più elettricità possibile utilizzando combustibili alternativi. Le opzioni sul tavolo? Tante. Dall’ attrezzarsi per cambiare combustibile nelle caldaie centrali utilizzate per il teleriscaldamento (che riscalda un quarto delle case dell’UE) ad usare stufe elettriche portatili e non termosifoni.

La strategia principe anche secondo l’AIE, ad ogni modo, è quella di abbassare il termostato.

Non propriamente un piano infallibile

Il piano in 10 punti dell’AIE prevede una riduzione delle temperature di 1° C. Un mantra poi ripetuto a cascata dai politici nazionali e da tanti VIP che aderiscono aprioristicamente alle semplificazioni mediatiche.

Le cose, purtroppo, stanno molto diversamente.

L’UE nel suo insieme potrebbe in teoria risparmiare energia sufficiente per sostituire tutto il gas russo importato solo se le persone riducessero la temperatura interna delle case in modo più drastico. Quanto drastico? Molto drastico. Parlo di qualcosa come 8° o 9° C, che sarebbe la quantità necessaria (lo dice la stessa stima dell’AIE) a risparmiare 10 miliardi di metri cubi di gas. Questa prescrizione sorvola sulle differenze nella dipendenza da gas russo tra i paesi dell’UE (e l’Italia, ad esempio, è messa malissimo), ma vi dà un’idea di quanto sarebbero drastiche le necessarie riduzioni di temperatura.

Si può fare?

No. Abbassare il riscaldamento di così tanto sarebbe, mettiamola così, molto difficile. L’AIE indica che le temperature interne medie nell’UE sono di appena 13° o 14° C (da 55° a 57° F).

Certo, la maggior parte delle persone potrebbe gestire “tecnicamente” questa difficoltà in piccoli spazi e con dispositivi elettrici. Riscaldatori da ambiente. Ho detto “tecnicamente”, non “economicamente”, però. E non parlo di negozi o spazi più grandi, questo sarebbe un altro discorso. Però “tecnicamente” si.

Ora, assodato che senza gas russo la stufetta elettrica sarà l’oggetto di culto del prossimo inverno, la domanda è: potremmo produrre abbastanza stufe da qui al prossimo inverno? Assisteremo ad uno sforzo produttivo simile a quello per ottenere più ventilatori ad inizio pandemia. D’altra parte, a occhio e croce (stima Smil) servono 10 milioni di riscaldatori d’ambiente. Un obiettivo alla nostra portata, perfino producendone quanti servono e aggiungendone altri in extremis, se necessario.

Sarebbe una soluzione drammatica, ma almeno “europea”, se pensate che in Germania ci sarebbe la Siemens in prima linea (è già la più grande azienda di produzione industriale).

In altri termini

Rewiring America e i vari responsabili delle politiche energetiche UE passano il tempo a persuadere i cittadini che dipenda tutto dai loro comportamenti. O esibiscono entusiasmo e generosità (interessati) per le pompe di calore, per le quali servirebbero anni.

La verità è che l’opzione più realistica per il prossimo inverno e per i 450 milioni di europei costretti dall’assurdità della guerra a fronteggiare il freddo: stufa elettrica, e anche a bassa temperatura.

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Fonte: Futuro Prossimo

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