Apr 6 2017

Al via il processo ai cinque attivisti che occuparono gli stabulari di Farmacologia a Milano. Sosteniamoli!

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COMUNICATO

AL VIA IL PROCESSO AGLI ATTIVISTI CHE LIBERARONO LE CAVIE DI FARMACOLOGIA A MILANO

Con un’azione diretta dal nome  “Abbattiamo il muro di silenzio” nell’aprile del 2013 cinque attivisti occuparono gli stabulari  di Farmacologia a Milano. Al processo che si terrà a Milano le prossime settimane ci sarà il massimo sostegno da parte di animalisti e della società civile.

Il prossimo 28 aprile  prenderà il via il processo alle tre attiviste e due attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill (CFGH) che, il 20 aprile 2013, occuparono lo stabulario del Dipartimento di Farmacologia dell’Università Statale di Milano.
Era un sabato: per più di dieci ore gli attivisti rimasero dentro allo stabulario per  mostrare e documentare l’ordinaria brutalità della sperimentazione animale.
Uscirono immagini e informazioni che mai i ricercatori renderebbero pubbliche. Furono  documentate  le  condizioni di vita degli  animali torturati  per la ricerca.  Fu filmata  e  fotografata la prigionia di centinaia e centinaia di individui rinchiusi in scatole di plastica impilate su scaffali, dentro stanze senza luce naturale, senza aria, con il continuo rumore delle ventole di aerazione. Animali immobilizzati dalla paura, o in continuo frenetico movimento all’interno delle loro minuscole gabbie. Furono resi noti i testi dei protocolli attivi, i dati del registro di carico e scarico  (con macabra ironia conservati in un fascicolo dal titolo Destinazione Heaven Destinazione Paradiso),  con  l’indicazione  precisa degli animali uccisi, persi, scomparsi, morti e smaltiti come rifiuti.
Sempre quel giorno centinaia di persone diedero il via a un presidio spontaneo e di sostegno agli attivisti sotto l’edificio occupato e, anche grazie al loro sostegno, per la prima volta nelle loro vite disgraziate videro la libertà 400 topi e un coniglio.
A distanza di quattro anni gli  attivisti che si erano allucchettati per il collo ai maniglioni antipanico delle porte dello stabulario  dovranno rispondere dei reati di invasione di edificio pubblico,  violenza privata e  danneggiamento (di fatto nulla fu danneggiato ma i ricercatori ritengono che col solo ingresso siano stati vanificati anni di ricerca).
Riferisce una nota ufficiale del Coordinamento “In aula si scontreranno le varie parti ma verrà data voce anche agli ultimi degli ultimi, cui mai viene riconosciuto il diritto di parola: gli animali da laboratorio. Gli attivisti durante il processo saranno la loro voce. Il processo sarà a porte aperte e diremo la verità: ovvero che rifaremmo mille volte quanto fatto perché vogliamo giustizia per tutti coloro a cui quel giorno è stata negata la libertà e la vita, e per i milioni di individui rinchiusi e quotidianamente torturati e uccisi nei laboratori di tutto il mondo”.

Il sostegno agli attivisti imputati durante il processo con la presenza di animalisti, associazioni e società civile,  così come la campagna mediatica volta a manternere i riflettori su questa pagina della storia della liberazione animale, avrà lo scopo di prendere posizione a favore degli attivisti per i diritti degli animali e a diffondere gli orrori dei laboratori perché come sempre quando si vuole cambiare qualche cosa “È l’informazione la base della rivoluzione”.
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Contatti per la stampa CFGH
339.2144345, 348.3007831, 346.793473
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Per approfondimenti
www.dentrofarmacologia.org
Pagina FB
https://www.facebook.com/controgreenhill/?fref=ts
VIDEO
https://www.youtube.com/watch?v=Rw6fbNm640o

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Silvia Premoli

VEGANOK Animal Press cell 328 0440 635
animalpress@veganok.com
www.veganok.com

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Apr 1 2017

Docu-film: “Pino Daniele – Il tempo resterà” di Giorgio Verdelli

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Il sentito  omaggio  di  Marcello Polizzi  al grande  artista  partenopeo Pino Daniele nella recensione del film-evento Il tempo resterà di Giorgio Verdelli.

 

Je stò vicino a te

“In questa vita c’è bisogno di più anima” cantava Pino Daniele in un suo famoso brano. E c’è tanta anima in Il tempo resterà che pretende di arrivare all’anima stessa dello spettatore, e ci riesce. O quanto meno è arrivato alla mia e sicuramente a tanti che come me sono nati e cresciuti a Napoli, dove la musica di Pino è la musica della città.

Prima di tutto però chi scrive necessita qui di una vera e propria dichiarazione d’intenti, sottolineando di essere necessariamente lontano dalla ricerca di una qualsivoglia obiettività analitica e lasciandosi per lo più andare ad un omaggio, ad un atto d’amore; sovvertendo magari qualche piccola regola, a partire forse da quell’impersonalità che spesso contraddistingue un buon critico e per questo chiedendo venia a tutti i puristi.

D’altronde potrebbe risultare non semplice parlare in altra maniera de Il tempo resterà, docu-film che non risulta essere una biografia né tantomeno un’agiografia, ma un’opera che pare infischiarsene delle regole ed in cui il regista Giorgio Verdelli riversa sinceramente tutta la sua passione, il cuore, i ricordi – ed assieme ai suoi, quelli di artisti, musicisti, amici di una vita, i vecchi e i nuovi – che danno voce a questo bel mosaico d’emozioni. Non scoviamo, come detto, una tendenza agiografica, seppure è sempre vero che Napoli la religiosità la conserva nel sangue, nel sacro e nel profano della sua anima ambivalente, non sottraendo naturalmente a questo neppure la “santificazione” dei suoi figli prediletti. E Pino Daniele è il suo figlio più caro, anzitutto figlio del popolo, carne e sangue frutto di una tradizione ricercata e al contempo spezzata, superata.

Ecco allora l’anima verace e innovatrice dell’artista: anima come parola e concetto che ritorna perché le sue canzoni e la sua musica hanno realmente incarnato il popolo partenopeo, più di ogni altro autore, cantautore, musicista o come lo si voglia identificare. Più che una sola, le sue sono state anime diverse, capaci di dar voce ad una voglia di ricerca, di rinnovamento e cambiamento. Questi sono infatti gli aspetti che maggiormente emergono dal documentario, che fa luce sul peso e l’importanza della rivoluzione culturale, simbolica e ovviamente musicale di cui Pino Daniele divenne il portavoce sul finire degli anni ’70. Un vero cambio di paradigma in una Napoli in pieno fermento, un’eruzione di cultura nuova che coinvolse ogni ambito artistico.

Tutto ciò si respira ancora oggi attraverso le canzoni e la musica di Pino, così profonda da contenere non solo la tradizione della sua terra ma anche e soprattutto quella lontana e vicina del blues, del jazz e delle sonorità mediorientali o sud americane, perfettamente equilibrate in un virtuosismo strumentale, orgoglio non solo napoletano ma nazionale. Un magma di sonorità e di volti racchiusi sempre però in quella veste genuina e autentica di bluesman, attitudine esistenziale oltre che musicale, instillando la rabbia e la tristezza di questa musica americana nella drammaticità e la dolcezza della terra del Vesuvio. Figlia di questa magia alchemica è l’“appocundria”, termine inventato da Pino a dimostrazione della sua inesauribile verve sperimentale ed improvvisatrice, espressione di un preciso stato d’animo, non proprio tristezza né nostalgia e neppure esattamente malinconia: è semplicemente “appocundria”, e basta. E forse è solo una personale “appocundria” che tra queste righe si è serenamente tentato di sciogliere.

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Trailer ufficiale (HD)

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Fonte: Leitmovie Associazione Culturale

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